Sostenibilità

L’ONU riconosce ambiente e sostenibilità diritti fondamentali dell’uomo: la storica decisione

La decisione dell'ONU arriva dopo decenni di lotte per il riconoscimento di un nuovo, fondamentale diritto dell'essere umano. Ecco di cosa si tratta e cosa comporterà in futuro
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C’è un nuovo diritto fondamentale degli esseri umani: lo ha stabilito l’ONU da pochi giorni con una decisione storica. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha votato quasi all’unanimità, seguendo la direzione del contrasto alla crisi ambientale e climatica.

ONU, riconoscere un nuovo diritto umano per contrastare la crisi ambientale

David Boyd, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’ambiente, ha commentato al termine del Consiglio come “Le Nazioni Unite, in una svolta storica, ha riconosciuto per la prima volta come ciascuno di noi, in ogni luogo, abbia il diritto umano di vivere in un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile”.

È dunque questo il nuovo diritto fondamentale sancito dall’ONU, in un mondo dove “la crisi ambientale provoca più di 9.000.000 di morti premature ogni anno”, come ha sottolineato lo stesso Boyd. Con questa decisione, l’ONU auspica che il riconoscimento del diritto a vivere in un ambiente sano possa tradursi in leggi più forti relative alla qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, così come una maggiore attenzione alla sostenibilità del cibo e dell’energia, ai cambiamenti climatici e all’uso di sostanze inquinanti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, circa il 24,3% dei decessi in tutto il mondo sarebbe da imputare a rischi ambientali quali l’inquinamento atmosferico e l’esposizione a sostanze chimiche.

C’è un nuovo diritto fondamentale dell’uomo: la decisione dopo anni di lotte

Questo nuovo, fondamentale diritto ha ottenuto il riconoscimento anche di António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, dall’Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet e di 15 agenzie delle Nazioni Unite.

Si tratta del risultato di una lotta condotta per oltre 30 anni da giovani attivisti, gruppi imprenditoriali e oltre 1.300 organizzazioni della società civile in tutto il mondo.

Come si legge sul sito delle Nazioni Unite, questa decisione è stata possibile grazie a 5 Paesi in particolare: si tratta di Costa Rica, Maldive, Marocco, Slovenia e Svizzera. La decisione è stata sostenuta da 43 voti favorevoli e 4 astenuti, che apparterrebbero a Russia, India, Cina e Giappone. La Gran Bretagna, ospite dell’imminente COP26 a Glasgow, avrebbe infine scelto di appoggiare questa decisione pur avendo espresso alcune perplessità all’inizio dei negoziati.

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