Spettacolo

Angelo Guglielmi è morto, si è spento a 93 anni dopo essere stato direttore e anima di Rai 3

Direttore di Rai 3 dal 1987 al 1994, ricoprendo quel ruolo per la seconda volta nella storia del canale, è stato l'uomo che ha plasmato Rai 3 come la conosciamo oggi.
Angelo Guglielmmi è morto, si è spento a 93 anni dopo essere stato direttore e anima di Rai 3

Se n’è andato dopo aver segnato la storia dell’informazione pubblica televisiva e aver marchiato l’identità di Rai 3. Angelo Guglielmi era praticamente l’anima di Rai 3. Si è spento a 93 anni, nel sonno e senza fare rumore.

Morto Angelo Guglielmi, chi era lo storico direttore di Rai 3

Angelo Guglielmi è stato un intellettuale, critico letterario, saggista, ma è noto per avere ricoperto il ruolo di direttore per la seconda volta nella storia del canale di Rai 3, dal 1987 al 1994 e per averne modellato le sembianze. Con la sua visione, infatti, ha lanciato programmi come Telefono giallo, Samarcanda, Un giorno in pretura, Blob, Chi l’ha visto, tutte quelle trasmissioni che hanno disegnato il volto di Rai 3 portandola a distinguersi dagli altri due canali della rete.

L’identità di professionale di Angelo Guglielmi è quindi fortemente connotata dall’esperienza come “plasmatore” del carattere di Rai 3 ma anche della scelta di alcuni conduttori e intellettuali che hanno segnato la storia di quel tipo di televisione. Conduttori e giornalisti come Corrado Augias, Serena Dandini, Michele Santoro, Franca Leosini, sono stati fortemente voluti da Guglielmi e hanno contribuito a definire Rai 3 come lo conosciamo oggi.

Morte di Angelo Guglielmi: la reazione del giornalismo RAI

Diverse le espressioni di cordoglio manifestate in rete. Tra i primi a salutarlo è Fabio Fazio, tra i professionisti scoperti e lanciati dallo stesso Guglielmi. Fazio ha sintetizzato lo spirito dello stesso ex direttore, sottolineando come la sua linea fosse “rigorosa” e improntata sulla “tv come raconto della realtà”. Il conduttore di Che tempo che fa ha sottolineato: “Gli devo moltissimo” e poi ha condiviso una delle lezioni trasmesse dalle sue parole. “La cultura non è una cosa ma un modo di fare le cose”, diceva Guglielmi e forse è questa la logica alla base della sua progettualità in Rai.

Guglielmi ha praticamente fondato Rai 3 e lo ha fatto con l’intento di creare una televisione di approfondimento fortemente connotata, una televisione che fosse un linguaggio.

“Una neo-tivù capace di produrre prodotti propri che non esisterebbero se la televisione non esistesse. Un linguaggio costruito con la televisione stessa. Non è immaginabile che trasmettesse cose non prodotte da quello stesso linguaggio” – disse Guglielmi in un’intervista a Quante Storie di Corrado Augias. A far capire il ruolo che ebbe nella tv pubblica è in questi minuti il commento di Sandro Ruotolo, giornalista storico di Samarcanda, Sciuscià, Annozero.

Ruotolo spiega con parole incisive cosa ha rappresentato Guglielmi per la televisione italiana. “La sua rete ha raccontato la crisi della Prima Repubblica – scrive Ruotolo – ha portato la tv tra la gente, ha dato voce a chi voce non aveva”.

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