Lilith e Eva

Vecchie e nuove forme di violenza sulle donne, dove nascono e perché ce ne accorgiamo spesso quando è troppo tardi

La violenza sulle donne parte da una discriminazione culturale tra uomini e donne. Pensare di curare l'ultimo stadio non è efficace, bisogno agire in un altro modo
Violenza sulle donne

Articolo scritto da Michela Garzia, Psicologa della Rete dei CAV SanFra

Il femminicidio e la violenza domestica, per come le conosciamo tutti e tutte sulle notizie di cronaca, sono alcune delle tante manifestazione ed espressioni della violenza di genere. Quello che si intende con questo termine è, per l’appunto, la violenza compiuta da parte di un genere (solitamente quello maschile) su un altro (quello femminile).
È un fenomeno che si fonda sulla discriminazione sessista e che poggia le sue radici sulla disparità tra i generi e sulle disuguaglianze sociali che ancora oggi esistono tra uomini e donne.

Non solo violenza fisica, sessuale e psicologica: le nuove forme di violenza

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, non tocca solo l’ambito delle relazioni e della coppia, ma ha al contrario una morsa molto più vigorosa e ampia, che si estende in quasi tutti i contesti della vita dell’essere umano. Le mutilazioni genitali femminili, le forme di violenza fisica, sessuale, psicologica e lo sfruttamento all’interno della comunità nel suo complesso, comprendendo anche lo stupro, l’abuso e la molestia sessuale, l’intimidazione sul posto di lavoro e non solo, il traffico delle donne, la prostituzione forzata, sono solo alcuni esempi delle possibili declinazioni del fenomeno, come ampiamente indicato nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne (1993).

Altre forme “nuove” che originano dalla prevaricazione del genere maschile su quello femminile, e che non sono necessariamente legate all’ambito domestico e delle relazioni intime, sono ad esempio il Ravange Porn che consiste nella pubblicazione di immagini o video intimi tramite il web senza il consenso di tutte le parti presenti nelle suddette immagini o nel suddetto video e che spesso viene agito, proprio come il termine stesso indica, per vendicarsi della donna che in qualche maniera non ha soddisfatto le aspettative dell’uomo.

 

La violenza sulle donne è un dramma sociale e culturale

Partendo dal presupposto e dalla consapevolezza che la violenza sulla donna ha come seme generatore la cultura che le attribuisce caratteristiche (stereotipi) quali la tolleranza, la comprensione, la desiderabilità, la sensualità che provoca e la cura dell’altro, anche forme più “goliardiche” come il Cat Calling (molestie di strada), atteggiamento in precedenza accettato come normale manifestazione di un apprezzamento da parte di un uomo/ragazzo nei confronti di una donna/ragazza, oggi si va a configurare come una vera e propria molestia sessuale, fatta di commenti indesiderati e volgari, gestualità altrettanto esplicite, suoni di clakson o fischi, finanche ad arrivare ad inseguimenti o palpeggiamenti da parte di estranei in aree pubbliche. 

Tutto questo quindi che cosa ci suggerisce? Che sarebbe molto importante ai fini di una lotta a 360° alla violenza contro le donne, partire dalla consapevolezza che essa ha una radice culturale che esita in una discriminazione della donna e in una disparità di potere tra uomini e donne, per cui un genere è subordinato all’altro.

Questo rappresenta il fil rouge di tutte quelle manifestazioni di atteggiamento soverchiante e violento e che si esprime in tutti gli ambiti della vita delle donne e degli uomini, incluso poi inevitabilmente, e in modo molto più evidente e sfaccettato, anche il contesto relazionale e di coppia. Qui senza dubbio le dinamiche che si innescano e la continuità del rapporto che c’è tra uomo e donna portano alla esacerbazione e all’esasperazione di questo tentativo di dominanza, che può poi condurre a quello che è l’atto conclusivo, l’ultimo step della violenza di genere: il femminicidio.

 

Prevenire la violenza: come si fa?

Pertanto risulta necessario e fondamentale, quando si è in prima linea per porre fine a questa mattanza, andare ad intervenire nello scardinamento e nella prevenzione non solo dell’atto conclusivo più tragico possibile per la donna e la società tutta, ma anche di tutto ciò che sta prima di quest’ultimo drammatico atto. 

E come farlo? Iniziando ad esempio a non tollerare più nemmeno quelle forme più “leggere”, più “velate”, “meno gravi” di prevaricazione dell’uomo sulla donna.

Iniziando a non chiedere più a tutte le Greta Baccaglia del mondo di “non prendersela” se un tizio qualunque si avvicina pensando di poter sbraitare volgarità e palpeggiare, senza chiederne il permesso, parti del suo corpo, come se quel corpo fosse lì disponibile e alla mercé di un uomo incapace di chiedere e portare rispetto. 

Il messaggio che verrebbe veicolato, se tutte le donne venissero incoraggiate a “prendersela” sin da subito, sarebbe un messaggio educativo positivo per tutte le nuove generazioni che gradualmente apprenderebbero che non è possibile, non è contemplabile e non è pensabile poter toccare il corpo di una donna senza il suo consenso, né in modo sconsiderato né tantomeno a scopo di stupro… figurarsi poterlo addirittura uccidere sol perché lei dice no!

Proprio come per tutte le malattie mortali, arrivare a curarle quando sono ormai arrivate all’ultimo stadio non può essere utile ed efficace quanto agire sulla prevenzione o sui primissimi sintomi. 

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