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Pupo, la vita nella stessa casa con la moglie e l’amante. “È difficile, c’è sofferenza”

Da moltissimo tempo Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, vive con la moglie Anna e con l'amante Patricia. Ora ha deciso di raccontare come è nato e in cosa consiste questa convivenza.
Pupo, la vita nella stessa casa con la moglie e l'amante. "È difficile, c'è sofferenza"

Per quello che è dato sapere Enzo Ghinazzi, meglio conosciuto come Pupo, è l’unico personaggio pubblico in Italia che ha una vita poligama conclamata e stabile. Pupo vive infatti da decenni con la moglie Anna e con l’amante Patricia: le due si sono conosciute dopo diversi anni di infedeltà da parte di Ghinazzi ed insieme hanno deciso di dividere una casa e una vita. 

Per molti l’idea di poter vivere con l’amante senza perdere la moglie potrebbe forse sembrare fenomenale, ma Enzo Ghinazzi ha un avvertimento per tutti: il triangolo no, non l’aveva desiderato.

Pupo, la moglie, l’amante: “C’è sofferenza”

È al Corriere della Sera che Enzo Ghinazzi affida i suoi pensieri sulla poligamia: “È un percorso che non ho scelto io.

Perché è difficile. C’è sofferenza. È troppo facile liquidarlo così. Io oggi ho 67 anni, mia moglie Anna ne ha quasi 70, Patricia ne ha 62 . Sto da 50 con la moglie, da 33 con l’amante. E lei pensa che sia stata una cosa semplice? O che io possa consigliare alle mie tre figlie o a chiunque altro un rapporto pluri-amoroso come il mio? Ma non ci penso nemmeno”. L’equilibrio di uno sgabello sentimentale a 3 gambe è complesso e faticoso e, nel suo caso, si è basato sulle qualità delle due donne: “Io non mi pento del mio percorso sentimentale che oggi sarebbe più semplice da affrontare.

Ho avuto a che fare con due donne speciali. Non sono io lo speciale, sono loro”.

Enzo Ghinazzi e il suicidio mancato per i debiti di gioco

Enzo Ghinazzi, nell’intervista, ha anche parlato del periodo della sua vita molto buio, in cui ha considerato concretamente di togliersi la vita.

Era il 1989 ed aveva molti debiti di gioco: “Mentre tornavo con la mia jaguar riflettevo sulla mia condizione di… ricco coi debiti. Così avevo parcheggiato sulla piccola corsia d’emergenza del viadotto con l’idea di farla finita.

Ero sconvolto, non vedevo vie d’uscita. Era notte, fra sabato e domenica, e i Tir non circolavano. Tutti meno uno: quello che mi sfiorò a un millimetro. Lo spostamento d’aria mosse la macchina di qualche centimetro e mi riportò alla ragione”.

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