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Pandemia e lavoro: 1 giovane su 6 è stato licenziato, la maggior parte sono donne

1 giovane su 6 è rimasto senza lavoro dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria, specialmente se donna. In Italia, la crisi ha colpito anche i neogenitori
ragazza con mascherina

Una delle peggiori conseguenze indirette della pandemia, scoppiata all’inizio del 2020 è stata la perdita del lavoro subita dai giovani. 1 giovane su 6 è rimasto senza lavoro dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria, specialmente se donna. In Italia, la crisi ha colpito anche i neogenitori: anche in questo caso il genere maggiormente colpito è quello femminile. Inoltre, è aumentato il divario occupazionale tra giovani e anziani. Questo è quanto emerso dall’ultimo rapporto commissionato dall’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite all’Università di Cambridge, in Gran Bretagna.

Quale sarà quindi il futuro dei giovani lavoratori nell’era post pandemia?

Le conseguenze della pandemia sul mondo del lavoro internazionale

Secondo l’ultimo rapporto commissionato dall’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite all’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, oltre il 40% di tutti i lavoratori, ben 178 milioni, era impegnato prima della pandemia nel settore turistico e nelle attività commerciali, provati da perdite finanziarie di gran lunga superiori a quelle della crisi del 2008.

A perdere il posto sono state soprattutto le donne residenti nei Paesi a reddito medio: i tassi globali di occupazione femminile sono diminuiti del 5%, mentre quelli degli uomini del 3,9%.

In base al report, i Paesi che hanno adottato misure a sostegno dell’economia dei lavoratori avrebbero destinato solo il 12% alle donne.

Pandemia e lavoro: i dati in Italia

In Italia, secondo i dati forniti dall’Ispettorato nazionale del lavoro, sarebbero stati 42 mila i licenziamenti di genitori di bambini da zero a tre anni. Di questi 42mila, ben il 77% sono donne. Soprattutto in questo caso, pare vi sia una profonda differenza di genere.

A marcar ancor più tale scarto, il dato relativo alle motivazioni delle dimissioni.

Si rileva che la difficoltà di esercizio della genitorialità in maniera compatibile con la propria occupazione sia quasi esclusivamente femminile. Le donne che hanno segnalato tale difficoltà di conciliazione sarebbero in una percentuale tra il 96% e il 98%: il 38%, in particolare, per ragioni legate alla disponibilità di servizi di cura, mentre il 20% per motivazioni di carattere organizzativo riferite al proprio contesto lavorativo. La prevalente motivazione dei neogenitori uomini, invece, sarebbe il passaggio ad altra azienda.

I settori di occupazione segnati da questa tendenza negativa sono, in particolare, quello terziario, che ha una importante presenza femminile; quello dell’industria e infine quello dell’edilizia.

Aumenta il divario occupazionale globale

Il divario occupazionale globale tra giovani e anziani, nel 2020, sarebbe aumentato di oltre il doppio: “I giovani sono svantaggiati rispetto agli anziani quando si tratta di trovare lavoro dopo la pandemia. Hanno meno esperienza lavorativa, meno capitale finanziario e reti sociali più deboli.” – ha dichiarato il coautore del rapporto, il dottor Adam Coutts, del Dipartimento di sociologia di Cambridge.

Peggiora il benessere psicofisico dei giovani

Oltre che sulle finanze, pare che i licenziamenti abbiano causato gravi ripercussioni anche sul benessere psicofisico dei giovani: “Ansia, stress e depressione sono saliti alle stelle tra i giovani di tutto il mondo” – queste le affermazioni della coautrice dell’Università di Cambridge, la dottoressa Anna Barford.

È concorde anche l’Istituto Superiore di Sanità, che parla dei numerosi studi che mostrano come la perdita di produttività lavorativa sia tra i principali determinanti della cattiva salute mentale.

È per questa ragione che, in Italia, il Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute mentale dell’ISS si sarebbero attivati sin dalle prime fasi della pandemia.

Lo avrebbero fatto sia per mezzo della partecipazione e della conduzione di studi che mediante indagini valutative dello stato dei servizi disponibili per la popolazione.

Il destino dei giovani lavoratori dopo la pandemia

Secondo i ricercatori, il rischio è il verificarsi di un vero e proprio blocco generazionale. A quanto pare, sarà molto difficile per questa fascia della popolazione reinserirsi nel mercato del lavoro.

L’ente non governativo sottolinea la responsabilità di molti Paesi, accusati di non aver sostenuto adeguatamente i giovani lavoratori durante lo scoppio della pandemia.

Nel rapporto commissionato dall’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, il team di Cambridge invita i Paesi ad attuare interventi a lungo termine rivolti, in maniera specifica, a questa fascia di popolazione.

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