Economia

Accendere un mutuo ai tempi dell’aumento dell’inflazione: cosa succede al tasso fisso e variabile

L'inflazione in Europa ha registrato un aumento negli ultimi mesi e questo ha influenzato gli indici necessari per calcolare i mutui a tasso fisso e variabile. Ecco come sono cambiati.
Accendere un mutuo ai tempi dell'aumento dell'inflazione: cosa succede al tasso fisso e variabile

La fine del 2021 ha visto alcune novità in termini di inflazione in Europa, portando a evolversi i tassi di interesse. Ecco cosa è utile sapere prima di scegliere un finanziamento e capire se è più conveniente il tasso fisso o quello variabile.

Mutuo a tasso fisso o variabile: cosa cambia con l’aumento dell’inflazione

Scegliere il tipo di tasso migliore non è semplice e, nel 2022, occorrerà tenere d’occhio anche l’inflazione che, da novembre, si è assestata al 4,9% in Europa. Fino alla settimana scorsa, in particolare al 21 dicembre, i tassi hanno mostrato un leggero aumento. In base a quanto sottolineato dall’Osservatorio Tassi di MutuiOnline, l’Eurirs a 10 anni è passato dallo 0,14% allo 0,19%, quello a 20 anni ha visto un aumento da 0,37% a 0,43% e, infine, l’Eurirs a 30 anni è incrementato da 0,31% a 0,38%.

Si tratta dell’indice che le banche utilizzano come riferimento per calcolare il tasso fisso di un mutuo. Il parametro Eurirs è utilizzato per calcolare il tan, cioè il tasso di interesse finale, che si ottiene sommando lo spread calcolato dalla banca all’indice Euris che abbia la stessa durata del mutuo in oggetto.

Come cambia il tasso variabile con l’inflazione: le previsioni

Per quanto riguarda il parametro di riferimento delle banche per aggiornare il tasso variabile di un mutuo, l’Euribor, quello a 3 mesi sembra fisso a -0,588% mentre quello a 12 mesi ha registrato un leggero aumento da -0,518% a -0,515%.

Le cifre relative agli Euribor sono negative da 5 anni ma, secondo alcune previsioni, a settembre 2023 potrebbero arrivare allo 0,3%.

Al momento, poiché le aspettative, condivise anche dalla Banca Centrale Europea, sono di un’inflazione transitoria, gli istituti bancari dovrebbero garantire un mutuo a tasso fisso pari circa all’1,1%.

Nei prossimi 10 anni, infatti, l’inflazione in Europa dovrebbe assumere un valore medio dell’1,8% e, con il decremento dell’inflazione, dovrebbero ridursi anche gli indici Eurirs su cui viene calcolato il tasso fisso dei mutui.

In questo scenario, anche il parametro Euribor potrebbe mantenersi invariato e quindi avvantaggiare anche i mutui con rata variabile. In Italia, i mutui con tasso varabile sono circa il 10% dei mutui accesi, con una preferenza per il tasso fisso.

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