Finanza

Torna la guerra in Europa e Borse come nel primo lockdown: il punto sui mercati

L'invasione russa in Ucraina ha sconvolto le Borse del mondo e fatto crollare quelle russe. In un solo giorno le Borse mondiali hanno spazzato via 311 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Torna la guerra in Europa, Borse come nel primo lockdown: il punto sui mercati

Alla fine è successo. Dopo settimane di mascheramenti, il presidente russo Putin ha iniziato l’invasione dell’Ucraina occidentale, riportando la guerra nel cuore dell’Europa dopo 75 anni. La scelta di Mosca ha provocato uno scossone sui mercati azionari facendo rimbalzare le materie prime a prezzi record. Ancora più drammatica la reazione delle borse russe, letteralmente crollate, con valuta locale e tassi obbligazionari che mettono in serio dubbio la capacità di sostentamento di Mosca sul medio-lungo termine.

Immediata, anche se solo a parole, la reazione dei Paesi occidentali, che ora si preparano ad imporre contro il Cremlino sanzioni molto più ingenti di quelle arrivate dopo l’invasione della Crimea nel 2014.

Sanzioni che, tuttavia, potrebbero rivelarsi un boomerang per l’Ue, e non essere sufficienti per fermare i carrarmati russi.

Rimane un’enorme incertezza su quanto lontano si spingerà la Russia in Ucraina, e quali saranno gli effetti a catena in tutto il mondo” scrivono gli analisti del broker Oanda. Per gli esperti, ci saranno “senza dubbio” conseguenze per l’economia globale, con i recenti picchi del mercato del petrolio e del gas che “aggravano le pressioni per famiglie e imprese”.

Questo, aggiungono, “crea anche un’enorme incertezza per le banche centrali”.

Le Borse come nell’aprile 2020

In un solo giorno, le Borse mondiali hanno spazzato via 311 miliardi di dollari di capitalizzazione, una seduta che i mercati europei non vedevano dal primo lockdown con la sola Piazza Affari che ha perso oltre 1.100 punti spaventata dalle conseguenze del conflitto sulle operazioni delle società quotate, molte delle quali operanti in Russia (come i big del lusso). I prezzi del petrolio sono balzati oltre i 100 dollari al barile, i valori del gas europeo sono tornati a livelli record mentre il rialzo delle quotazioni dell’oro e di altri beni considerati rifugio, come il dollaro, segnalano la paura degli investitori verso lo scenario di guerra.

A subire le conseguenze maggiori del conflitto sono stati, tuttavia, i mercati finanziari russi. L’indice azionario Moex ha perso metà della propria capitalizzazione in due giorni, mentre il rublo ha toccato i minimi storici contro le valute occidentali esacerbando un’inflazione che a gennaio ha toccato il 10%. I tassi obbligazionari a dieci anni rendono ora il 13% mentre i credit default swap (contratti che indicano quanto costa assicurarsi in caso di default) hanno visto livelli superiori a quelli del 2014.

Indicatori, questi, che mettono a serio rischio la capacità di Mosca di sostenere le spese statali, nonostante Putin abbia imparato a fondo la lezione della Crimea rafforzando il debito (pari al 17% del Pil) e accumulando oltre 630 miliardi di riserve valutarie estere (il quarto paese al mondo).

Via alle sanzioni, ma quali?

Colpiremo il 70% del mercato russo” ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, mentre gli Stati Uniti imporranno misure “mai viste” contro Mosca. Parole molto forti ma che, per ora, non si sono trasformate nei fatti e che potrebbero arrivare troppo tardi per fermare sul campo i tank di Putin.

A complicare le cose, inoltre, è il diverso quadro energetico di Ue e Usa.

Se Washington è praticamente autosufficiente a livello energetico, lo stesso non si può dire di Bruxelles, che attinge ampiamente alle forniture di gas russo. Motivo, questo, che potrebbe portare gli stati membri ad essere molto cauti contro Mosca, visti i livelli d’inflazione attuali e le possibili ricadute su imprese e famiglie. Anche a livello finanziario le misure potrebbero non essere ‘full scale’, vista l’esposizione delle banche europee in Russia e l’integrazione dell’ex Urss nel sistema economico mondiale.

Il presidente Biden ha già gatto sapere che Mosca continuerà a far parte dello Swift (sistema di pagamenti internazionali), mentre nell’ultima informativa al Parlamento il premier Draghi ha affermato che il Consiglio europeo sta discutendo la possibilità di negare al Cremlino l’accesso al mercato secondario e bloccare le attività delle banche russe, con sanzioni economiche mirate per gli oligarchi della Duma.

La mancata preparazione sul campo e la lentezza delle misure finanziarie amplificano la capacità di Mosca di essere impenetrabile alla risposta comunitaria, evidenziando la debolezza dell’alleanza atlantica già mostrata nella crisi afghana dell’agosto 2021. Se a questo si aggiungono le mire espansionistiche della Cina – nuova alleata di Putin  – sull’Isola di Taiwan, il rischio appare chiaro: una significativa diminuzione della sfera d’influenza occidentale e il cambio di paradigma a livello mondiale.

Le azioni che la comunità internazionale intraprenderà contro la Russia determineranno lo scenario dei prossimi giorni”, ha scritto in una nota Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “Escalation del conflitto, sanzioni troppo pesanti e l’ipotizzata esclusione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT penalizzerebbe molto il mercato azionario ed il settore bancario italiano, motivo per cui l’Italia è la più tiepida nei confronti di eventuali sanzioni”.

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