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Le Big tech sorprendono ancora, MPS resta da sola. Il Punto sui mercati

Mentre le Big Tech sono sorvegliate speciali a Wall Street, il patron di Facebook è sotto accusa. Mps e Unicredit non trovano l'accordo e attendono il Mef con un intervento tempestivo.
Big Tech a Wall Street

Le trimestrali delle grandi società tech statunitensi hanno dominato il sentiment di mercato questa
settimana, mentre in Europa sono state le grandi banche come HSBC e Santander ad attirare per la
maggiore l’attenzione degli investitori. In Italia il settore del credito è stato protagonista in negativo, dopo
il nulla di fatto tra Monte dei Paschi ed Unicredit
, una trattativa iniziata ufficialmente lo scorso luglio ma
mai decollata veramente.
“La stagione degli utili continua a sollevare i mercati azionari, dando agli investitori il motivo per cui
hanno desiderato tornare sull’azionariato e riportarlo ai massimi storici”, afferma in una nota Craig Erlam,
senior market analyst della società di broker Oanda.

“I rischi al ribasso permangono – aggiunge – ma gli
investitori scelgono di guardare oltre, in quanto le grandi aziende continuano a darci molte ragioni per
essere ottimisti su quello che ci aspetta. I prossimi mesi saranno impegnativi e questo entusiasmo
potrebbe andare e venire, creando movimenti in ambo sui mercati, ma in questo momento gli investitori
sono pieni di ottimismo
”.

I numeri di Facebook e dei giganti delle Tech di Wall Street

Ad inaugurare la settimana delle big tech, o cosiddette “FAAMG”, acronimo che sta per per le iniziali delle società Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, è stata Facebook, al centro di molte polemiche negli Stati Uniti
dopo la deposizione al Congresso statunitense dell’ex manager Frances Haugen.

L’ex manager, che ha lavorato in Fb fino al 2019, ha accusato Mark Zuckerberg e il social media di aver “tradito la
democrazia”, permettendo la diffusione di informazioni false.
Il social ha registrato un fatturato del terzo
trimestre di 29 miliardi di dollari, in crescita del 35% su base annua con 1,93 miliardi di utenti attivi
giornalieri e 2,91 miliardi di utenti attivi mensili, in crescita del 6%.


La grande attesa è ora rivolta ai numeri di Amazon e Apple, con quest’ultima che recentemente ha deciso
di tagliare la produzione dei suoi smartphone iPhone 13 di 10 milioni di unità a causa della crisi dei
semiconduttori che sta colpendo pesantemente anche il settore dell’automotive
. La stretta sulle forniture di
chip rischia di che rischia di pesare sui consumi natalizi, ma secondo Daniel Ives, analista di Wedbush, “non è un problema” in quanto testimonia
una “traiettoria della domanda più solida”. nient’altro che un piccolo ostacolo su un super ciclo pluriennale
di iPhone 12/13 che continua a svilupparsi”.

Il ciclo pluriennale di iPhone 12/13 continua ad andare
avanti
”., ha affermato l’esperto, aggiungendo che la storia di Cupertino per l’anno fiscale 2022 “resta
invariata”. É solo un problema di tempistica delle unità di iPhone spedite ai clienti, dovuto al dilagare dei
vincoli di supply chain in tutta l’Asia
“.
Ma perché queste società sono così importanti per il mercato azionario? Le aziende FAAMG
rappresentano oltre il 20% della capitalizzazione dello S&P 500, l’indice che include le 500 società a cap
più elevato di Wall Street, quindi hanno una capacità di influenzare molto ampia.

Il Mef e Monte dei Paschi restano soli

Dopo aver iniziato le trattative lo scorso 29 luglio, la banca di piazza Gae Aulenti e il ministero del Tesoro
hanno abbandonato il tavolo delle discussioni per la cessione di Monte dei Paschi
, salvata dal Tesoro nel
2017 e di cui è azionista di maggioranza con ora una partecipazione del 64%. “Nonostante l’impegno
profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Mef comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla
potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena
“, si legge nel breve
comunicato diramato dalla banca milanese.
A pochi giorni dal cda di UniCredit, il 27 ottobre, limite fissato dalla banca milanese per la trattativa, le
parti non sono riuscite a trovare un compromesso sulle richieste dell’Ad Orcel di 8,5 miliardi (6,3 miliardi
di aumento di capitale e 2,2 mld di doti fiscali), soglia ritenuta necessaria per garantire la neutralità
dell’operazione sui conti di UniCredit e una crescita di valore del +10% in termini di utile per azione.
Il governo, tuttavia, ha già messo sul piatto circa 2 miliardi di Dta e non ha voluto superare la soglia massima di 3,5 miliardi per sistemare il Cet1 del Monte e coprire le 7.000 uscite che servono ad allineare
i parametri di efficienza con UniCredit, interessata soprattutto alle filiali di Toscana, Lombardia, Emilia
Romagna e Veneto.


Ora le scelte per Draghi e del Ministro Franco sono due: provare a cercare un altra banca interessata al Monte, alle condizioni poste ad UniCredit, girano i nomi di Banco BPM e qualche internazionale come Credit
Agricole o proseguire in un ottica stand-alone chiedendo la proroga a Bruxelles dei termini di uscita alla
banca
, la scadenza era fissata per il prossimo 31 dicembre. In quest’ottica, Mps resterebbe sola ancora per
diversi mesi e, nel mentre, il Mef potrebbe mettere nella banca quei 3,5 miliardi già previsti per il deal
con UniCredit e accelerare nella ristrutturazione della banca (crediti deteriorati, rischi legali, esuberi,
cambio del management), per poi trovare nuovi investitori nell’arco del 2022.

Crediamo che il Tesoro stia valutando la fattibilità del modello stand-alone dopo l’insuccesso delle
trattative con Unicredit”, ha affermato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “E’ una
soluzione che sarà valutata con particolare attenzione dal MEF ma che richiede un ingente aumento di
capitale che difficilmente potrà essere ricavato dal mercato sulla scia della perdita di credibilità delle
strategie industriali della banca senese. Probabile una caduta di valore del titolo e dei bond subordinati
”.
Secondo l’esperto, lo scenario di una nuova operazione M&A ha al momento poche chance “perché la
possibilità di nuovi acquirenti è molto risicata nonostante le condizioni favorevoli portate avanti dal
Governo”. “Le indiscrezioni di stampa – ha aggiunto – avevano portato a pensare a Banco BPM che
tuttavia ha smentito la possibilità di una tale operazione. E chiunque si siederà al tavolo delle
negoziazioni richiederà le stesse condizioni estremamente favorevoli poste da Unicredit”.

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