Le Picconate

Come difendersi dall’inflazione se gli stipendi restano bassi e si perde potere d’acquisto

L'inflazione cresce ancora, ma gli stipendi italiani restano fra i più bassi d'Europa. Le previsioni nel breve periodo non danno dati confortanti sulla ripresa economica. Cosa fare?
Inflazione sale gli stipendi no

Gli ultimi dati usciti sull’inflazione (+6,2% su base annua), il prezzo della benzina volato (e poi sceso solo grazie alla riduzione delle accise deciso dal governo), le bollette impazzite, sono attualmente tra le principali preoccupazioni economiche degli italiani. L’invasione criminale dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin rende lo scenario quanto mai incerto. Aveva certamente ragione il sociologo tedesco Ulrich Beck a definire la nostra la “società del rischio”, dove l’incertezza regna sovrana e le certezze sono sempre di meno.

Stipendi italiani fra i più bassi d’Europa, perché non salgono e non saliranno

Sono in molti a chiedersi come fare per tirare avanti con stipendi bassi e l’inflazione in crescita.

È noto che in Italia, a causa della bassa produttività – quanto si riesce a produrre in una unità di tempo – i salari sono tra i più bassi d’Europa. Con il diminuire del potere di acquisto, gli stipendi dovrebbero aumentare, ma la competizione internazionale rende tutto ciò impossibile, poiché le nostre imprese – perlomeno quelle aperte alla concorrenza internazionale -, in caso di aumento significativo del costo del lavoro, sarebbero costrette a perdere i margini (risicati) necessari alla sopravvivenza e alla crescita.

Quindi mentre in Germania, Francia e Spagna i salari sono pronti a salire, in Italia non abbiamo da aspettarci granchè. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha definito un “ricatto” l’idea del ministro del Lavoro Andrea Orlando di subordinare i sostegni alle imprese agli adeguamenti salariali. Tutto questo mentre la metà dei lavoratori italiani è in attesa del rinnovo del contratto nazionale di categoria.

Cosa si può fare se l’inflazione sale

E coi risparmi cosa si può fare?  Il giornalista Luca Goldoni in un simpatico articolo sul Corriere della Sera di 50 anni fa parlava dei vari “tipi di zattera con cui scampare all’inflazione” (“Il denaro che scappa verso i rifugi”, 6 aprile 1974, cit.).

Oggi, nel 2022, quali sono le zattere a cui aggrapparsi? 

Nella storia gli strumenti che consentono di mantenere il potere di acquisto sono i beni reali (da res, dal latino, cosa, qualcosa di tangibile, che si può toccare), in primis i beni immobili, tradizionale bene rifugio. Gli Italiani amano il mattone da sempre anche perché, prima dell’ingresso nell’Unione Europea, l’Italia ha avuto alti tassi di inflazione. Secondo la ricerca della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane, circa il 75% dei risparmi è investito in case o terreni.

Non è un caso che Mario Monti, che introdusse la tassazione sulle seconde case, non abbia lasciato un buon ricordo di sé.

Le materie prime restano un bene prezioso

Anche altri bene reali, come le materie prime, l’oro o altri metalli, sono ritenuti un buon investimento durante periodi di grande inflazione. L’oro è cresciuto nell’ultimo anno raggiungendo quasi i 2.000 dollari l’oncia oggi nell’intorno dei 1.860 $).

Anche le azioni sono un buon antidoto contro l’inflazione. Però necessitano di tempo, occorre pazienza poiché possono attraversare – come in questi primi mesi del 2022 – fasi di ampi ribassi.

Per coloro che hanno un orizzonte temporale sufficientemente lungo, le azioni costituiscono un ancoraggio al mondo reale delle imprese.

Quando l’Argentina dichiarò il default sul debito, coloro che detenevano azioni, recuperarono ampiamente, chi aveva obbligazioni, subì gravi perdite.

La prudenza contro la paura

Infatti le obbligazioni a tasso fisso, in caso di crescita dei prezzi, si svalutano. Maggior ragione di questi tempi, caratterizzati da bassi tassi nominali di rendimento inferiori all’inflazione.

In queste situazioni si usa dire che i rendimenti reali (ossia al netto dell’inflazione) sono negativi. Occorrerebbe investire in titoli indicizzati. Coloro che hanno comprato anni fa i BTP Italia (titoli di Stato i cui flussi cedolari sono indicizzati al tasso di inflazione), hanno fatto un buonissimo investimento. Chi ha comprato i titoli dal momento del collocamento e li conserva fino a scadenza, riceverà anche “un premio fedeltà”.

Nel 1974 Luca Goldoni racconta che si raggiunsero livelli parossistici e pittoreschi: alcuni comprarono prosciutti messi a stagionare a Langhirano, altri pecore in Barbagia. La paura di veder i propri risparmi mangiati dall’inflazione – l’imposta sugli indifesi la definiva il Governatore Paolo Baffi – può condurre a scelte dettate dalla paura. Essere prudenti e razionali in questi contesti avversi permane la scelta vincente.

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