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Sindrome dell’alienazione parentale: che cos’è e perché se ne discute. Le parole della ministra Cartabia

La sindrome dell'alienazione parentale è da anni al centro delle discussioni di giudici e psicologi. La questione è stata valutata dalla ministra Cartabia alla Camera dei Deputati.
ministra Cartabia

Fra gli argomenti presi in analisi nella giornata di ieri alla Camera dei Deputati vi è stato anche il tema dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria a tutela dei minori in ambito familiare. In particolare, si è parlato di quella che viene definita come “alienazione genitoriale” o “alienazione parentale”. La ministra Cartabia ha ricordato che attualmente non è riconosciuta scientificamente e ha spiegato che presto la riforma del processo penale potrebbe introdurre alcuni importanti cambiamenti in tale ambito legale.

Sindrome dell’alienazione parentale: che cos’è

A elaborare il concetto di sindrome da alienazione parentale (anche detta genitoriale) è stato il medico statunitense Richard Gardner.

Secondo lo studioso si tratterebbe di una dinamica psicologica disfunzionale che insorgerebbe nei figli minori coinvolti in situazioni di separazione o divorzio dei genitori. La PAS (dall’inglese Parental Alienation Syndrome) viene descritta da Gardner come il frutto di una “programmazione” dei figli da parte di un genitore “patologico”, detto “alienante“.

Questi si servirebbe di espressioni denigratorie, false accuse di violenze o abusi, costruzioni di fittizie realtà di vessazione, generando nei figli sentimenti di paura, diffidenza e odio nei confronti del secondo genitore, definito “alienato”.

Sempre secondo la teoria elaborata da Gardner, i figli tenderebbero ad “allearsi” con il genitore “sofferente”/”alienate”, iniziando ad appoggiare la sua visione dell’altro genitore. Il loro emergerebbero quindi sentimenti di astio e disprezzo tali da distruggere ogni possibilità relazionale. In alcuni casi inoltre, anche i contatti di tipo telefonico verrebbero rifiutati.

Affinché si parli di PAS, spiegava ancora il medico, è necessario che tali sentimenti di rifiuto e disprezzo non siano giustificabili o rintracciabili in reali mancanze.

Attualmente, la maggior parte della comunità scientifica e legale internazionale non riconosce la PAS come un disturbo mentale. Negli anni tuttavia alcuni psicologi e psicoterapeuti si sono serviti delle valutazioni di Gardner all’interno di cause di divorzio che includevano figli minorenni.

PAS in Italia: cosa dice la legge sulla sindrome dell’alienazione parentale

In Italia, la sindrome dell’alienazione parentale è stata più volte oggetto di discussione.

La legge del nostro Paese tenta di affrontare i casi di affidamento familiare nel rispetto del principio di bigenitorialità e della vita familiare, avendo cura di tutelare il volere dei figli. Si considera infatti fondamentale tutelare il rapporto tra bambino e genitore “alienato”, ascoltando al contempo il minore le cui scelte di allontanarsi da un genitore non devono essere trascurate. Negli anni, la Corte di Cassazione ha talvolta ammesso l’utilizzabilità di perizie mediche utili a fornire la diagnosi di “sindrome di alienazione genitoriale”.

In altri casi però si è espressa nettamente in contrasto con esse.

Nel 2016, la Cassazione ha decretato che non compete alla Corte dare giudizi sulla validità o invalidità delle teorie scientifiche della PAS. Pertanto, sono i giudici a dover comprendere, caso per caso, cosa possa giustificare l’ostinato rifiuto da parte di un figlio nei confronti del genitore. La Suprema Corte ha ricordato che tra i requisiti di idoneità genitoriale vi è anche “la capacità di garantire la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore”.

Nel 2021, un’ordinanza della Cassazione ha ribadito questa decisione.

La sindrome da alienazione genitoriale è stata ritenuta inadeguata a giustificare un provvedimento di affidamento esclusivo a favore di un genitore. Tale patologia non è infatti riconosciuta scientificamente.

Cartabia sull’alienazione parentale: le parole della ministra della Giustizia

Ieri pomeriggio, alla Camera dei Deputati si è discusso in materia di “iniziative normative volte a escludere il riconoscimento della così detta alienazione parentale nei procedimenti in affido di minori e per la tutela delle donne e dei minori coinvolti in episodi di violenza domestica. Nel corso del Question Time, la ministra Cartabia ha risposto alle interrogazioni degli onorevoli Muroni, Fioramonti, Fusacchia, Cecconi, Lombardo e Giannone. “La PAS non esiste, ma di fatto viene applicata nei tribunali italiani e madri e figli vengono separati” ha ricordato la Muroni. “Sono problemi che sono oggetto di interventi importanti nella riforma del procedimento civile ha esordito la Cartabia.

“Occorre accertare sempre le situazioni in concreto, i concreti comportamenti tenuti dalle parti, utilizzando tutti i mezzi di prova e non basandosi su una teoria, a maggior ragione quando è priva di riscontro scientificoha spiegato. La ministra ha annunciato che la riforma del processo civile darà più strumenti al giudice, per gli interventi in tutela del minore. “La riforma rafforza una norma che già esiste ma che è poco utilizzata- ha ricordato- che prevede il coordinamento fra il codice penale, quando c’è una violenza da accertare, e il giudice civile che si occupa del bambino”.

Ministra Cartabia sull’alienazione parentale: “Non è riconosciuta come sindrome”

Cartabia ha informato sullo svolgimento di raccolte dati e percorsi formativi specifici su questo tema presso la scuola superiore della magistratura. La ministra ha poi risposto alla domanda dell’onorevole Giannone sulla sindrome di alienazione genitoriale. “Il giudice è sempre tenuto a verificarne il fondamento sul piano scientificoha spiegato, parlando dei tentativi di ricorso a questa teoria. “Questa sindrome da alienazione parentale non è riconosciuta come sindrome da disturbo psicopatologico dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica” ha ribadito. “Non si possono adottare provvedimenti giudiziari basati su soluzioni prive del necessario conforto scientifico, che come tali possono produrre danni ancor maggiori” ha spiegato.

La ministra ha ricordato ancora come il ministero non possa intervenire sui singoli uffici giudiziari, ma ha parlato di alcune innovazioni e tutele in materia di famiglie e minori in arrivo. Nel disegno di legge, verrà reso esplicito che “il consulente tecnico d’ufficio debba attenersi ai protocolli e alle metodologie riconosciute dalla comunità scientifica”. Cartabia ha concluso ribadendo dell’attenzione che verrà destinata ai casi riguardanti famiglie e minori grazie alle nuove normative presto in vigore.

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