Cronaca

Abusato e ucciso bambino di 5 anni: viveva rinchiuso “in una prigione”. Arrestati madre, patrigno e un 14enne

Il bambino di appena 5 anni ha vissuto chiuso in "una piccola prigione" per diversi mesi, nei quali sarebbe stato maltrattato, abusato, ucciso e abbandonato nel fiume.
Abusano maltrattano e uccido bambino di 5 anni

Avrebbero ucciso e poi occultato il cadavere inscenandone la sparizione, dopo una lunga serie di abusi e maltrattamenti, del piccolo Logan Mwangi, di appena 5 anni. La madre del bambino, Angharad Williamson, il patrigno con il quale viveva, John Cole, e un ragazzo di 14 anni, del quale non sono state diffuse le generalità, né alcuna informazione, sono stati formalmente accusati di omicidio. La vicenda risale a luglio 2021. 

La scomparsa del bambino di 5 anni

Il cadavere di appena 5 anni del piccolo Logan era stato travato dalle autorità nel luglio del 2021, tra le acque del fiume Ogmore, nel Galles.

La sua scomparsa era stata denunciata qualche giorno prima dalla madre, con una telefonata il cui audio integrale è stato diffuso in sede processuale. Con la voce rotta la madre diceva di non aver trovato il piccolo, dando il via alle ricerche. 

Dalle analisi del cadavere sarebbe emersa, però, una verità sconcertante. Le ferite del bambino erano compatibili a quelle che generalmente vengono trovate sulle vittime degli incidenti stradali. Ulteriori esami avrebbero poi evidenziato la presenza di oltre 50 ferite, oltre a danni gravi al cervello, allo stomaco e al fegato.  

Abusato, picchiato e ucciso

Secondo le autorità, come evidenziato dal Guardian, nei giorni e mesi precedenti alla sua morte, il bambino sarebbe stato vittima di abusi gravi e ripetuti, oltre che maltrattato e condotto verso quella che sarebbe satata una morte lenta e dolorosa.

Ulteriore aggravante, il corpo di appena 5 anni sarebbe poi stato scaricato nel fiume.  

Da subito la macchina della giustizia ha iniziato a muoversi. La storia della scomparsa non appariva convincente e fin da subito le indagini muovo in direzione dei genitori, nel caso del piccolo Logan la madre e il patrigno con il quale viveva. Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo, inoltre, i magistrati di Cardiff avevano provato ad interrogare l’uomo, Cole, che avrebbe evitato di rispondere alle domande.

 

Gli abusi: “rinchiuso in una piccola prigione”

Il nuovo processo si è tenuto in queste giornate, portando alla condanna dei tre imputati. Le autorità hanno evidenziato come nei mesi precedenti al ritrovamento del corpo, la famiglia del piccolo Logan avesse approfittato della pandemia per rinchiuderlo in casa. In quei mesi si sarebbero consumati la maggior parte degli abusi. Inoltre, ci sarebbe un video del patrigno e del 14enne che trasportano il corpo del bambino verso il fiume.

L’avvocato dell’accusa, sempre secondo la ricostruzione del Guardian, avrebbe fatto luce sulle condizioni disumane nelle quali il bambino visse nei mesi in casa. “Era rinchiuso come un prigioniero nella sua camera da letto”, racconta, “una stanza descritta dalla Williamson come una prigione, con le tende chiuse e un cancello per bambini sbarrato che gli impediva di uscire”.  

Il terzo colpevole: il ragazzo 14enne

Due giorni prima del ritrovamento del cadavere di Logan, secondo il dibattimento processuale, Cole avrebbe preso a pugni il bambino allo stomaco, mentre il ragazzo di 14 anni avrebbe infierito con una mossa di arti marziali.

Secondo le parole di Cole “l’unico modo per far capire qualcosa al bambino era il dolore”.  

La famiglia del terzo imputato avrebbe parlato in separata sede con la corte, al fine di preservare l’identità del ragazzo.

Durante il loro interrogatorio i genitori avrebbero detto di aver trovato alcuni coltelli nascosti tra le cose del figlio, allertando anche i servizi sociali in merito, che tuttavia negano di averlo saputo.  

Muore a 5 anni: le ragioni dei carnefici 

La ricostruzione della morte del bambino di 5 anni, durata alcune ore, avrebbe dunque condotto all’arresto della madre, Angharad Williamson, del patrigno John Cole e del ragazzo di 14 anni, affidato agli assistenti sociali.

In tribunale, dopo la conferma della sentenza, la Williamson si sarebbe gettata a terra gridando, opponendo resistenza agli ufficiali giudiziari e gridando anche insulti a Cole. 

Dal processo le ragioni sembrano essere principalmente di matrice raziale. Tenendo conto anche dell’apparenza di Cole al Fronte nazionale in passato, secondo la corte l’uomo non avrebbe sopportato la somiglianza tra Logan e suo padre biologico. Da quest’ultimo, inoltre, aveva ereditato i tratti tipici kenyoti.  

La madre del ragazzo di 14 anni, invece, fa una ricostruzione del figlio come una persona malvagia”, che più volte aveva sottolineato di odiare Logan, dicendo di “volerlo morto”. Sempre a dire della donna, inoltre, non si riferiva neppure a lui con il suo nome, ma come “quello di 5 anni”. 

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