Economia

Aumenta il prezzo della pasta tra crisi energetica e materie prime: quanto costerà in più

I rincari diffusi in diversi settori stanno colpendo anche la produzione della pasta. Ecco cosa sta succedendo e di quanto potrebbe aumentare ancora il prezzo al chilo.
Aumenta il prezzo della pasta tra crisi energetica e materie prime: quanto costerà in più

La crisi dell’energia e delle materie prime sta interessando anche uno dei prodotti alimentari più consumati e acquistati dagli italiani: la pasta. Ecco di quanto potrebbero incrementare i prezzi secondo le ultime stime e quali sono le cause degli aumenti in arrivo.

Aumentano i prezzi della pasta: le previsioni per le prossime settimane e le cause

Per la grande distribuzione, 1 kg di pasta costava circa 1,10€ a settembre 2021. A inizio gennaio, questo prezzo è salito a 1,40€ e sembra destinato ad aumentare ancora. Alla base ci sarebbe l’inflazione che sta interessando moltissimi settori e che trova origine nella crisi energetica e negli aumenti del costo delle materie prime.

Secondo quanto spiegato da Vincenzo Divella, amministratore delegato del gruppo pugliese Divella, al Sole24Ore, un primo aumento di 0,30€ è stato necessario per fronteggiare i rincari nel prezzo del grano. La Borsa di Foggia avrebbe infatti registrato un +90% per il grano a partire da giugno 2020. Un nuovo incremento di 0,12€ dovrebbe essere richiesto alla grande distribuzione per far fronte agli aumenti del 25% sul cellophane e del 300% su gas ed elettricità. 1 kg di pasta potrebbe quindi costare 1,52€ al consumatore finale, con un aumento del 38% entro la fine di gennaio 2022.

Cosa c’è dietro l’aumento del prezzo del grano e della pasta: un problema mondiale

Per Divella, un rincaro simile sul prezzo del grano sarebbe dovuto al crollo del 50% registrato dai principali produttori mondiali, cioè Stati Uniti e Canada. In questo modo si sarebbe reso necessario pagare a caro prezzo tutto il grano che non è possibile coprire con la produzione italiana e avrebbe causato rincari anche per il grano prodotto nel nostro Paese.

Nel 2021, secondo Coldiretti, l’Italia ha prodotto 3.800.000 tonnellate di grano, cioè il 3% in meno rispetto al 2020.

Sul territorio nazionale sono quasi raddoppiati i costi delle semine di grano impiegato per pane e pasta, e le cause sono gli aumenti nei costi del gasolio, dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti. Da parte della grande distribuzione sembra esserci il tentativo di non far pesare i rincari solo sul cliente. Per l’Istat, però, già a novembre 2020 si sarebbero registrate diminuzioni nelle vendite dei beni alimentari, pari allo 0,9% in valore e all’1,2% in volume.

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