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Giornata mondiale contro l’AIDS: i dati in Italia e nel mondo, l’impatto della pandemia e le cure in fase di studio

Quali sono gli ultimi dati disponibili sulla diffusione di questa malattia in Italia e nel mondo e quale impatto ha avuto il Coronavirus nell'accesso alle cure
Giornata mondiale contro l’AIDS

Il 1° dicembre è la Giornata mondiale contro l’AIDS, la malattia causata dal virus Hiv e diffusa in tutto il mondo. Qual è la situazione in Italia e negli altri Paesi in base ai dati e quali sono le cure attualmente disponibili e quelle in fase di studio.

AIDS, che cos’è e come si manifesta: la consapevolezza in occasione della Giornata mondiale

AIDS è l’acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome, cioè Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. Si tratta di una malattia del sistema immunitario umano ed è causata dal virus dell’immunodeficienza umana Hiv, rilevato per la prima volta nel 1981.

L’infezione da Hiv può essere asintomatica per diverso tempo e sfociare nella comparsa di AIDS solo in seguito, anche dopo anni. Si suddivide in 3 fasi:

  • Infezione acuta;
  • Stadio di latenza clinica, che può essere asintomatica anche in presenza di replicazione virale attiva;
  • Stadio sintomatico.

Il virus HIV indebolisce progressivamente il sistema immunitario, replicandosi nel sangue e nel tessuto linfatico, sui linfociti T CD4. I primi sintomi compaiono nel momento in cui il numero di queste cellule scende al di sotto alla soglia di circa 200/mm3 e riguardano l’apparato respiratorio, il sistema gastroenterico, lesioni della pelle e gravi alterazioni del sistema nervoso e della funzionalità visiva, associati alla insorgenza di infezioni “opportunistiche” da virus, batteri, funghi, parassiti.

Possono svilupparsi tumori Hiv-correlati a carico delle cellule linfatiche e della pelle. Per prevenire l’infezione occorre proteggere i rapporti sessuali con il preservativo e utilizzare siringhe sterili monouso.

AIDS in Italia: i dati sull’incidenza e sulla trasmissione della malattia

I dati relativi alle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids in Italia sono aggiornati al 31 dicembre 2020.

Nel 2020, sono state registrate 1.303 nuove diagnosi di infezione da Hiv. L’incidenza è dunque pari a 2,2 nuovi casi ogni 100.000, inferiore all’incidenza media nell’Unione Europea, stimata a 3,3 nuovi casi ogni 100.000. I dati relativi al 2020 hanno permesso di evidenziare che:

  • L’incidenza più elevata di nuove diagnosi si riscontra nella fascia di età 25-29 anni;
  • La modalità di trasmissione più frequente è attribuita a rapporti tra uomini ed è superiore a quella attribuibile a rapporti eterosessuali;
  • Tra gli uomini, più della metà delle nuove diagnosi Hiv è dovuta a rapporti omosessuali.

Dal 2016 si è osservata una diminuzione del numero di nuove diagnosi Hiv in stranieri e, dal 2018, una diminuzione dei casi per tutte le modalità di trasmissione.

Nel 2020 più del 33% delle persone con nuova diagnosi Hiv ha scoperto di essere Hiv positivo a causa della presenza di sintomi o patologie correlate al virus dell’immunodeficienza. Per quanto riguarda l’AIDS, il 2020 ha visto 352 nuovi casi, pari a un’incidenza di 0,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’80% di questi è costituito da persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nei sei mesi precedenti alla diagnosi di Aids. Stabile invece il numero di decessi in persone con AIDS, pari a circa 500 casi all’anno.

AIDS, l’impatto della malattia nel mondo: i dati su adulti e bambini

I dati relativi alla situazione nel mondo si fermano al 2019. L’UNAIDS ha stimato 1.700.000 nuove diagnosi nel 2019, mentre sarebbero 38.000.000 le persone che vivono con il virus. Di queste, 36.200.000 sono adulti e 1.800.000 sono bambini con meno di 15 anni. Nel 2019 erano stati registrati 690.000 decessi in tutto il mondo, un dato in diminuzione grazie alle terapie antiretrovirali combinate. Nel 2019, ogni settimana venivano diagnosticate circa 5.500 nuove infezioni da Hiv tra giovani donne (15-24 anni).

In particolare, nei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana 5 nuove diagnosi su 6 riguardano ragazze (15-19 anni). Secondo il rapporto Unicef Reimagining a Resilient HIV Response for Children, Adolescents and Pregnant Women Living with HIV, ogni 100 secondi circa un bambino o un giovane sotto i 20 anni viene contagiato dall’HIV.  Secondo i dati del 2019 contenuti in questo report, il numero totale di bambini e giovani nel mondo che convivono con l’Hiv è circa 2.800.000. Sempre in quell’anno, circa l’85% delle donne in gravidanza nel mondo ha avuto accesso alle terapie antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus al nascituro. Queste cure sono state accessibili a 26.000.000 persone infette dal virus Hiv, in base ai dati disponibili fino alla fine di giugno 2020. La copertura della terapia antiretrovirale pediatrica più alta si è registrata in Medio Oriente e Nord Africa (81%), seguita da Asia meridionale (76%), Africa orientale e meridionale (58%), Estremo Oriente e Pacifico (50%), America Latina e Caraibi (46%) e infine Africa Occidentale e Centrale (32%).

L’impatto della pandemia da Coronavirus sull’AIDS: cosa dicono i dati

Secondo i dati raccolti da UNAIDS ed elaborati da Unicef, la crisi e lo stop forzati dovuti alla pandemia da Covid-19 hanno ampliato le disuguaglianze di accesso ai servizi salvavita contro l’Hiv, provocando l’interruzione delle misure di controllo necessarie e della catena di approvvigionamento degli aiuti, ma anche la mancanza di dispositivi di protezione individuale e il reimpiego degli operatori sanitari. Nei 29 paesi prioritari per l’Hiv, un 1/3 di questi avrebbe visto una diminuzione del 10% nella copertura dei servizi per bambini, adolescenti e donne che convivono e sono vulnerabili all’Hiv. Tra aprile e maggio, in concomitanza con i lockdown, le cure pediatriche contro l’HIV e i test della carica virale per i bambini in alcuni paesi sarebbero diminuiti tra il 50% e il 70% e gli inizi di nuove cure sarebbero calati del 25-50%.

AIDS, quali sono le cure e quali progetti sono in fase di ricerca

La principale arma contro l’AIDS è la Terapia Combinata ad Alta Efficacia (HAART) che previene il calo dei linfociti T CD4 e dunque l’insorgenza dell’AIDS. Questa permette una regressione dell’infezione ad una fase di latenza clinica e trasforma l’infezione da Hiv in una malattia cronica.

Tra le cure in fase di studio, è possibile menzionare il vaccino predisposto da Johnson&Johnson per proteggere dall’infezione di Hiv. La sperimentazione, iniziata nel 2017 in Africa, avrebbe però messo in evidenzia un’efficacia del 25,2% e avrebbe quindi richiesto di migliorare questa soluzione, al momento non applicabile. Negli Stati Uniti, invece, i ricercatori della Temple University sarebbero da 7 anni allo studio di una terapia di editing genico capace di riconoscere ed eliminare il DNA provirale del virus Hiv. Per questa terapia sarebbero stati autorizzati gli studi clinici di fase 1 e 2 da parte della Food and Drug Administration, a settembre 2021.

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