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La metà degli italiani sogna un altro lavoro: le necessità sono diverse e cambiare non spaventa

La maggior parte degli italiani desidera cambiare lavoro. La pandemia e il periodo di incertezza economica hanno reso instabili molti settori ritenuti inossidabili
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Lo studio tratto da una ricerca sul portale per l’occupazione tra i più utilizzati in Italia, “Indeed”, mette in luce come il 46% circa della classe lavoratrice si direbbe pronto a cambiare immediatamente la sua occupazione.
Sono tante le ragioni che spingono la mente dei lavoratori italiani a pensare a un cambio drastico. Il periodo di incertezze legato alla pandemia continua ad avere un forte impatto anche su quei settori da sempre ritenuti stabili.

Quali sono le cause che spingono gli italiani a desiderare un altro lavoro

Tra le principali cause troviamo sicuramente il guadagno in termini economici.

Il 54% degli italiani ritiene uno stipendio più alto, essere la causa principale per cui lascerebbe la sua attuale occupazione. Il 18% dei lavoratori si direbbe pronto a lasciare la sua attuale posizione per dirigersi verso settori con un elevato ritmo di sviluppo. Settori come l’ e-commerce, il settore della ricerca, il digital marketing e la comunicazione sono tra i più ambiti.
Vi sono poi coloro che ritengono lo “smart-working” un forte incentivo al cambio occupazionale. Lavorare da casa si è rivelato per molti un privilegio e non una limitazione. D’ altro canto anche le aziende sono rivolte sempre più ad una gestione mista del personale aziendale, ottimizzando gli spazi e riducendo i costi.

Non mancano neanche le spinte statali

Il governo si è infatti espresso a più riprese a favore dello sviluppo della modalità telematica di esecuzione del lavoro, promettendo sgravi fiscali e agevolazioni per coloro che opterebbero per questa forma lavorativa.
Anche la mobilità professionale e i benefit legati al proprio contratto lavorativo come bonus, agevolazioni sanitarie e servizi, si confermano essere un forte stimolo a voler cambiare lavoro (16%).

Tra i più ambiti troviamo infatti i premi immediati, quelli legati al “food&beverage”, benefit finanziari, voucher per il pranzo, sovvenzioni per i trasporti pubblici, servizi familiari e auto aziendale.

Lo studio rivela quindi come la pandemia abbia cambiato le priorità dei lavoratori di tutte le età , modificando così anche il concetto stesso di “buon lavoro” . La stabilità resta la prerogativa principale, ma sono subentrate ulteriori necessità come la flessibilità oraria e di luogo.

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