Le Picconate

Aumento dei costi delle materie prime, eppure una soluzione per limitare l’impennata dei prezzi c’è

Davvero le grandi imprese non possono far nulla per limitare i rincari e l'aumento dei costi, soprattutto delle materie prime? Non è proprio così, qualcosa si può fare
Materie prime e aumento dei prezzi

La vigorosa crescita economica mondiale, soprattutto quella europea, è messa in dubbio dal folle rialzo delle materie prime (commodities), che pongono enormi problemi alle imprese trasformatrici. La Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale stanno abbassando le stime sulla crescita del Pil in tutto il mondo.

L’Italia invece del 4,3% vede la crescita stimata nel 2022 al 3,7%. Come scrisse lo storico pavese Carlo M. Cipolla, gli imprenditori italiani sono costretti ad importare materie prime (l’Italia notoriamente non ha un territorio ricco, poi quelle che abbiamo – gas nell’Adriatico -, per ragioni populistiche non le estraiamo) o semilavorati, trasformarli per poi esportare il prodotto finito.

Ed è necessario che i beni siano di buona fattura; nelle parole di Cipolla: “Cose belle che piacciano al mondo”.

I prezzi salgono all’impazzata: cosa fare

È evidente che se i prezzi di petrolio, rame, alluminio salgono all’impazzata, e non si riesce a scaricare sui consumatori completamente l’aumento, i margini per le imprese scendono. Per alcune addirittura scompaiono, o vanno in negativo. Si lavora per perdere. Alcuni, come i vetrai di Murano, hanno pensato bene di sospendere la produzione.

Le bollette elettriche rendono la produzione non sostenibile.

Esiste un modo per difendersi? Per assicurarsi da questi poderosi rialzi dei prezzi? Certo. I mercati dei derivati sulle commodities sono nati negli Stati Uniti partendo da questa esigenza: i produttori di granturco avevano l’esigenza di assicurarsi che il prezzo di vendita al termine della stagione del raccolto fosse certo fin dal momento della semina. Così da evitare rischi non necessari.

Il mercato di Chicago, il più grande del mondo, il Chicago Board of Trade (CBOT), è il mercato dove si scambiano le materie prime, sia a pronti, che a termine.

Nei mercati a termine il prezzo futuro della transazione viene stabilito oggi, indipendentemente da quello che succederà nei prossimi mesi. I derivati (futures, opzioni e swap) sono strumenti finanziari che derivano (appunto) il loro valore da una attività sottostante. Se il sottostante, per esempio, è il petrolio, il valore del derivato dipende dal valore del prezzo del petrolio.

Come proteggersi dagli aumenti dei mercati a termine

Facciamo un esempio che riguarda le compagnie aeree, il cui business vede il costo del carburante rappresentare dal 25 al 40% dei costi operativi.

Se una linea aerea nel 2021 intendesse assicurare il proprio approvvigionamento di cherosene per tutto il 2022, è in grado di fissare il prezzo dell’intera fornitura a fine 2021. Si parla di fuel hedging, ossia di copertura (hedge) del costo del carburante (fuel). In questo modo il mercato a termine funge da mercato assicurativo, poiché la compagnia aerea non avrà alcun impatto qualora il prezzo del petrolio (e quindi del cherosene) dovesse aumentare. Il prezzo a termine infatti è già stato negoziato a fine 2021. Quando, da contratto, a metà giugno 2022 (data della consegna prestabilita), il prezzo del petrolio dovesse aver raggiunto i 100 dollari al barile, il compratore lo pagherebbe quello che valeva a fine 2021, ossia 70 dollari.

Vi ricordate il film di successo con Eddie Murphy, “Una poltrona per due”? Il titolo originale in inglese era “Trading places”, ossia luoghi dove si contratta, dove avvengono le transazioni. Nel film si vedevano le contrattazioni al CBOT del succo d’arancia. Il premio Nobel per l’economia Eugene Fama dimostrò la forte efficienza informativa dei mercati delle commodities; infatti scrisse che per avere una buona previsione del tempo meteorologico in Florida, il prezzo del succo d’arancia era la miglior risposta, poiché quel prezzo era in grado di incorporare tutte le informazioni metereologiche disponibili.

Sono in particolare le grandi imprese – per non parlare di quelle energivore (ossia che consuma grandi quantità di energia per alimentare la produzione) – che hanno le competenze, le capacità, le chance di proteggersi ed assicurarsi sui mercati a termine; le piccole imprese non sono strutturate, e spesso, neanche le medie. Quando le grandi imprese protestano per l’aumento dei prezzi delle materie prime, una domanda dovrebbero farsela.

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