Le Picconate

Cosa può fare un cittadino russo per ribaltare lo zar Putin? In guerra si hanno solo 3 scelte

Quali sono le scelte che stanno facendo i cittadini russi? In una situazione come questa hanno solo 3 scelte e quello a cui stiamo assistendo conferma la teoria di Albert Hirschman
Cosa fare per fermare Putin

Nel 1970 l’economista americano dello sviluppo Albert Hirschman (la cui sorella Ursula sposò prima Eugenio Colorni poi Altiero Spinelli, due padri dell’Europa) illuminò il dibattito politico scrivendo un volume, ancora oggi di stretta attualità, “Lealtà, defezione, protesta” (il Mulino).

Di fronte a un’inefficienza o ai segnali di disgregazione di uno Stato, spiego Hirschman – nato a Berlino nel 1915 in una famiglia ebrea, poi naturalizzato statunitense – un popolo ha tre scelte:

  1. Loyalty: far finta di niente, accontentarsi di quello che passa il convento, scegliere la compiacenza e la lealtà al regime politico dominante;
  2. Voice: urlare, far valere il potere della voce protestare in modo deciso al fine di promuovere un cambiamento;
  3. Exit: fuggire, andarsene, scegliere l’esilio.

Guerra o legittima difesa?

Hirschman non pensava solo alle vicende politiche, ma alle scelte che possono avere i consumatori, gli iscritti a un partito, i cittadini di fronte al deterioramento di un prodotto. A distanza di 52 anni, le considerazioni di Hirschman si adattano in modo perfetto alle opzioni a disposizione del cittadino russo di fronte a un capo di Stato incapace di fare l’interesse dell’intero Paese.

La drammatica scelta di invadere l’Ucraina da parte della Russia – operazione bellica iniziata il 24 febbraio scorso – ha portato all’isolamento mondiale, alle sanzioni economiche e finanziarie, alla solidarietà di tutto il mondo verso la formidabile resistenza ucraina, che va sostenuta pancia a terra per il futuro dell’Europa, che, in caso di capitolazione di Kiev, si sentirà sempre a rischio di invasione.

La comunità internazionale, tante volte in disaccordo, ha dato prova di unità di intenti e di coesione. Le democrazie, tanto litigiose, sono quanto di meglio abbiamo. Coloro che si improvvisano costituzionalisti dell’ultim’ora non hanno mai letto la nostra Costituzione, che limita la guerra alla legittima difesa; per altro i trattati internazionali ci impongono di aiutare l’Ucraina a favore della pace.

Le scelte del popolo russo

Come illustrato da Hirschman, la popolazione russa si sta dividendo in tre fazioni: 

  1. Coloro che sostengono Putin, consapevoli o inconsapevoli del disastro che li aspetta (fame e sanzioni per lungo tempo, povertà certa, assenza di democrazia, televisioni, radio e giornali indipendenti chiusi);
  2. Coloro che protestano nelle piazze e in tv. Pensiamo a Ludmila Nikolaevna Vasilyeva che ha protestato ed è stata arrestata il 24 e il 27 febbraio. Si tratta di una pensionata di 80 anni, una blokadnika, coloro che hanno resistito a San Pietroburgo all’assedio di Leningrado da parte dei nazisti. 

Pensiamo a Marina Ovsyannikova, 44 anni, la giornalista che ha protestato contro la guerra durante il telegiornale del primo canale russo. “Non potevo restare in silenzio, vorrei che la gente aprisse finalmente gli occhi. Vedo mia madre che è proprio zombizzata da questa propaganda di Stato”, ha detto dopo un lungo interrogatorio.

  1. Coloro che scelgono di abbandonare la Russia, fuggendo per lo più in Finlandia. È notizia dei giorni scorsi che l’étoile del balletto del Bolshoi Olga Smirnova ha lasciato la maggiore compagnia russa per il Balletto Nazionale olandese (la prima ballerina sarà con Roberto Bolle alla Scala al “Gala Fracci” il prossimo 9 aprile).

Inoltre, si sottovaluta la perdita tremenda di cervelli che ipoteca una mancata crescita economica data dalla capacità cognitiva. Il fondatore del social media di successo Telegram Pavel Durov (nato a Leningrado, ora cittadino francese) quanti posti di lavoro avrebbe creato in Russia? La sua ricchezza è stimata intorno ai 15 miliardi di dollari, che non verranno mai investiti in Russia.

Come convertire i fedeli dello zar

Al fine di diminuire il peso della fazione “fedele” allo zar Putin (loyalty), oltre a inviare armi, cosa può fare il mondo per aprire gli occhi al popolo russo, imbevuto di propaganda, racconti distorsivi, immagini fasulle? Eccezionale è stata l’azione di Anonymous – un gruppo di hacker internazionali – che, oltre a compiere attacchi informatici nei confronti delle istituzioni russe – svolge azioni informative: ha inviato 7 milioni di SMS ai cittadini per aprire loro gli occhi sull’andamento del conflitto.

L’imprenditore tech ucraino Mykhailo Fedorov, ha chiesto il supporto di Clearview AI (la più grande società di riconoscimento facciale al mondo) sta aiutando il governo mettendo a disposizione il potentissimo software della sua società, che ha negli anni accumulato un database costituito da 10 miliardi di foto di cittadini russi (prese anche da VKontakte, una specie di Facebook russa). Clearview è in grado di dare nome e cognome a tutti i soldati russi in battaglia. In questo modo possono comunicare alle famiglie che loro figlio (che non sanno dove sia o che sia impegnato in un’invasione) è morto. Magari nascerà un po’ di ostilità verso Putin, vero criminale di guerra.

Putin sarà sconfitto

Come ha detto Dmitrij Muratov, premio Nobel per la Pace 2021, il direttore della Novaja Gazeta – il giornale russo dove lavorava Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 – “la propaganda è come le radiazioni. Non è possibile stare vicino a Chernobyl e non rimanere contaminati dalle radiazioni. Non si può vivere in Russia e sfuggire alla propaganda”.

Lo slogan del Washington Post è netto ed evocativo: “Democracies dies in darkness”. Le dittature viceversa vivono nell’oscurità, nell’opacità, nella menzogna. Putin verrà sconfitto; politicamente ha già perso. La trasparenza e l’informazione corretta è la via maestra. La “voice”, la protesta, è la chiave di volta, come scrisse Hirschman, per portare la libertà. 

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