Cronaca Nera

Massacro del Circeo, 46 anni fa il dramma che ha smascherato i mostri dietro quei “ragazzi per bene”

Decorre l'anniversario per non dimenticare le atrocità del massacro del Circeo, in cui due giovanissime sono state rapite, stuprate e seviziate da tre "bravi ragazzi" della Roma bene. Il racconto dell'orrore e la continua ricerca di una giustizia
massacro del circeo

Il 30 settembre cade l’anniversario del massacro del Circeo, avvenuto tra il 29 e il 30 settembre 1975. In quella notte, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti furono stuprate e torturate per mano di 3 aguzzini appartenenti alla benestante borghesia romana, vicini agli ambienti neofascisti e missini.

Massacro del Circeo, l’incontro che ha portato alla tragedia

Rosaria Lopez e Donatella Colasanti avevano rispettivamente 19 e 17 anni. Risiedevano nel quartiere popolare della Montagnola e, qualche giorno prima, avevano conosciuto Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido al bar della Torre Fungo dell’Eur.

Sono stati Izzo e Guido a proporre alle due giovani di incontrarsi per una festa, che avrebbe dovuto tenersi nel pomeriggio del 29 settembre a Villa Moresca, di proprietà della famiglia Ghira. La villa sorgeva sul promontorio del Circeo, in zona Punta Rossa. Da quella “festa”, Rosaria Lopez non è più tornata e Donatella Colasanti ne ha portato i segni e le ferite per tutta la vita.

Massacro del Circeo, gli stupri e le sevizie

Andrea Ghira, 22 anni, era figlio di un imprenditore edile.

Angelo Izzo, 20 anni, studiava medicina, mentre il 19enne Gianni Guido studiava architettura. Durante le prime ore della “festa”, Lopez e Colasanti non avevano sospettato nulla, perché erano state accolte in un ambiente allietato dalla musica e da chiacchiere. Solo più tardi i 3 aguzzini hanno iniziato ad avanzare proposte sessualmente esplicite alle giovani. Al loro rifiuto, Ghira ha estratto una pistola e le ha minacciate, affermando di appartenere al Clan dei marsigliesi, un’organizzazione criminale di stampo mafioso che negli anni ’70 era dedita a rapimenti e traffico di stupefacenti.

Da quel momento, Colasanti e Lopez sono state sottoposte a torture, stupri e sevizie. Legate e rinchiuse in un bagno, dove hanno tentato di liberarsi invano rompendo un lavandino, per poi essere scoperte.

Massacro del Circeo, la testimonianza di Donatella Colasanti

Dopo il fallito tentativo di fuggire, gli aguzzini hanno separato e drogato le ragazze con l’intento di addormentarle. Guido si è allontanato per cenare con i suoi genitori a Roma, ma una volta tornato, ha trascinato Rosaria Lopez al piano di sopra uccidendola. Come dichiarato da Donatella Colasanti nella sua deposizione: “La sentivo piangere e urlare, poi silenzio all’improvviso.

Devono averla uccisa in quel momento”. Avrebbe saputo più tardi che la 19enne era stata annegata nella vasca da bagno.

Dopo aver torturato e infine ucciso Rosaria Lopez, è stato il turno della Colasanti. Le hanno legato una cintura al collo, trascinandola sul pavimento per strangolarla. La giovane si è salvata nel momento in cui ha sentito uno dei tre aguzzini lamentarsi del fatto che lei non “volesse morire”, così si è finta morta senza reagire quando è stata colpita con una spranga alla testa.

Massacro del Circeo: il ritrovamento di Donatella Colasanti

Gli aguzzini hanno messo i corpi delle ragazze nel bagagliaio di una Fiat 127 bianca e per poi partire verso Roma per disfarsi dei cadaveri.

Si sono fermati in viale Pola, nel quartiere Trieste, per andare a cena, è stato allora che Donatella Colasanti ha iniziato a gridare e a battere colpi contro le pareti del bagagliaio. Ha attirato così l’attenzione di un metronotte, il quale ha contattato i carabinieri alla radio, pronunciando le parole, diventate poi celebri: “Cigno, cigno… c’è un gatto che miagola dentro una 127 in viale Pola”.

Colasanti è stata liberata e condotta in ospedale.

I danni riportati in seguito alle torture l’hanno costretta a una prognosi di oltre 30 giorni. Degli aguzzini, Izzo e Guido sono stati arrestati entro poche ore. Ghira, invece è riuscito a fuggire. Si è scoperto in seguito che Ghira e Izzo avevano anche precedenti penali per una rapina a mano armata nel 1973, per cui avevano scontato 20 mesi a Rebibbia. Nel 2016, la procura di Roma ha ricevuto le dichiarazioni di Izzo sul rapimento, durato 2 o addirittura 3 settimane, e sullo stupro della 17enne Rossella Corazzin, scomparsa il 21 agosto 1975 nei boschi del Cadore. La ragazza era stata rapita su una jeep e uccisa dopo una lunga prigionia, ma non ha mai ricevuto giustizia.

Il processo per il massacro del Circeo e gli ergastoli mai scontati

Il processo per il massacro del Circeo si è celebrato nell’estate del 1976. Vi ha preso parte solamente Donatella Colasanti, sostenuta da centinaia di attiviste femministe e rappresentata dall’avvocata Tina Lagostena Bassi, mentre la famiglia Lopez ha rinunciato a costituirsi parte civile dopo aver accettato un risarcimento di 100.000.000 lire dalla famiglia Guido.

Izzo e Guido sono stati condannati all’ergastolo in primo grado. Nel 2004 Izzo ha conquistato la semilibertà, ma il 28 aprile 2005 ha rapito e ucciso Maria Carmela Linciano e la 14enne Valentina Maiorano: erano la moglie e la figlia di Giovanni Maiorano, pentito della Sacra Corona Unita che Izzo aveva conosciuto in carcere a Campobasso. Izzo è stato quindi condannato all’ergastolo nel 2007 per duplice omicidio premeditato.

Guido invece ha tentato di evadere nel 1977 e in appello ha ottenuto la riduzione della pena a 30 anni, nel 1980. Evaso nel 1981 è fuggito a Buenos Aires. È stato rintracciato soltanto nel 1994 a Panama ed estradato in Italia, dove ha concluso la sua detenzione nel 2009 godendo di uno sconto di pena grazie all’indulto.

Ghira è riuscito a fuggire in Spagna, forse grazie a una soffiata, dove ha assunto la falsa identità di Massimo Testa de Andres e si è arruolato nella legione straniera, dalla quale è stato espulso per abuso di droghe. Nel corso degli anni, presunti suoi avvistamenti sono stati segnalati in Brasile, Kenya, Sudafrica e nel quartiere romano di Tor Pignattara.

L’unica sopravvissuta, Donatella Colasanti, è invece morta il 30 dicembre 2005 a 47 anni a causa di un tumore al seno. Non ha mai smesso di chiedere giustizia.

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