Finanza

Crisi geopolitica e banche centrali tengono sotto scacco le Borse e l’inflazione preoccupa: il punto sui mercati

I venti di guerra provocato un tracollo dei mercati finanziari. I prezzi del petrolio e delle materie prime salgono alle stelle e l'inflazione resta il nemico numero uno. Facciamo il punto sui mercati
Effgetto Putin sui mercati finanziari

Finanza e geopolitica. Una coppia che va spesso a braccetto, ma che in un’eventuale crisi può trasformarsi in qualcosa di pericoloso. È quanto successo questa settimana con l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Russia sul fronte ucraino. ‘Venti di guerra‘ che hanno provocato un tracollo dei mercati finanziari – soprattutto europei – e che hanno spinto ancora di più i prezzi delle materie prime, cioè la componente principale dell’attuale rimbalzo dell’inflazione. Se a questo si aggiunge la prospettiva di una politica monetaria sempre più aggressiva, ecco che per gli operatori può rivelarsi un pasto difficile da digerire. 

“È stata una settimana piuttosto strana”, scrivono gli analisti del broker Oanda in una nota, “iniziata con la notizia di un’imminente invasione – più volte smentita dalla Russia – seguita da affermazioni di ritiro delle truppe a seguito del completamento delle esercitazioni pianificate, respinte da Ucraina e NATO. Non c’è da meravigliarsi se gli investitori non sanno da che parte rivolgersi”, affermano dalla società britannica.

Incertezza a Kiev

“Sell on news” si dice in gergo, e questa volta la frase è stata presa alla lettera. Appesi ad ogni titolo di giornale, i mercati si sono fatti prendere dallo spavento perdendo oltre il 2% in Europa alla notizia dell’imminente, o presunto tale, attacco della Russia in Ucraina allarmato dagli Stati Uniti.

I prezzi del petrolio e di altri materie prime mdi cui Mosca è una grande produttrice ed esportatrice, sono schizzati a prezzi elevatissimi (greggio vicino ai 100 dollari al barile) andando a buttare ulteriore carne sul fuoco dell’inflazione. 

A mettere il mondo in allarme è stata la Casa Bianca, affermando che un attacco russo in Ucraina sarebbe stato “imminente” e che i Paesi Nato avrebbero dovuto “prepararsi” per un’invasione. Gli sforzi diplomatici hanno fatto si che la goccia non abbia fatto traboccare il vaso, con Mosca che ha affermato di aver ritirato parte delle truppe dai fronti interessati (confine Ucraino, Crimea e Bielorussia) e di aver terminato le esercitazioni militari in corso.  Un ritiro non troppo convincente, visto che la Nato e Kiev hanno precisato di non aver riscontrato nessuna de-escalation sul campo, ma anzi di aver visto un maggior concentramento di forze militari russe sul confine ucraino. 

La minaccia di un attacco resta una seria possibilità secondo quanto affermato da Biden, e i ministri degli esteri occidentali vanno e vengono dal Cremlino per imporre una risoluzione diplomatica.

Gli investitori, invece, restano aggrappati alle dichiarazioni (spesso contraddittorie) degli attori in campo, senza un’idea chiara di dove questa ‘mini’ guerra fredda possa portare.   

“L’impatto di un confronto tra Russia e Ucraina colpirà principalmente le economie e i mercati finanziari della Russia, dell’Europa orientale e dell’Europa in generale”, afferma Antonio Tognoli, heas of research di Integrae SIM. “Le conseguenze dirette per le altre economie e mercati finanziari, si manifesteranno probabilmente attraverso un ulteriore rialzo dei prezzi dell’energia.

ricordiamo che gli USA sono indipendenti da un punto di vista energetico”.

Da marzo il dollaro costerà di più

L’inflazione resta il nemico uno. E i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve lo hanno sottolineato. Per questo, i tassi d’interesse inizieranno a salire nel mese di marzo, e i titoli di Stato non solo termineranno di essere acquistati ma verranno anche venduti. Uno scenario molto diverso da quello della pandemia, in cui le banche centrali sono state (quasi) costrette a permettere costi di prestito bassissimi con forti interventi sul mercato per garantire liquidità al sistema. 

E non è solo la Fed. Anche la banca centrale europea e l’omologa inglese, chi più chi meno, hanno iniziato a premere sull’acceleratore per far in modo che l’aumento dei prezzi non diventi strutturale e vada ad intaccare il percorso di crescita post pandemico che ha caratterizzato il 2021.

“Uno spettro si aggira per i mercati finanziari: lo spettro dell’inflazione. Tutti i poteri delle banche centrali hanno stretto una santa alleanza per esorcizzarlo”, ha scritto in una nota di ricerca Nadège Dufossé, Global Head of Multi-Asset di Candriam. “L’ultima a unirsi a questa alleanza è stata la Banca Centrale Europea (BCE) all’inizio di questo mese. Ma se né la Federal Reserve (Fed) né la BCE hanno effettivamente riadattato i loro (tradizionali o meno ortodossi) strumenti di politica monetaria – cioè i tassi di interesse o gli acquisti di obbligazioni – entrambi hanno usato il loro strumento più prezioso per muovere i mercati finanziari: la credibilità della loro forward guidance”. 

“Rivolgendosi ai numeri scomodamente alti dell’inflazione in più di un discorso, la forward guidance delle banche centrali ha improvvisamente accorciato gli orizzonti di investimento, con il risultato che i tassi di interesse sono saliti e i titoli azionari con duration più lunga hanno avuto gli impatti maggiori”, evidenzia l’esperta di Candriam. 

Secondo Dufossè, “i mercati finanziari continueranno ad evolversi senza una chiara direzione fino a quando le pressioni inflazionistiche si attenueranno, e la comunicazione delle banche centrali riuscirà a stabilizzare le aspettative”.

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