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Thailandia, tragedia sulla spiaggia: la vittima è un bambino di 9 anni. Le autorità locali aprono le indagini

Morto il bambino di 9 anni sulle spiagge della Thailandia: le autorità stanno ricostruendo la tragedia e indagando sull'accaduto
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È di ieri la notizia di una tragedia avvenuta sabato sulle coste thailandesi: la vittima è un bambino di 9 anni di origini israeliane, morto mentre si trovava sulla spiaggia per il fine settimana.

Thailandia, com’è morto il bimbo di 9 anni

La tragedia si è verificata sabato 28 agosto su una spiaggia dell’isola di Ko Phangan, nel sud della Thailandia: secondo le ricostruzioni, il bambino stava giocando in acqua in una zona poco profonda quando sarebbe stato punto da una cubomedusa o da una vespa marina.

Il piccolo avrebbe urlato e iniziato a manifestare seri effetti collaterali dopo la puntura. La corsa all’ospedale dell’isola e i tentativi dei medici di salvargli la vita sarebbero però risultati vani.

Secondo la stampa estera, il bambino viveva già da diversi anni con la famiglia sull’isola di Ko Phangan. Ora le autorità locali hanno aperto le indagini, sotto la supervisione del Consolato israeliano in Thailandia.

Thailandia, la ricostruzione della tragedia

L’isola di Koh Phangan è la quinta isola più grande della Thailandia, meta di turisti attirati dalla vegetazione selvaggia, dalle acque cristalline e dalla sabbia candida.

Proprio in queste acque, però, il bambino si è imbattuto in una cubomedusa o in una vespa marina. Entrambi questi organismi sono tra gli invertebrati più velenosi al mondo, il cui veleno colpisce direttamente il cuore e il sistema circolatorio. Le tossine di queste creature sono in grado di uccidere un essere umano adulto in un intervallo di tempo brevissimo, compreso tra i 2 e i 5 minuti, e per questo motivo sarebbe stato impossibile salvare la vita del bambino.

Dopo l’incidente, le autorità locali dell’isola si sono attivate per installare ulteriori reti in prossimità della costa, così da impedire alle meduse e ad altri organismi letali di avvicinarsi troppo alle spiagge.

Lungo le coste, infatti, sarebbero già predisposte diverse aree sicure per i bagnanti.

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