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Pensioni, cosa cambia con la scelta del part-time: i dettagli da conoscere per il calcolo della pensione

Le motivazioni alla base della scelta di un part-time sono varie, ma dovrebbero tenere conto anche dell'incidenza che potrebbero avere sul futuro pensionistico del lavoratore. Ecco cosa potrebbe cambiare.
Pensioni, cosa cambia con la scelta del part-time: i dettagli da conoscere per il calcolo della pensione

Scegliere un lavoro part-time, per esigenze legate alla famiglia oppure per ridurre progressivamente le ore lavorate in vista della pensione, può incidere sul futuro pensionistico del lavoratore. Ecco quali cambiamenti può apportare alla pensione in base alla tipologia di part-time scelta.

Part-time, come incide questa scelta sull’anzianità per la pensione

Per accedere al pensionamento occorre rispettare dei requisiti in termini di età anagrafica, anzianità contributiva e di importo dell’assegno pensionistico. Per quanto riguarda l’età anagrafica, al momento l’accesso alla pensione è consentito al raggiungimento dei 67 anni di età, fermo restando le opzioni di pensionamento anticipato.

Gli anni di part-time nel settore privato sono conteggiati al pari di quelli lavoratori full-time, solo se però la retribuzione settimanale è almeno pari al minimale stabilito dall’Inps per il lavoro dipendente, cioè 206,31€ alla settimana nel 2021. Per chi lavora nel settore pubblico, invece, gli anni lavorati con part-time sono conteggiati per intero. Il part-time non incide dunque sul raggiungimento dell’anzianità contributiva del lavoratore.

Pensioni, cosa cambia la scelta di un part-time con il calcolo contributivo

Oltre al requisito dei 67 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia, ai lavoratori che abbiano iniziato dopo il 1995 è richiesto anche l’aver maturato un assegno previdenziale che sia almeno 1,5 volte il valore dell’assegno sociale, recentemente incrementato a 467,65€.

Vincolo che decade al compimento dei 70 anni di età, momento in cui si matura il diritto alla pensione indipendentemente dall’importo che si riceverà. Il part-time, a causa di una riduzione della retribuzione, va a incidere proprio sull’entità dell’assegno pensionistico futuro. Per chi inizia a lavorare dopo il 1995 infatti la pensione è calcolata utilizzando un sistema interamente contributivo e, con la Riforma del 2011, il sistema contributivo è stato esteso anche a chi aveva accumulato almeno 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995.

Con la scelta del part-time resta comunque invariata l’eventuale parte retributiva dell’assegno pensionistico.

Part-time orizzontale, verticale e ciclico: quali sono le differenze

È importante anche distinguere tra part-time orizzontale, verticale e ciclico. Gli anni lavorati in part-time sono conteggiati al pari di quelli in full-time se si tratta di part-time orizzontale, cioè di una riduzione nell’orario di lavoro applicata a tutti i giorni lavorativi.

Con la circolare n. 74/2021 l’Inps ha recentemente riconosciuto per intero nel calcolo dell’anzianità lavorativa anche i periodi di part-time verticale (in cui il lavoratore è attivo solo per alcuni giorni) e ciclico (cioè di lavoro solo in alcuni periodi prestabiliti).

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