Finanza

ll Premier Mario Draghi e la riforma fiscale che verrà

Il Premier Mario Draghi sta lavorando insieme al Governo ad una riforma fiscale che va nell'ottica di dare e non prendere agli italiani
Draghi-riforma

Zitto zitto, com’è nel suo stile, il nostro Premier Mario Draghi sta lavorando a una manovra di riforma fiscale che potrebbe essere il più grande successo del suo governo, dopo aver già realizzato decisivi passi avanti nella gestione del Paese, con l’accelerazione della campagna vaccinale, con la tempestiva presentazione alla UE del piano di ripresa e resilienza e con il crescente consenso ottenuto in ambito internazionale.

Riuscire a riformare e a semplificare il complicato e spesso anacronistico sistema fiscale italiano, è un’impresa ardua con cui si sono confrontati molti Presidenti del Consiglio, dagli anni 80 ad oggi, con risultati scarsi o inconcludenti.

Mario Draghi: cosa ha in mente concretamente il nostro Governo?

Luigi Marattin, Presidente della Commissione Finanze della Camera, lo ha spiegato in un’intervista ad Alessandro Cappelli, uscita su l’Inkiesta il 1 luglio, premettendo che il Governo intende approvare una legge delega entro il 31 luglio, naturalmente facendo i conti con le risorse finanziarie disponibili.

Punti cardine della legge delega saranno l’abbassamento dello scaglione IRPEF per i redditi compresi tra 28.000 € e 55.000 € (parliamo di 7 milioni di contribuenti interessati), la diminuzione delle tasse sul lavoro, l’abolizione di tutta una serie di microtributi spesso retaggio di decisioni impositive che si perdono negli anni e la riduzione dell’IVA.

Il documento approvato dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato, che servirà da indirizzo politico al Governo per la formulazione della Legge Delega, si apre con una considerazione di carattere macroeconomico che attribuisce alla zavorra fiscale una forte responsabilità nella crescita relativamente ridotta del nostro PIL. In particolare si evidenzia come nel ventennio 1999 – 2019 il PIL reale italiano (quindi al netto dell’inflazione) sia cresciuto mediamente dello 0,46% annuo a fronte del PIL dell’Area Euro che è cresciuto dell’1,46%.

Fanno 20 punti di crescita in meno nell’arco di tempo considerato.

Manovra Draghi: i punti programmatici della manovra del Governo

La riforma comincerebbe con una riduzione dello scaglione centrale IRPEF (non ci sono numeri certi al riguardo ma ci sono voci che parlano di 10 – 11 punti percentuali, con un passaggio quindi dal 38% al 27%).

Proseguirebbe con l’abolizione dell’IRAP che verrebbe assorbita nell’IRES, e arriverebbe all’unificazione dell’aliquota sulle rendite finanziarie.

Su quest’ultimo punto si potrebbe pensare ad un’imposta unica sul capital gain, prescindendo dalla natura dell’investimento, ma se così fosse si commetterebbe a nostro giudizio un’eccessiva semplificazione poco funzionale. Ci sembra infatti che l’investimento in titoli di stato, in forme di previdenza complementare, in strumenti che sostengono l’economia reale (partecipazione al capitale delle PMI), in titoli e fondi ESG Compliance e un domani auspicabilmente in tutte le forme di risparmio gestito progressivo (piani di accumulo), debba correttamente essere avvantaggiato e sostenuto da una favorevole fiscalità dedicata.

Più facile prendersela con la selva di microtasse che può essere certamente sfoltita. Potrebbero così cessare di esistere la tassa sulla raccolta dei funghi, l’addizionale regionale sulla benzina, i diritti di archivi notarili, il tributo speciale di discarica, la tassa per il rumore degli aerei, il superbollo, la tassa di laurea, le tasse di pubblico insegnamento, l’imposta sugli intrattenimenti.

Draghi sembra mantenere le promesse nell’ottica del “dare e non prendere”

Al di là della perdita folkloristica di questi vecchi tributi, va ricordato come (Fonte l’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università Cattolica) le 10 imposte italiane più importanti, prime tra tutte IRPEF, IVA, IRAP, IMU, producano il 90% del gettito e come spesso riscuotere le micro tasse finisca con l’avere un costo maggiore del gettito generato.

Il documento di indirizzo politico è stato approvato con ampio consenso dei partiti presenti nelle Commissioni, ad esclusione di Fratelli d’Italia che ha votato contro e di LEU che si è astenuto. Adesso la parola spetta al Governo che si impegnerà nell’ennesimo tour de force per arrivare entro fine mese alla formulazione della Legge Delega. Per intanto ci fa ben sperare che la parola “Patrimoniale” non compaia in nessun rigo del testo programmatico, così come non si parli di rivalutazione degli estimi catastali o di riforma delle imposte di successione. Forse, come ha detto il Prof. Draghi, davvero per una volta “non è il momento di prendere ma di dare” ai cittadini italiani.

Potrebbe interessarti