Cronaca Nera

Violentata e uccisa a 18 mesi dal compagno della madre: aveva raccontato che si era ferita con una stufetta

Sharon Barni è morta l'11 gennaio scorso. Inizialmente era stato detto che la piccola era rimasta schiacciata da una stufetta poi, dopo l'autopsia, l'agghiacciante verità
bimba nella culla

Sharon Barni aveva 18 mesi quando è morta per complicanze dovute alle lesioni delle violenze subite. A processo è finito un solo imputato Gabriel Robert Marincat, 26 anni, accusato di omicidio volontario e violenza sessuale. I fatti risalgono allo scorso gennaio, quando la piccola Sharon era stata trovata dalla nonna nel suo lettino, immobile; trasportata d’urgenza presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove poco dopo è morta.

Sul corpicino di Sharon erano stati trovati segni di violenza che non coincidevano con la prima versione fornita dal compagno della mamma della bimba, ovvero che giocando le era caduta addosso una stufetta.

Ora Marincat, reo confesso per le violenze e la morte di Sharon, è a processo e la prima udienza si è tenuta nella giornata di mercoledì.

Sharon Barni, la prima vittima di femminicidio del 2021

Sharon Barni, neanche due anni, è stata la prima vittima di femminicidio in Italia del 2021. È morta l’11 gennaio, a Bergamo, dopo essere stata trasportata d’urgenza da Cabiate (Como). Fin da subito la versione fornita dall’unica persona presente nella casa, Gabriel Robert Marincat, non aveva convinto gli inquirenti della procura di Como.

La nonna, che aveva trovato la piccola priva di sensi e con la maglietta sporca di vomito, aveva invitato il 26enne a chiamare i soccorsi mentre lui ha tentennato più volte, ritardando l’arrivo dei sanitari.

A confermare i sospetti sulla morte di Sharon è stato poi l’esame autoptico che aveva rivelato molteplici lesioni, ecchimosi ed escoriazioni in diverse parti del corpo. Secondo il medico legale quei segni erano testimonianza della brutale violenza subita dalla bambina, maltrattata e violentata ripetutamente.

Il 22 gennaio i Carabinieri hanno eseguito nei confronti di Marincat l’ordine di custodia cautelare in carcere.

La confessione di Gabriel Robert Marincat

Per mesi Marincat aveva rifiutato di rispondere alle domande degli inquirenti durante gli interrogatori. Sempre da un esame autoptico era emerso che la bambina era stata più volte colpita alla testa, i traumi per il medico legale evidenziavano l’atto deliberato e non casuale. Il 18 maggio, durante un interrogatorio davanti al pm di Como, Marincat ha confessato l’accaduto, dicendo di aver abusato della bambina per poi picchiarla fino a provocarne la morte.

Marincat avrebbe poi aggiunto davanti al gup: “Ero nervoso“.

Come si legge su Il Giorno, durante le due ore di interrogatorio Marincat pare avesse mostrato un atteggiamento distaccato nei confronti della vicenda e della vittima e avrebbe raccontato il suo passato fatto di episodi violenti.

Nella vita dell’operaio rumeno 26enne ci sarbbero stati anche episodi di dipendenza da droghe, sempre Il Giorno riferisce di come il ragazzo fosse seguito dal Sert, ma su questo punto Marincat a negto. Eppure, nella prima udienza tenutasi il 20 ottobre 2021, tra i testimoni a processo c’era proprio lo spacciatore di Marincat.

La testimonianza dello spacciatore su Marincat

Durante l’udienza a porte chiuse, lo spacciatore che pare rifornisse Marincat di metadone ha raccontato di aver visto Marincato il giorno stesso della morte di Sharon: “Venne a prendere il metadone e mi disse di aver fatto una grande cavolata” si legge su La Provincia di Como.

Il racconto della nonna di Sharon

In aula c’erano anche la mamma di Sharon, Silvia, e la nonna, proprio quest’ultima ha testimoniato ricordando quei momenti: “Quando l’ho vista, ho subito temuto che non fosse più viva.

Non si muoveva” ha detto, aggiungendo: “Ho provato a rianimarla“.

La prossima udienza si terrà a novembre, la parola passerà ai consulenti dell’accusa e all’imputato.

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