Scienze

Rita Levi-Montalcini, per cosa ha vinto il Premio Nobel nel 1986: la straordinaria scoperta della neurologa

Rita Levi-Montalcini ha dato un grande contributo alle ricerche mediche attuali. Il suo percorso è per lo più incentrato sulle neuroscienze e nel 1986 la scoperta di una molecola l'ha portata al premio Nobel.
Rita Levi-Montalcini, per cosa ha vinto il Premio Nobel nel 1986: la straordinaria scoperta della neurologa

Neurologa italiana di fama mondiale, Rita Levi-Montalcini è nata a Torino nel 1909. Di famiglia ebrea, il papà ingegnere elettrotecnico e la mamma pittrice, Montalcini crebbe in un vivace ambiente intellettuale; frequentò l’istituto di anatomia umana dell’università di Torino diretto da Giuseppe Levi e nel 1936 conseguì la laurea in medicina e chirurgia, iniziando sin da subito i suoi studi sul sistema nervoso che svilupperà con considerevoli esiti durante l’intera carriera di ricercatrice. Rita Levi-Montalcini ha conosciuto il dolore e la sofferenza della guerra e delle leggi razziali sulla sua pelle, essendo di origine ebrea: la sua è la storia di una vita fondata sul lavoro, sulla forza di volontà su un’inguaribile fiducia verso il prossimo, come lei stessa ha più volte spiegato: “Ai miei genitori devo la tendenza a guardare gli altri con simpatia e senza diffidenza”.

Rita Levi Montalcini, il premio nobel e le scoperte sul funzionamento delle fibre nervose

Dopo la seconda guerra mondiale, Rita Levi-Montalcini assunse il posto di assistente alla cattedra di anatomia di Torino e, in quel periodo, approfondì le ricerche condotte dallo statunitense V. Hamburger sugli esperimenti inerenti al differenziamento del sistema nervoso. Nel 1947 raggiunse Hamburger alla Washington University di St. Louis e sperimentò il problema delle relazioni tra neurosviluppo (il processo attraverso il quale il sistema nervoso si forma prima che l’individuo nasca) e periferia del corpo. Notò che innestando dei frammenti di speciali tumori in embrioni di pollo venivano prodotti un intreccio di fibre nervose liberate dal tessuto dell’embrione e si attivavano sullo sviluppo dei neuroni. Ne dedusse che tutto ciò avveniva per un fattore chimico; i fattori liberati da altre cellule erano capaci di controllare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose. La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze insieme all’americano e biochimico Stanley Cohen che scoprirono una molecola ancora sconosciuta e che ciò valse loro il premio Nobel nel 1986 in medicina.

Fattore di crescita nervoso: cosa comporta, la scoperta

La scoperta in questione è il fattore di crescita nervoso, in inglese nerve growth factor, una proteina di piccole dimensioni coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati, composta da due unità di 118 aminoacidi. Si tratta di una molecola che regola la crescita degli assoni, conduttore di impulsi elettrici, lungo struttura dei neuroni.

Questi impulsi si propagano grazie alla presenza di alcuni ioni che favoriscono il rilascio di un neurotrasmettitore.

“In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”, si legge nella motivazione ufficiale dell’assegnazione del premio.

Il suo contributo con questa scoperta: la cura verso le malattie degenerative

La scoperta dell’Ngf è stata, infatti, l’inizio di una serie di studi per la cura di malattie degenerative. Malattie come l’Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono frutto di ricerca dell‘Istituto Europeo per le Ricerche sul Cervello, voluto e presieduto dalla Montalcini, prima della sua morte nel 2012.

L’Ngf svolge anche un ruolo nelle malattie cardiovascolari, nell’aterosclerosi coronarica, nell’obesità e nel diabete di tipo 2 e infine, questa molecola, ha permesso di individuare altri fattori di crescita che influenzano lo sviluppo di cellule tumorali.

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