Cronaca dal Mondo

Crisi gas-carburante, in Kazakistan scoppia la rivolta: è emergenza nazionale. Arresti e vittime, le immagini

Il Kazakistan è ormai nella morsa delle rivolte da più di cinque giorni. Il Presidente Tokayev parla di atti di terrorismo e autorizza la polizia a sparare senza preavviso.
Crisi gas-carburante, in Kazakistan scoppia la rivolta: è emergenza nazionale. Arresti e vittime, le immagini

Il Kazakistan, stato-cerniera della Russia tra i più stabili dal post-caduta dell’URSS a oggi, è sull’orlo del baratro. Dal 2 gennaio circa si susseguono manifestazioni e scontri violenti tra polizia, esercito e cittadini; la Russia ha attivato per la prima il Trattato di Sicurezza Collettivo (Csto) e i suoi soldati hanno varcato i confini mettendo piede sul suolo kazako per la prima volta dal 1990.

La causa dietro questa crisi senza precedenti, che ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza nazionale, è da ricondurre alla crisi del gas e al caro carburante. Sui social si susseguono le immagini provenienti dal territorio, foto e video delle manifestazioni e degli scontri.

La situazione in Kazakistan è tenuta sotto stretta sorveglianza da parte dei Paesi Occidentali, l’Europa ancora non so è espressa formalmente, ma è inquieta, l’Alto Rappresentante Ue di politica estera Josep Borrell teme il rischio del ripetersi di situazioni già viste (la crisi in Ucraina): “Gli aiuti militari esterni riportano alla memoria situazioni che vanno evitate” si legge su Repubblica, e ancora “L’Europa è pronta a fornire il suo supporto per affrontare la crisi”. Anche gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione, soprattutto verso il rischio di violazione dei diritti umani, mentre l’Onu ha invitato il governo kazako a limitare le violenze.

Il Kazakistan in rivolta per gas e carburante

Palazzi governativi presi d’assalto, proteste, scontri, auto della polizia date alle fiamme, blocchi a stazioni dei treni e agli aeroporti; la situazione in Kazakistan si fa sempre più critica ogni giorno che passa, nonostante il governo abbia dichiarato lo stato d’emergenza e l’accesso a internet sembra essere stato bloccato.

La città più assediata, oltre alla Capitale Nur-Sultan, è quella di Almaty, considerata Capitale economica dello Stato.

Le proteste hanno preso il via domenica 2 gennaio a seguito dell‘aumento del prezzo del gas e del carburante; nel dettaglio, il governo ha deciso di porre gradualmente fine ai sussidi e al limite massimo dei prezzi, permettendo al mercato di fare i prezzi che sono andati oltre le reali possibilità dei cittadini.

Nonostante il tentativo del Presidente Tokayev di fare marcia indietro e tentare una riduzione dei prezzi del carburante, la rivolta si è accesa e non sembra intenzionata a scemare.

La rivolta in Kazakistan tra morti, feriti e arrestati

Tra statue che crollano, auto date alle fiamme, blocchi aeroportuali, il bilancio a cinque giorni dall’inizio della rivolta è di 26 morti, 700 feriti e 3mila arresti.

Sono questi i numeri provvisori e, molto probabilmente, destinati a crescere. Secondo le prime stime tra le vittime ci sono tanto rivoltosi quanto poliziotti e una vittima risulterebbe decapitata.

Ad essere presi di mira sono stati anche a sede del governo locali di Almaty e diverse strade. La statua di Nursultan Nazarbaev, Presidente del Kazakistan dall’indipendenza al 2019 è stata abbattuta, segno della rabbia dei cittadini nei confronti di un governo ritenuto corrotto.

Il discorso del Presidente Tokayev

Il Kazakistan è uno dei Paesi dell’est Europa dove la produzione di petrolio è la più alta, con 1,6 milioni di barili al giorno; non solo, la sua ricchezza di materie prime vale soprattutto per l’Uranio, il Kazakistan è infatti il Paese dove si estrae il 42% dell’Uranio mondiale. Un Paese ricco ma i cui cittadini non riescono ad arrivare a fine mese con un salario medio annuo di circa 3mila euro. Il Presidente Tokayev ha predisposto misure ristrettissime per arginare la rivolta; oltre a dichiarare lo stato d’emergenza nazionale ha imposto il regime di coprifuco e limitazioni alla libertà di movimento, ha autorizzato la polizia a sparare contro i manifestanti senza preavviso per riportare la calma.

Tokayev ha oggi deciso di non tornare più sui suoi passi, nel suo discorso alla nazione ha definito i rivoltosi terroristi e e banditi che “Devono essere distrutti e sarà fatto presto”. Ripreso dalle testate di tutto il mondo, il Presidente Kazako ha dichiarato che: “Ci sono stati dall’estero appelli alle parti a negoziare per una soluzine pacifica ai problemi. Che sciocchezza! Come si può negoziare con criminali e assassini?

L’intervento della Russia in Kazakistan

Ad accorrere in soccorso del Kazakistan è stata in primis la Russia di Vladimir Putin, che ha permesso l’attivazione del Trattato di sicurezza collettivo, stipulato tra la Russia e le cinque ex repubbliche sovietiche (è la prima volta nella storia che viene attivato). La richiesta è arrivata direttamente dal Presidente Tokayev; al momento, vista anche la difficoltà nel reperire informazioni visto anche il blocco di internet, non è possibile conoscere il numero esatto di militari e forze armate inviate dalla Russia sul territorio.

Secondo le cifre riprese da Repubblica dalle agenzie stampa di Mosca, sarebbero almeno 2’550 unità su un contingente totale stimato di 3’700 messo a disposizione da tutti gli Stati aderenti al trattato, ovvero Armenia, Bielorussiam, Kyrgyzystan, Tajikistan e Kazakistan. L’operazione è stata definita come anti-terroristica.

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