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Lisetta Carmi è morta, addio alla fotografa e pianista: “i grandi dolori della vita hanno arricchito la mia anima”

Dalle persecuzioni razziali alla fondazione dell'Ashram Bhole Baba, la fotografa e pianista si è spenta a 98 anni dopo una vita tra il pianoforte e la musica ma soprattutto caratterizzata dall'amore per gli esseri umani.

All’anagrafe si chiamava Annalisa, ma per tutto il mondo era Lisetta, una donna capace di racchiudere secoli di evoluzione culturale in uno scatto e anche in un discorso. Tra le menti più brillanti forse che l’Italia abbia mai avuto, l’artista si è spenta a Cisternino, in Puglia, all’età di 98 anni.

Annalisa Carmi detta Lisetta Carmi, chi era

La sua storia è letteratura praticamente fin dalle origini. Lisetta infatti nasce a Genova “in Via Sturla 15” -raccontava lei, in una famiglia di origini ebraiche e per questo è costretta a rifugiarsi in Svizzera nella Seconda guerra mondiale a causa delle persecuzioni razziali.

In un’intervista rilasciata a Daniele Segre di Rai Radio 3 e diventata un podcast in quattro puntate, racconta di quando all’indomani delle leggi razziali i suoi fratelli sono stati costretti a partire per la Svizzera e lei, all’inizio è rimasta in Italia con i genitori. “Ho continuato a studiare il pianoforte, che studiavo già da quattro anni. Ero fanatica – racconta l’artista – studiavo tutto il giorno il pianoforte per un certo periodo”. La sua passione è talmente grande da spingere suo padre a non lasciarla senza pianoforte: “Mio padre – raccontava – mi ha fatto portare il pianoforte con il carro e con i buoi a Sezzella, isolatissimo in campagna”.

Quando però i rastrellamenti si fanno pesanti, tutta la famiglia è costretta a lasciare l’Italia. L’incontro con la fotografia avviene per caso durante un viaggio in Puglia. A quei luoghi, la fotografa rimarrà attaccata per tutta la vita.

Lisetta Carmi e l’amore per gli esseri umani: su cosa si basava la sua arte

A Daniele Segre, l’artista ha rivelato che a legarli umanamente era “Un amore per gli esseri umani: per le loro vite e le loro storie, per le loro difficoltà e le loro gioie tutto quanto concerne questo mondo in cui viviamo”.

Era proprio questo che si vedeva dalle foto di Lisetta Carmi: “Sono convinta – diceva – che le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino sono le più alte benedizioni perché ci aiutano a crescere e a trovare il nostro sé più profondo”.

Lisetta infatti aveva perso due fratelli e molti compagni di scuola a causa delle persecuzioni razziali. L’artista ricordava quindi con grande consapevolezza: “Senza sofferenza personale non si può capire chi soffre né gioire delle meraviglie che uomini e donne vivono nella vita quotidiana”. Un ashram “voluto da Babaji, questo grande essere che mi ha chiamato a sé trasformando la mia vita” – diceva Carmi.

Ma la sua arte traeva ispirazione anche più profonda della religione: “La mia vita è stata tutta una meraviglia, ricca di gioia e dolore, di grandi dolori che hanno arricchito la mia anima”.

*Immagine in evidenza tratta dal canale Youtube di Filippo Calvenzi

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