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Mogol e Lucio Battisti: come il paroliere scriveva le sue canzoni e che rapporto avevano

In un'intervista a Fabio Fazio, Mogol racconta il processo creativo che portava alla composizione delle canzoni di Lucio Battisti.
Mogol e Lucio Battisti: come il paroliere scriveva le sue canzoni e che rapporto avevano

Tutti ricordiamo lo storico sodalizio tra il paroliere Mogol e l’indimenticabile Lucio Battisti, che diede vita a una sinergia lavorativa e d’amicizia che ha permesso di creare dei pezzi che, nonostante la scomparsa dell’artista il 9 settembre 1998, ancora oggi vengono cantati dalle nuove generazioni.
É durante un’intervista a Che Tempo che Fa che Mogol racconta la natura del rapporto con Battisti.

Mogol e l’incontro con Lucio Battisti

Durante la trasmissione di Fabio Fazio, Che Tempo che Fa, l’86enne paroliere Mogol racconta come sono nati il rapporto lavorativo e l’amicizia con uno dei cantautori italiani più amati, Lucio Battisti.

I due, insieme, hanno creato alcune delle più belle canzoni italiane mai scritte, passate alla storia come un tempo accadeva solamente con le poesie dei grandi poeti del nostro Paese. Durante l’intervista Mogol racconta del primo incontro con Battisti e del fatto che non fosse rimasto colpito dalle sue canzoni, eppure era un autore che faceva incetta di tutti i generi musicali del tempo e in grado di metterli dentro le sue creazioni. Battisti gli venne presentato da un’amica di Parigi: Mogol ammise subito che le sue canzoni non erano nulla di che e lui si disse d’accordo sorridendo.

Siccome Lucio si era presentato in modo umile e simpatico, lo storico paroliere, per gentilezza, gli suggerì di passare a trovarlo per rivedere alcuni pezzi: fu da quell’incontro che nacque 29 settembre.

Il sodalizio musicale tra Mogol e Battisti

Il rapporto tra i due giganti del panorama musicale italiano divenne dunque un vero sodalizio che andava via via crescendo e le canzoni divennero un successo senza precedenti, ma il salto avvenne quando Mogol convinse Battisti a cantare: lui era dubbioso perché si reputava un autore, ma per Mogol, che aveva visto i provini, era chiaro che Lucio Battisti fosse destinato al canto.

Erano anni particolari, quelli in cui un artista doveva anche esporsi politicamente, altrimenti era contestato e si doveva essere per forza fascisti o di sinistra. In realtà, ai due interessava solamente scrivere canzoni d’amore per le quali, però, non venivano considerati degni. Addirittura, planando sopra boschi di braccia tese fu interpretata come un saluto fascista, fino a quando la collezione completa Mogol-Battisti fu ritrovata nel covo delle Br in via Gradoli: pare infatti che le Brigate Rosse ascoltassero le loro canzoni.

La rottura nel 1980

Personaggi come Vittorio Sgarbi, Michelangelo Pistoletto, Marino Bartoletti si sono esposti affermando che Mogol è uno dei maggiori poeti del ‘900 e in effetti, in alcune scuole italiane, i testi da lui scritti vengono già studiati.

Purtroppo, nel 1980 il duo Mogol-Battisti cessa di esistere perché il cantante e sua moglie decidono di vendere la casa discografica Numero Uno e ripartire equamente le quote editoriali con Mogol. Probabilmente, se avessero continuato la collaborazione avrebbero creato altri meravigliosi pezzi: ciò nonostante, Mogol non si è fermato mai e ha continuato a scrivere pezzi bellissimi.

Mogol e la musica

Per quanto “storicamente” tendiamo a ricordare quello con Battisti come l’unico rapporto musicale degno di nota, Mogol ha collaborato in modo eccellente anche con artisti del calibro di Mario Lavezzi, Riccardo Cocciante, Gianni Bella e Adriano Celentano. Per quest’ultimo ha scritto L’emozione non ha voce. In totale, Mogol ha scritto 1680 testi e venduto oltre 500 milioni di dischi.

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