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L’amara confessione di Sharon Stone: “Ho una disabilità”

Pubblicato: 06/10/2023 10:36

E’ un intervista a tutto tondo, quella che Sharon Stone, l’indimenticata Catherine Tramell di Basic Instict, ha rilasciato a People.

La celebre attrice, che proprio grazie alla pellicola di Paul Verhoeven, entrò nell’olimpo di Hollywood, racconta come sta oggi, a distanza di circa 20 anni dall’aneurisma che la colpì e per il quale rischiò di morire. “Per molto tempo ho voluto far finta di stare bene”, ha detto prima di confessare di aver bisogno oggi di dormire almeno 8 ore al giorno per non correre il rischio di avere attacchi epilettici. “Sono disabile, per questo non vengo facilmente ingaggiata”.

La confessione di Sharon Stone

“Ho bisogno di otto ore di sonno ininterrotto perché i miei farmaci per il cervello funzionino, in modo da non avere crisi epilettiche. Ho una disabilità, e per questo non vengo facilmente ingaggiata oggi. Queste sono le cose con cui ho avuto a che fare negli ultimi 22 anni, e ora ne parlo apertamente”. Così Sharon Stone ai microfoni di People.com, riporta Fanpage, ha parlato delle conseguenze del drammatico malore che l’ha colpita nel 2001. All’inizio del recupero “balbettavo, non vedevo correttamente”, e soffrì anche di perdita di memoria per un lungo periodo.

Sharon Stone: “Ho perso tutto”

Così Hollywood smise di chiamarla. “Ho perso tutto, i miei soldi, la custodia di mio figlio, la carriera. Ho perso tutte quelle cose che ritieni siano la tua vera identità, la tua vita” ha raccontato a People. Oggi sente di non aver recuperato la maggior parte delle cose che ha perso. “Non ho mai recuperato la maggior parte di ciò”, ha aggiunto – ma “ho raggiunto un momento in cui penso che va bene così, in cui riconosco di essere a posto”.

La celebre attrice ha spiegato di aver trovato il coraggio di raccontare la sua storia oggi che si sente “fiera di se stessa” e dei risultati raggiunti.

Vengo da una famiglia molto disastrata. Sono cresciuta credendo che prendermi cura degli altri fosse ciò che dovevo fare. Mi ci è voluto molto tempo per capire che avevo una vita mia e che non dovevo occuparmi di tutti gli altri, che era giusto che ricevessi assistenza, che fossi a posto come persona disabile. Mi sento orgogliosa di me stessa e fiera dei miei risultati: dal sopravvivere all’aiutare gli altri a sopravvivere.