Sostenibilità

Satellite russo distrutto nello spazio: si riapre la questione dei detriti spaziali in orbita attorno alla Terra

I detriti spaziali sono una realtà e minacciano continuamente i satelliti attualmente attivi e in orbita attorno alla Terra. La distruzione del satellite russo ha riportato il problema alla ribalta
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Nella giornata di ieri, la Russia ha colpito un proprio satellite dismesso ma ancora in orbita. Come risultato dell’impatto, le reazioni più dure si sono concentrate sui detriti rimasti nello spazio assieme a molti altri frammenti per i quali non sarebbe mai stata predisposta alcuna bonifica.

Il satellite russo avrebbe provocato migliaia di frammenti

La Russia avrebbe utilizzato un nuovo tipo di missile intercettore antibalistico S-550 e lo avrebbe indirizzato contro un suo satellite spia, Kosmos-1408, dismesso ormai da 40 anni ma ancora orbitante attorno alla Terra.

Le stime parlano di almeno 1.500 frammenti, di dimensioni variabili, che continuano a orbitare in formazione attorno al nostro pianeta, a velocità tali da poter essere considerati proiettili vaganti. La minaccia di questi frammenti avrebbe anche richiesto la messa in sicurezza dell’equipaggio nella Stazione Spaziale Internazionale: 7 astronauti sono stati spostati nella capsula ausiliaria, che sarebbe più resistente agli urti e pronta per il ritorno a terra. Al momento, sembra che il pericolo di impatto con la ISS sia stato scongiurato.

Detriti spaziali, una questione ancora irrisolta ma sempre più incombente

Il satellite russo non sarebbe il primo a essere colpito e a generare così migliaia di frammenti che permangono nello spazio. Nel 2007 la Cina avrebbe colpito un suo satellite utilizzandolo come bersaglio, e allora si erano stimati circa 2.000 frammenti dalle orbite incontrollate. Il problema dei cosiddetti rifiuti o detriti spaziali riguarda non solo questi frammenti, le cui traiettorie imprevedibili possono costituire un concreto pericolo per i satelliti attualmente attivi, ma include anche i satelliti utilizzati in 60 anni di attività umana nello spazio e infine abbandonati in orbita.

Sono numerosi quelli lanciati per le telecomunicazioni e la rete internet, ma anche per il geoposizionamento, l’osservazione dello spazio e della Terra, e il loro “smaltimento” non sarebbe regolato da alcun accordo internazionale. Attualmente esiste un’organizzazione ONU che si occupa di affrontare questo problema: si chiama Inter-Agency Space Debris Coordination Committee e collabora con la Nasa, includendo diversi Paesi tra cui l’Italia.

Il fenomeno degli scontri tra satelliti e frammenti si è già verificato

Gli scontri tra satelliti sono fenomeni che si sono già verificati.

Tra i più importanti c’è la collisione tra il satellite inattivo Cosmos 2251 e l’operativo Iridium 33, in data 10 febbraio 2009. Lo scontro era avvenuto a 789 km di altezza sopra la Siberia settentrionale, con una velocità di impatto relativa di circa 11,7 km/s. L’impatto aveva generato una nube di detriti stimata tra i 600 e i 1.700 frammenti, e aveva distrutto entrambi i satelliti. Un secondo episodio si era verificato il 22 gennaio 2013, coinvolgendo questa volta un detrito provocato dall’esplosione del satellite cinese Fengyun 1C e il nano-satellite russo BLITS.

Il satellite era utilizzato per esperimenti di riflessione di raggi laser e la collisione ne avrebbe fatto cambiare l’orbita e la velocità di rotazione e assetto.

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