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Meta rischia una nuova multa per violazione della privacy: i precedenti e cosa sta succedendo

Meta rischia una multa dallo stato del Texas per utilizzo illecito di dati biometrici di milioni di utenti. L'accusa arriva in un momento complicato per la società.
Facebook registra dati biometrici

Continua il periodo buio per la società Meta, il procuratore generale del Texas fa causa alla società ex Facebook per violazione della privacy. In particolare il procuratore Ken Paxton accusa la società di Zuckerberg di aver registrato i dati biometrici di milioni di persone per più di un decennio, per poi utilizzare tali dati per scopi commerciali. Tutto ciò è in contrasto con il CUBI Act, infatti in Texas sono vigenti regole molto rigide per quanto riguarda la sicurezza dei dati sensibili e biometrici dei cittadini.

“Meta non trarrà più vantaggio dalle persone e dai loro figli con l’intenzione di ricavarci un profitto a scapito della propria sicurezza”, ha dichiarato sul suo sito ufficiale Ken Paxton che si fa portavoce dei texani per la battaglia sulla privacy contro le Big Tech.

L’ennesima multa per Meta

Non è la prima volta che Zuckerberg si trova a fronteggiare una causa simile, infatti già a inizio 2021 Meta ha dovuto pagare una multa da 650 milioni di dollari allo stato dell’Illinois per l’uso dei foto-tagging. Al momento non si conoscono le cifre dell’eventuale multa, ma sembra che il procuratore abbia richiesto una multa di $25mila per ogni violazione del consenso informatico e altri $10mila per ogni violazione su pratiche commerciali ingannevoli.

All’accaduto Meta si è limitata a commentare definendo la causa “senza valore”, affermando che la società ha chiuso il programma di riconoscimento facciale a novembre e che sono stati cancellati tutti i dati. Il rischio di una nuova multa si presenta in un momento tutt’altro che sereno per il colosso dei social media.

Patteggiamento da 90 milioni di dollari

Meta oltre a rischiare una multa dal Texas ha appena concluso una causa con il patteggiamento per 90 milioni di dollari.

Proprio in questi giorni la società con sede a Menlo Park ha accettato di pagare un risarcimento per una class action avviata nel 2012 da alcuni utenti americani.

Sembra che la società, all’epoca con il nome Facebook, avrebbe tracciato l’attività internet degli utenti anche dopo che quest’ultimi si fossero disconnessi. Meta si è pronunciata innocente ma ha accettato di pagare il patteggiamento per evitare il rischio di un nuovo processo.

Continua quindi il periodo negativo per la società di Zuckerberg che oltre al calo del valore azionario in borsa, si trova ad affrontare problemi giudiziari.

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