Finanza

Il debito privato è una nuova e importante forma di investimento

Il debito privato è una forma di investimento nuova e che sta occupando un posto di rilievo nell'economia italiana. La raccomandazione è di limitarsi ad n 10% del patrimonio totale.
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Il debito privato, come suggerisce la parola stessa, è una forma di finanziamento che non è quotata in borsa, cioè su un mercato pubblico, con quotazione giornaliera e che non viene concessa dalle banche. Viene invece erogata dai gestori di fondi alternativi specializzati nel credito alle imprese, gestori che lavorano o per clienti istituzionali, come ad esempio i fondi pensione o per i sottoscrittori privati che hanno sottoscritto le quote del loro fondo.

Negli ultimi anni questa asset class ha trovato sempre più spazio e considerazione tra gestori e investitori grazie ai vantaggi che offre in termini di analisi rischio/rendimento.

Nel frattempo le banche hanno dovuto ridurre drasticamente l’attività di prestito alle aziende a causa del forte aumento dei requisiti di accantonamento obbligatori, imposti dagli organismi di vigilanza dopo le crisi finanziarie degli ultimi trent’anni.

Il mercato del debito privato ha raggiunto cifre interessanti

Tutti sappiamo che i prestiti bancari tendono a finanziare le società di maggiori dimensioni – ritenute più solide ed affidabili – mentre le richieste delle società medio piccole faticano ad accedere al mercato pubblico del debito e rimangono in larga misura insoddisfatte.

Tutto questo ha naturalmente creato una situazione di grandissima opportunità per i soggetti che sapessero cogliere e soddisfare questo bisogno di capitali.

E in molti si sono cimentati in questa sfida, considerando che il mercato del debito privato è arrivato alla ragguardevole cifra di 1.050 miliardi di dollari nel 2020. La tendenza non sembra voler diminuire e le previsioni parlano di una crescita superiore al 10% medio annuo almeno fino al 2025.

Il successo del debito privato dipende innanzitutto dall’offrire ancora oggi rendimenti tra il 5% e l’8%, mentre i mercati obbligazionari pubblici consentono solo rendimenti prossimi allo zero.

Poi bisogna considerare che i rendimenti del private debt sono sostanzialmente decorrelati da quelli delle altre asset class e che l’investimento in debito privato consente quindi un’effettiva diversificazione. Né va trascurato il fatto che il private debt spesso offre cedole variabili, ben gradite dagli investitori in tempi come questi di aspettativa di rialzo dei tassi e di ripresa dell’inflazione.

I requisiti e le credenziali per accedere

La cosa che in cambio di questi vantaggi viene chiesta all’investitore è di mettere a disposizione un “capitale paziente”, perché gli asset rimangono illiquidi (non esigibili per un rimborso), per un periodo di tempo non inferiore a 5 anni e che può arrivare anche a 8.

Per questo motivo viene raccomandato agli investitori di utilizzare solo quella parte di patrimonio che sanno di non dover toccare per un certo numero di anni.

In conformità con l’andamento generale dell’offerta di servizi finanziari, i fattori ESG di sostenibilità ambientale, sociale e di corporate governance, sono diventati centrali anche nella selezione di obbligazioni di private debt.

Anzi, ormai non basta più l’esclusione di quelle aziende che hanno comportamenti inquinanti o discriminatori o di opacità gestionale, ma viene sempre più richiesta un’analisi preventiva dei comportamenti aziendali: gli investitori mostrano infatti una spiccata preferenza per le società che hanno un impatto positivo misurabile sull’ambiente, sul clima, sull’occupazione (con pari opportunità di genere) e che praticano una comunicazione onesta e trasparente.

Con queste premesse e guardando alla situazione italiana, il quadro sembra particolarmente incoraggiante per le circa 35.000 aziende che avrebbero i requisiti per l’emissione di mini bond (fatturato annuo tra 5 e 250 mio €) e anche molto promettente per i risparmiatori retail, cioè tutti noi normali clienti di banche e reti, in quanto si affacciano sul mercato le prime opportunità di sottoscrizione di fondi comuni di investimento che consentono anche ai piccoli risparmiatori l’accesso a questo tipo di iniziativa con quote iniziali tra i 5.000 € e i 10.000 €.

La raccomandazione essenziale rimane quella di non sovra pesare questa asset class, limitandoci a un 10% – 15% del nostro patrimonio totale.

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