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In ferie o in malattia per evitare il green pass: cosa si rischia?

Boom di certificati di malattia dopo l'obbligo del green pass sul luogo di lavoro. Cosa si rischia?
green pass

Dallo scorso 15 Ottobre è scattato in Italia l’obbligo di green pass per accedere sui luoghi di lavoro di aziende pubbliche o private. Una decisione presa dal Governo per contenere la diffusione della pandemia ma soprattutto per spingere in modo indiretto coloro che sono ancora titubanti a vaccinarsi a farlo.

In Italia c’è ancora una corposa parte della popolazione che non ha alcuna intenzione di vaccinarsi contro il covid e sta alimentando numerose polemiche affinché il green pass venga abolito. Nei giorni scorsi abbiamo assistito a diversi cortei di protesta in giro per tutta Italia contro l’uso del green pass, alcuni scaturiti anche in violenti attacchi alle forze dell’ordine e non solo, come ad esempio l’assalto alla sede della CGIL.

Poi ci sono i furbetti. Coloro che non hanno alcuna intenzione di sottoporsi a tampone ogni 72 ore per andare a lavoro e in questi primi giorni di obbligo ha preso delle ferie (diritto sacrosanto di ogni lavoratore) nella migliore delle ipotesi, o si è dato per malato presentando certificato di malattia. Il tutto per prendere tempo.

Boom di certificati di malattia dopo l’obbligo del green pass

A portare alla luce la scappatella sono i numero dell’INPS a riguardo i certificati di malattia.

Lunedì 18 ottobre, quindi all’inizio della prima vera settimana con l’obbligo di green pass, sono arrivati qualcosa come 152.780 certificati di malattia con un incremento del 14,6% rispetto alla settimana precedente. Possibile che siano stati tutti colpiti da un’improvvisa influenza o da altri malanni? Difficile pensarlo.

Se questo trend dovesse consolidarsi, i datori di lavoro potrebbero chiedere l’intervento dei medici dell’Inps per le dovute verifiche. Il problema è che di medici di ruolo incaricati dall’Istituto ve ne sono appena 311 in tutta Italia.

Impossibile quindi procedere con i dovuti controlli a tutti.

Si dovrebbe procedere con un controllo alla fonte, ovvero dovrebbero essere i medici ad emettere certificato soltanto dopo che si siano accertati di persona che esiste il malanno. Per questo il Codacons ha presentato un esposto chiedendo “di procedere al sequestro di tutte le certificazioni per risalire ai medici che le hanno firmate, verificando la rispondenza all’effettivo stato di malattia degli stessi e, in caso di illeciti, agire anche nei confronti dei medici autori delle certificazioni alla luce dell’articolo 479 del codice penale”.

Dello stesso avviso anche l’ordine dei medici che ha invitato tutti i suoi iscritti ad emettere certificati di malattia soltanto dopo aver visitato il paziente. “Niente certificati al telefono, si concedono solo dopo visita in presenza, come prescrive la legge. E per quelli rilasciati sono state seguite tutte le regole” – si legge nella nota.

In alcuni casi, i lavoratori si sono presentati regolarmente in azienda, ma senza la certificazione verde. Essendo però stati respinti hanno chiesto ed ottenuto dal proprio medico di base l’assenza giustificata per malattia a partire dallo stesso giorno.

Ma questo non ha valore perché lo stato di sospensione scatta istantaneamente nel momento in cui si è beccati al lavoro senza pass.

Il certificato del medico, anche se redatto un’ora dopo non ha valore perché, come durante l’aspettativa non retribuita, non sono contemplate né la malattia né le ferie. L’unico modo per spezzare questa situazione è tornare al lavoro con pass.

Falso certificato di malattia: cosa si rischia

A rischiare quindi conseguenze sono i medici ma anche gli stessi lavoratori che potrebbero essere denunciati per il reato di falso ideologico. Se si decide quindi di non entrare in possesso della certificazione verde si è sempre considerati assenti ingiustificati dal lavoro e non si percepirà alcuna prestazione indennitarie, compresa la malattia.

Lo stesso periodo è inoltre da considerarsi ininfluente ai fini della maturazione di tutta una serie di istituti come ferie, TFR, scatti di anzianità. In questo caso per il lavoratore non ci sono rischi di conseguenze disciplinari. Diverso invece il discorso se si è beccati sul luogo di lavoro senza green pass. Lì scatta la sanzione pecuniaria da 600 fino a 1.500 euro ed una possibile responsabilità disciplinare.

E tra le sanzioni disciplinari in questo secondo caso, in violazione del regolamento aziendale, per il lavoratore senza green pass sul luogo di lavoro può esservi anche il licenziamento.

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