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Vladimir Luxuria in lacrime ricorda il viaggio in Mozambico tra i bambini orfani: il racconto a Verissimo

A Verissimo Vladimir Luxuria ricorda il viaggio in Mozambico tra gli orfani di AIDS e la conoscenza con un bambino davvero speciale: il racconto in lacrime.
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A Verissimo Vladimir Luxuria ha ricordato un importante capitolo della sua vita, segnato dal suo viaggio in Mozambico a sostegno dei bambini orfani. L’attivista ha ripercorso la breve conoscenza con uno di quei bimbi che, una volta allontanatasi da lui, ha fatto scattare in lei il desiderio di adottarlo. Desiderio che non si è concretizzato a causa delle leggi: le intime confessioni in studio, tra le lacrime.

Vladimir Luxuria e il viaggio in Mozambico: la conoscenza con un bambino speciale

Protagonista in queste settimane a L’Isola dei Famosi nel ruolo di opinionista, Vladimir Luxuria è oggi ospite a Verissimo per raccontare i capitoli più importanti della sua vita.

Fra questi figurano numerosissime attività a sostegno delle persone più deboli e, in particolare, l’attivista ricorda un viaggio in Mozambico organizzato dall’Unicef e a sostegno degli orfani dell’AIDS: “Io sono andata in Mozambico. Ci sono famiglie devastate dal flagello dell’AIDS, non hanno nonni né parenti. Vivono da soli in capanne fatte di fango e paglia. Tra i tanti bambini, ho conosciuto Enoc che all’epoca aveva 8 anni“.

Durante la missione, la Luxuria racconta di aver conosciuto questo bambino che le è rimasto nel cuore: “Arrivo in Mozambico, lo conosco, bellissimo, con i capelli ricci.

E questo bambino era particolare, cercava di farsi bello ai miei occhi e voleva farmi vedere quanto fosse bravo. Mi faceva vedere com’era bravo a macinare la manioca per fare la farina, poi mi faceva vedere com’era bravo a saltare, a correre…“.

Vladimir Luxuria e la separazione dal bambino: il racconto in lacrime

Il racconto lascia presto spazio alla sofferenza seguita alla separazione da questo bambino. Vladimir Luxuria, con le lacrime agli occhi, svela: “Finisce questa visita, mi metto sul camioncino dell’Unicef e saluto questo bambino.

E vedo dallo specchietto retrovisore i suoi occhi, di una tristezza infinita. Lì ho avuto un flash: ho capito che quel bambino pensava che la persona di pelle bianca era lì per adottarlo. Invece io lo abbandonavo al suo destino“.

La separazione da quel bambino ha fatto scattare in lei un senso di tutela e protezione, al punto da portarla ad ipotizzare l’adozione:Non so come, ma dentro di me è emerso qualcosa che non so come chiamarla, maternità, paternità, non lo so, forse questa cosa non ha sesso. Ma ho avuto un trauma, sono stata chiusa in hotel a piangere per tutto il tempo“.

Tuttavia l’adozione non è potuta avvenire a causa delle leggi vigenti: “Se in quel momento le leggi me lo avessero consentito, non ci avrei pensato un attimo. Perché qui non si tratta di essere etero, gay o trans, ma si tratta di avere un cuore o non averlo. Quel bambino in quel momento aveva bisogno di protezione e io non potevo portarmelo con me, perché sono trans e single, quindi l’ho lasciato lì. Però ho continuato a prendermi cura di lui e a sapere cosa faceva“.

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