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Jonathan Bazzi ospite a Verissimo, chi è: l’infanzia difficile, il rapporto con il padre e la scoperta dell’HIV

Jonathan Bazzi è ospite a Verissimo. Nel salotto di Silvia Toffanin l'ospite condivide la sua esperienza con la malattia, l'HIV, raccontata nei suoi romanzi in questi anni.
Jonathan Bazzi ospite a Verissimo, chi è: l'infanzia difficile, il rapporto con il padre e la scoperta dell'HIV

Jonathan Bazzi ha alle spalle una vita colma di esperienze dolorose, che ha in parte deciso di raccontare in questi anni. Fra queste, vi è anche il momento della scoperta della sua malattia: l’HIV. Al suo fianco da 9 anni, c’è il compagno Marius, che è diventato anche protagonista di uno dei suoi romanzi. Oggi è ospite dello studio di Verissimo, programma condotto da Silvia Toffanin.

Jonathan Bazzi chi è: l’infanzia e le difficoltà della sua famiglia

Jonathan Bazzi è nato a Milano nel 1985, da Roberto e Concetta, detta Tina. Dopo la loro separazione però, è andato a vivere a Rozzano, dove è poi cresciuto con la madre e la sorella minore.

Quando Tina ha iniziato a lavorare come donna delle pulizie, Jonathan si è trasferito a casa dei nonni materni, Lidia e Biagio. “I privilegiati sono quelli delle villette a schiera, dove abitava Fedez e dove vivono tutt’ora i genitori. Fedez era di una classe sociale molto diversa dalla mia, i suoi avevano un bar. Per anni mi sono vergognato di casa mia, e le volte che qualcuno mi riaccompagnava a casa mi facevo lasciare nella zona delle villette. Non volevo che scoprissero che abitavo nelle case dell’Aler, troppo identificative di povertà” ha rivelato tempo fa al Corriere della Sera.

Mia mamma faceva le pulizie negli uffici, mia nonna in altre case popolari di Rozzano. Da piccolo le facevo compagnia. Da grande, a 14/15 anni, ho lavorato anch’io. Andavo dalla signora delle catenelle – per la quale lavorava mia nonna e che forniva perline, ganci alle lavoranti, che a casa propria montavano le catenelle per gli occhiali – a ritirare le mie vaschette di perline e di ganci. Tornavo a casa e mi mettevo a infilare” ha spiegato.

Particolarmente difficile è il rapporto di Jonathan con il padre, che in passato ha lavorato come poliziottoNon lo sento da quattro anni.

Da ragazzino di solito mi portava alla mensa della caserma. Mia madre diceva: ‘Nemmeno il pranzo vuole pagarti’” ha raccontato. “Ho avuto la possibilità di vedere il dietro le quinte dell’arma- ha aggiunto ripensando a quei momenti- ho sentito i poliziotti parlare di donne e di omosessuali. In quei momenti, con quei discorsi, saltava la divisione buoni/cattivi”.

Jonathan Bazzi e l’HIV: la sua esperienza con la malattia

Sei anni fa, Jonathan Bazzi ha scoperto di essere sieropositivo e nel 2019 ha voluto raccontare la sua esperienza nel suo primo libro autobiografico, Febbre. A indirizzarlo nella scelta del titolo del testo è stata proprio malattia e i sintomi della stessa.

L’11 gennaio 2016 infatti Jonathan aveva iniziato a sentirsi male, percependo febbre e sintomi influenzali per molte settimane. “Non avevo mai fatto il test prima. L’ho scoperto perché il mio corpo ha iniziato a cedere a causa dell’infezione” ha spiegato a Vanity Fair. “Ero convinto fosse sufficiente starci attenti. Non è stato così, non è bastato. Ho contratto il virus dell’HIV. Non so quando, non è importante” aveva aggiunto

“Avevo sogni e progetti prima, ho sogni e progetti ora. Quello che oggi deve essere chiaro è che nel 2018 un sieropositivo in terapia ha un’aspettativa di vita praticamente uguale a quella degli altri: non si trasfigura in un cadavere vivente, non riceve nessuna condanna.

La ricerca medica ha fatto passi da giganti” ha specificato.

“Non mi sento sfortunato: l’HIV è una mia caratteristica, nulla di più. Il vero rischio oggi è avere il virus senza sapere di averlo: col passare del tempo il sistema immunitario viene debilitato dal virus e si possono avere problemi più gravi” ha poi specificato.

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