I resti di 215 bambini trovati in una scuola residenziale per nativi in Canada

Brutta scoperta in Canada, in una scuola cattolica che in passato era stata una scuola per indigeni. Sono stati ritrovati i resti di 215 bambini indigeni risalenti all’ottocento.

Un ritrovamento che, come l’ha definita il capo dell’autorità sanitaria delle First Nations Richard Jock, “Non è una sorpresa” ma “Dimostra gli impatti dannosi che il sistema scolastico residenziale continua ad avere sulle persone delle Prime Nazioni, sulle loro famiglie e comunità” riaprendo una vecchia ferita, mai risanata, nel cuore del Paese, ovvero quella delle scuole residenziali per indigeni.

Ritrovati in Canada i resti di 215 bambini

Sono 215 i resti di bambini indigeni ritrovati in una scuola religiosa in Canada, nel distretto del British Columbia.

Si tratterebbe di studenti di una vecchia Indian Residential School, la Kamloops, chiusa nel 1978. La scoperta è stata annunciata dal capo della tribù dei Tk’emlups te Scwepemc First Nation (Prima Nazione, ovvero come vengono definiti oggi gli indigeni del Canada) e riguarda una vera e propria fossa comune.

La drammaticità emersa dal ritrovamento ha spinto immediatamente il Premier canadese Justin Trudeau a ribadire come quella sia stata “Una fase vergognosa per il nostro Paese“.

Chi erano i bambini ritrovati nella fossa comune in Canada

I resti sono stati ritrovati a seguito di un sopralluogo con l’aiuto di un radar, nonostante gli esperti forensi siano già al lavoro per l’identificazione, pare non si tratterà di un lavoro facile perché di loro non si è trovata traccia.

Secondo il capo della First Nation- Prima Nazione, Rosanne Casimir non sarebbero stati registrati: “Per quanto ne sappiamo questi bambini scomparsi sono morti senza documenti“. Una certezza però c’è, i più piccoli avevano circa tre anni.

Che cosa sono le scuole residenziali per indigeni?

Chi ha recentemente visto la nuova e ultima serie dedicata ad Anna dai Capelli Rossi, Anne with an E – Chiamatemi Anna, avrà in mente le scene in cui la giovane e ribelle protagonista aveva fatto amicizia con un’indigena che insieme ad un altro bambino è stata portata proprio in una di quelle scuole.

Tra il XIX e il XX secolo, in Canada erano nate queste Indian Residential Schools, per far si che i figli delle tribù di nativi fossero educati alla maniera occidentale, per renderli più “civilizzati” e permettere così il loro integramento nella società. Dietro la facciata di opera di carità di queste scuole, si nascondeva però un’identità diabolica.

I bambini erano strappati anche da piccolissimi dalle loro famiglie e portati in un vero e proprio inferno fatti di abusi fisici, psicologici e, in alcuni casi, anche sessuali. Ovviamente era vietato loro di tornare a casa e spesso non rivedevano i propri cari prima di 10 anni.

La Kamloops era stata aperta nel 1890 ed era gestita dalla Chiesa Cattolica. Secondo quanto ricostruito fino ad ora dai ricercatori, negli anni ’50 del ‘900 contava circa 500 studenti.

A distanza di due secoli dall’inzio della pratica, il governo canadese ha preso una posizione, chiedendo formalmente scusa ai popoli delle First Nations nel 2008, la Chiesa invece ha preso le distanze dalle scuse, Papa Francesco ha voluto motivare la sua scelta spiegando, nel 2018, che lui non poteva rispondere personalmente dell’accaduto, invitando però i vescovi locali a fare un percorso di riconciliazione.

Sono stati più di 150mila i bambini sottratti agli affetti delle famiglie e delle tribù tra il 1863 e il 1998.