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Terremoto Campi Flegrei, lo studio che spiega tutto

Pubblicato: 23/12/2023 11:05

Un recente studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dall’University College of London (Ucl) ha gettato luce su alcuni meccanismi sotterranei dei Campi Flegrei. Pubblicato sulla rivista ‘Earth and Planetary Science Letters‘, lo studio dal titolo ‘Evolution in unrest processes at Campi Flegrei caldera as inferred from local seismicity‘, ha analizzato la distribuzione e l’intensità degli eventi sismici nell’area negli ultimi 40 anni.

I ricercatori hanno scoperto l’esistenza di due livelli poco permeabili nella crosta terrestre, situati rispettivamente a circa 3 e 1-1,5 chilometri di profondità. Questi livelli giocano un ruolo cruciale nel controllo dei movimenti verticali e della sismicità dei Campi Flegrei, limitando in parte la dispersione dei fluidi idrotermali verso la superficie, secondo Stefano Carlino, ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e coautore dello studio.

Nicola Alessandro Pino, un altro coautore, ha spiegato che sotto il livello più profondo, le rocce passano da un comportamento fragile a uno duttile, ossia da una condizione di rottura a una di deformazione plastica senza rompersi. Questo fenomeno è legato all’accumulo di fluidi e/o magma che causerebbe un aumento di pressione e il sollevamento della caldera.

Diversamente dalla crisi bradisismica del 1982-1984, l’attuale fase di sollevamento, iniziata nel 2005, vede una concentrazione di sismicità nel settore orientale di Pozzuoli, sotto l’area Solfatara-Bagnoli, come evidenziato da Stefania Danesi, primo autore dello studio. Questo suggerisce una risalita quasi esclusiva di fluidi magmatici in questo settore, con un indebolimento delle rocce e un’innalzamento della profondità di transizione da rocce fragili a duttili.

Christopher Kilburn, professore all’Ucl e co-autore dello studio, ha evidenziato che gli innalzamenti del suolo negli ultimi decenni favoriscono l’estensione e la potenziale rottura parziale della crosta, facilitando il passaggio dei fluidi accumulati e una perdita di pressione in profondità.

La conclusione dello studio è che il monitoraggio dell’attività dei Campi Flegrei è fondamentale per capire se gli sciami sismici recenti indichino l’inizio di una nuova fase di attività vulcanica, secondo le parole di Stefania Danesi.