redditometro, potrebbe ritornare, ecco i dettagli

Il redditometro potrebbe tornare a breve: il decreto è disponibile dal 10 giugno e resterà in consultazione presso il Ministero dell’Economia fino al 15 luglio. L’obiettivo è aggiornare i criteri per i controlli fiscali, perfezionando le regole per determinare i redditi delle persone fisiche già previste nel decreto Dignità.

Da quando sarà in vigore e quali sono i nuovi criteri.

Redditometro: che cos’è e perché sta per tornare

Il ritorno del redditometro sarebbe necessario per individuare le spese sostenute e la propensione al risparmio dei contribuenti così da poter determinare il reddito complessivo delle persone fisiche.

Per questa determinazione sono stati coinvolti l’Istat e le associazioni dei consumatori. Si prevede che gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate partiranno per scostamenti superiori al 20% e si applicheranno alla determinazione sintetica dei redditi a partire dal 2016. I prezzi saranno distinti in base a gruppi e categorie di consumi e del nucleo familiare del contribuente. Saranno stimati grazie all’indagine annuale sui consumi delle famiglie compresa nel Programma statistico nazionale.

Redditometro: quali spese saranno considerate

Secondo quanto si legge sul decreto, l’Agenzia delle Entrate determinerà il reddito complessivo accertabile del contribuente in base a:

  • L’ammontare delle spese sostenute, ricavate dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe tributaria;
  • L’ammontare di ulteriori spese riferite ai beni nella disponibilità del contribuente.
  • I prezzi di riferimento saranno rilevati dall’ISTAT o da analisi socio economiche relative al possesso o all’utilizzo di un determinato bene o servizio;
  • L’ammontare della spesa per beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile (“Soglia di povertà assoluta”) per una famiglia corrispondente alla tipologia di nucleo familiare del contribuente;
  • Gli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo d’imposta;
  • La quota di risparmio formata nell’anno.

Redditometro: che cosa potrà fare il contribuente

Da parte sua, il contribuente potrà dimostrare che:

  • Il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta o, comunque, con redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile;
  • Le spese attribuite hanno un ammontare diverso da quello calcolato;
  • La quota di risparmi che ha utilizzato per consumi e investimenti si è formata nel corso di anni precedenti.

Redditometro: i dettagli del decreto

Nel caso in cui non vi siano dati disponibili all’Anagrafe tributaria per quelle spese, beni e servizi che essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, si considererà l’ammontare individuato dall’ISTAT quale spesa minima necessaria per posizionarsi al limite della soglia di povertà assoluta. Questa soglia varia in base al nucleo familiare, e in particolare a:

  • Dimensione della famiglia;
  • Composizione per età;
  • Ripartizione geografica;
  • Dimensione del comune di residenza, che sarà rilevata dai risultati dell’indagine sui consumi Istat.

In ogni caso, se sono disponibili informazioni presso l’Anagrafe tributaria, queste avranno la priorità rispetto a quelle calcolate.

Le spese oggetto del decreto si considerano sostenute dalla persona fisica cui risultano riferibili. Questa regola vale sia per i dati disponibili sia per le informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Tra le spese sostenute dal contribuente sono incluse anche quelle effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico. Non si considerano invece sostenute dalla persona fisica le spese per i beni e servizi relativi all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni, purché sia possibile dimostrarlo con idonea documentazione.