Lavoro

Multitasking e switch-tasking tra mito e realtà: cosa succede nel nostro cervello

Saper gestire diverse attività contemporaneamente è una richiesta sempre più presente dalle aziende. Questo sembrerebbe favorire una maggiore produttività. Ma è davvero così?
Multitasking e switch tasking

Essere multitasking (dall’inglese task = compito) significa saper gestire più compiti nello stesso momento. Oggi sembra essere un vero e proprio super potere che rende contenti i propri datori di lavoro, proprio perché ci si dimostra in grado di lavorare per due o più persone. Il termine multitasking viene mutuato dal mondo dell’informatica e si identifica con la capacità di un sistema operativo di svolgere più compiti contemporaneamente.

Tuttavia, mentre le tecnologie nascono per compiere il maggior numero di operazioni in simultanea, noi non siamo biologicamente predisposti per farlo nello stesso modo.

Almeno non in maniera focalizzata. Nonostante ciò, ci ritroviamo a vivere in una società che spesso esalta la dote di saper lavorare in multitasking.

Il multitasking è davvero possibile?

La risposta è sì: siamo in grado di compiere due compiti simultaneamente, ma solo se questi adducono a risorse in un campo sensoriale diverso, e se uno dei due è automatico: per esempio, camminare e ascoltare un audiolibro, oppure guidare l’automobile e chiacchierare. Diverso è quando dobbiamo concentrarci su un determinato compito. Infatti, quando cerchiamo parcheggio o quando percorriamo strade che non conosciamo ci può capitare di essere più concentrati se abbassiamo il volume della radio e smettiamo di chiacchierare.

Dunque sul lavoro pensare di poter scrivere una mail mentre si parla al telefono, o mentre si risponde a una domanda di un collega, è un’ardua impresa, soprattutto se vogliamo fare entrambe le cose con risultati soddisfacenti. Questo perché, mentre ci illudiamo di fare multitasking, stiamo facendo in realtà switch tasking, ossia stiamo rapidamente spostando la nostra attenzione da un compito all’altro, con un notevole dispendio di glucosio (e quindi di energie) per il nostro cervello.

Gli effetti negativi del multitasking

Sono numerosi gli studi scientifici che riguardano lo switch tasking e le conseguenze a livello cognitivo. Una recente ricerca di Stanford ha dimostrato che le persone che fanno switch tasking tra diversi media contemporaneamente hanno ottenuto risultati peggiori in termini di memoria. Le ultime ricerche parlano di un 40% di efficienza in meno per chi pratica questo deleterio modus operandi.

Inoltre, mentre si pensa che occuparsi di più mansioni contemporaneamente ci renda più produttivi, molti studi di psicologia cognitiva e neuroscientifica concordano sul fatto che spostare freneticamente la propria attenzione da un compito all’altro aumenti notevolmente il dispendio energetico e la produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), facendoci sentire stanchi e disorientati in poco tempo.

 Nel lungo periodo il tentativo di multitasking genera stress, ansia e affaticamento, oltre a ridurre la capacità di concentrazione.

Da multi a mono tasking: la ricetta per la produttività

In un mondo sempre connesso e ricco di stimoli, una prima reazione potrebbe essere quella di rispondere in modo reattivo ai continui input, come se avessero tutti la stessa importanza.

 Tuttavia è necessario tenere a mente che darsi delle priorità è essenziale per essere efficienti, soprattutto nel lavoro. Evitare che ogni attività venga percepita come urgente, definendo cosa è realmente importante e pianificando le tempistiche, è una buona strategia per evitare di cadere nella trappola dell’urgenza e del multitasking.

Diventare consapevoli delle conseguenze che lo switch tasking può avere sul nostro benessere e sulla nostra efficienza, è il primo passo per migliorare la nostra capacità di concentrazione e diminuire l’ansia ad esso correlata. Inoltre, è importante sapere che il pensiero creativo, che ci permette di risolvere i problemi attraverso un pensiero divergente, trae enorme beneficio dai momenti di rilassatezza.

La tendenza a voler riempire ogni attimo con attività produttive, spesso nel tentativo di farlo in multitasking, può danneggiare la nostra capacità di problem solving e la nostra creatività.

Dunque, pianificare nelle proprie giornate tempi di lavoro intenso alternati a pause rigeneranti ci permette di concentrare le nostre energie su una cosa alla volta, riuscendo magari a raggiungere lo straordinario stato di flow che permette di immergersi appieno in un’attività. In questo modo saremo più produttivi e meno stressati.

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