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“Con lui e mia figlia sono felice”. Dopo il coming out, la nuova vita dell’amato volto della tv

Pubblicato: 02/01/2024 10:44

Nuovo amore nella vita del noto chef italiano. Non è sempre facile per i vip mettersi a nudo e raccontare aneddoti della propria vita privata, spesso protetta e distante dalla luce dei riflettori. Ma arriva un momento in cui riconoscere i grandi successi personali e sentimentali è inevitabile, soprattutto quando il senso della gratitudine e della gioia supera tutto il resto. Ed è così che il noto chef ha deciso di raccontarsi e raccontare cosa lo rende ad oggi un uomo pienamente soddisfatto e felice: dall’amore per il compagno a quello per la figlia. Tutto questo il vip è riuscito a farlo diventare una realtà.

Marco Bianchi parla del compagno e del rapporto con la figlia. Un sogno custodito per molto tempo dentro un cassetto, che oggi diventa finalmente una realtà concreta da vivere a 360 gradi e con tutto l’amore e la cura necessari. Marco Bianchi, non solo chef ma anche divulgatore scientifico, food mentor, autore, podcaster e conduttore, oggi non solo è felice al fianco del compagno Peppe, ma è anche riuscito a vedere negli occhi della figlia Vivienne tutto il riconoscimento e l’apprezzamento di un sentimento autentico.

Marco Bianchi parla del compagno e del rapporto con la figlia: “Le ho parlato di lui nella maniera più semplice possibile”

Ha raccontato tutto questo nel corso di una lunga intervista per il settimanale Chi, dove a fare da padrona è stata l’emozione: “Peppe è un uomo stupendo. Ci siamo conosciuti grazie ai social dopo uno scambio di commenti sotto un post che avevo fatto a pochi minuti dal vaccino anti Covid. Una battuta prima, un messaggio dopo, fino a quando non ci siamo incontrati per un caffè, volante, a Roma. Caffè che poi, vista la durata, si e trasformato in un vero e proprio aperitivo, con tanto di bacio finale. Il resto è storia: lui ha lasciato la Capitale, ma non il suo lavoro d’infermiere”.

Marco Bianchi poi rivela a tutti: “Cosa mi ha fatto innamorare? L’autenticità. Non ha maschere. È se stesso, sempre. Come me, gioisce per i successi altrui”. Il rapporto tra Peppe e la figlia Vivienne è parte integrante della gioia di Marco: “Com’è il rapporto tra lui e mia figlia Vivienne? Bellissimo. Le ho parlato di lui nella maniera più semplice possibile, come suggerito anche dalla nostra terapeuta. Un giorno, dal nulla, l’ho presa da parte e le ho detto: “Papà ha incontrato un ragazzo che gli fa sentire le farfalle nello stomaco”. Le ho proposto di conoscerlo, ha detto subito sì, abbiamo mangiato una pizza ed eccoci qui adesso”. Già nel corso di un’intervista per Il Corriere, rilasciata nel 2019, Marco aveva accennato al momento in cui ha detto alla figlia di Peppe.

Marco Bianchi poi rivela a tutti: “Cosa mi ha fatto innamorare? L’autenticità. Non ha maschere. È se stesso, sempre. Come me, gioisce per i successi altrui”. Il rapporto tra Peppe e la figlia Vivienne è parte integrante della gioia di Marco: “Com’è il rapporto tra lui e mia figlia Vivienne? Bellissimo. Le ho parlato di lui nella maniera più semplice possibile, come suggerito anche dalla nostra terapeuta. Un giorno, dal nulla, l’ho presa da parte e le ho detto: “Papà ha incontrato un ragazzo che gli fa sentire le farfalle nello stomaco”. Le ho proposto di conoscerlo, ha detto subito sì, abbiamo mangiato una pizza ed eccoci qui adesso”. Già nel corso di un’intervista per Il Corriere, rilasciata nel 2019, Marco aveva accennato al momento in cui ha detto alla figlia di Peppe.

“Le ho detto che stavo bene con lei come amico. Perché quello che va oltre, probabilmente, lo sentivo con un uomo. Lei mi ha abbracciato forte. Dopo aver consultato alcuni esperti, abbiamo deciso di dirlo anche a nostra figlia. Le ho raccontato la verità”. E a proposito del coming out: “Sentivo di provare affetto per i maschietti ma non potevo discuterne nella mia famiglia, fortemente cattolica e priva di strumenti. Ricordo quando mio papà inneggiava a un documento contro l’omosessualità della Congregazione della fede, quando mia mamma chiamava “poverino” l’amico gay di mia sorella o rispondeva alla vicina che giocavo con le bambole perché mi piacevano le bambine. Cosa potevo capire? Pensavo che essere gay fosse la cosa più brutta del mondo”.