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La Corte Suprema degli Stati Uniti vuole abolire la legge sull’aborto: il documento firmato da 4 giudici

Si tratta di una bozza firmata da uno dei giudici della Corte, e approvata da altri 4, che mette in discussione una sentenza che ha reso l'aborto un diritto sul piano federale.
La Corte Suprema degli Stati Uniti vuole abolire la legge sull'aborto: il documento firmato da 4 giudici

Quattro giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti hanno firmato un documento nel quale viene esplicitamente fatto riferimento all’abolizione della legge sull’aborto.

Si tratta di un testo che va a contrastare la sentenza Roe contro Wade promulgata nel 1973 e che ha dato formalmente il via libera all’aborto legale a livello federale (prima della sentenza l’aborto era consentito ma su legislazione dei singoli Stati). E alla sentenza Planned Parenthood Vs Casey, promulgata nel 1992, che ha stabilito l’incostituzionalità parziale di una legge che richiedeva ad una donna sposata di notificare il coniuge prima di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza.

La Corte Suprema vuole abolire la legge sull’aborto

Il documento incriminato è stato divulgato in esclusiva dal quotidiano Politico che, come si legge, ne è venuto in possesso grazie ad una fonte interna alla Corte Suprema, per la precisione una fonte identificata come esperta delle dinamiche della Corte.

Si tratta di un documento firmato da quattro giudici repubblicani, Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh and Amy Coney Barrett, e scritto dal giudice Samuel Alito. Si tratterebbe di una bozza contenente il totale ripudio alla decisione presa nel 1973 che, secondo il parere di Alito, non ha avuto il minimo rispetto per i principi costituzionali.

Alito, in una nota a margine del documento, ha definito Roe “In torto fin dall’inizio” e ancora, in riferimento al giudice che ha promulgato la sentenza: “Il suo ragionamento è stato debole e la decisione che ha preso ha avuto conseguenze dannose. Invece di portare ad una soluzione nazionale della questione aborto, Roe e Casey hanno invece infiammato il dibattito e ampliato la divisione”.

Non solo, sempre Alito scrive: “Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullati” etichettando il tutto con la dicitura “Parere della Corte”.

Alito ha poi usato la carta della costituzionalità, ribadendo che: “È tempo di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo”.

Cosa contiene il documento della Corte Suprema sull’aborto

La bozza redatta dal giudice Alito è un documento di 98 pagine, 31 delle quali di appendice sui casi legali che hanno segnato la storia della legislazione sull’aborto negli Stati Uniti. Il documento contiene numerosi riferimenti a vecchi casi, libri e documenti relativi al tema.

L’opposizione dei giudici democratici

Una prima bozza del testo risalirebbe a dicembre, ma sarebbe stato completato il 10 febbraio.

I giudici votati dai democratici: Stephen Breyer, Sonia Sotomayor and Elena Kagan, starebbero lavorando per contrastare il documento di Alito. Secondo quanto riferisce Politico, sempre rimandando alla fonte interpellata, al momento non sarebbe nota l’opinione del giudice capo John Roberts.

Il problema relativo al documento di Alito, è anche che potrebbe dare il colpo definitivo alla libertà di aborto in diversi Stati; Politico fa l’esempio del Mississipi, dove si sta legiferando per ridurre il diritto di aborto a non oltre al 15esima settimana.

Infatti l’ipotesi in circolazione in queste ore negli Stati Uniti è che la divulgazione della bozza (che resta comunque una grave violazione dei protocolli di sicurezza della Corte Suprema), sia legata al dibattito in corso su quanto sta accadendo in Mississpi e al fatto che la maggioranza fosse incline a dare ragione allo Stato.

La divulgazione del documento da parte di Politico ha scatenato una bufera e un portavoce della Corte Suprema ha deciso di non rilasciare dichiarazioni a riguardo o di mettere a disposizione un altro rappresentante per rispondere alle domande della stampa.

Il caso Roe contro Wade che ha portato il diritto all’aborto

Il caso Roe contro Wade risale agli anni 1972-1973, e riguarda la storia di una donna Norma McCorvey, alias Jane Roe. Prima di affrontare nel dettaglio la vicenda occorre fare un passo indietro, negli anni precedenti alla sentenza l’aborto era disciplinato singolarmente da ogni Stato, non c’era una legge federale e c’erano Stati in cui non era permesso mentre in altri era legale solo in caso di stupro o di pericolo per la donna e in altri era possibile solo su richiesta della donna.

Veniamo a Norma McCorvey, era una donna nata da genitori Cherokee e Cajun nel 1947 in Louisiana. A 16 si sposa con un uomo violento e da alla luce due figlie, alla terza gravidanza viene contattata da un tema di avvocate che vogliono permetterle l’accesso al diritto all’aborto.

Il processo avviene in Texas e a rappresentare lo Stato e l’avvocato Henry Menasco Wade; il processo inizia nel 1970 e nel 1972 arriva alla Corte Suprema.

La sentenza arriva il 22 gennaio 1973, la richiesta alla Corte era il riconoscimento del diritto all’aborto alla donna in assenza di problemi di salute né della donna né del feto e di ogni altra circostanza che permetteva l’aborto. Il voto finale è di 7 a favore e 2 contrari rifacendosi ad una nuova interpretazione del XIV emendamento (risalente alla guerra di Seccessione), ovvero il diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta su qualunque parte della sfera intima dell’individuo.

La sentenza si fonda quindi su due principi: il primo riguarda il diritto a ricorrere all’aborto fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere fuori dall’utero (circa la 28esima settimana) e, in caso di pericolo per la donna anche oltre.

Da giorni sono in corso manifestazioni di fronte alla sede della Corte Suprema, non solo attivisti che sostengono il diritto all’aborto, ma anche quelli che vorrebbero abolirlo. In alcuni Stati come il già citato Mississipi e l’Alabama, il diritto della donna ad interrompere la gravidanza è a rischio e, se questa bozza dovesse diventare legge, la decisione sul diritto all’aborto tornerebbe nelle mani dei singoli “rappresentanti eletti dal popolo” su scala locale quindi dei singoli Stati e gli Stati Uniti non avrebbero più una legge federale a tutela del diritto.

Un enorme passo indietro che si professa essere a capo del mondo libero e dei diritti, ma che nella realtà mette in luce il vero volto statunitense, che ancora oggi a più di 200 anni dalla fondazione, resta estremamente bigotto, razzista e conservatore.

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