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Passo indietro in Sardegna, Solinas spiega tutto: “Scelta fatta per senso di responsabilità”.

Pubblicato: 20/01/2024 15:54

È un vero e proprio terremoto mediatico e politico quello che ha investito l’ormai (quasi ex) presidente della regione Sardegna, Christian Solinas. Due filoni d’indagine che, in pieno clima d’ elezioni, hanno frantumato le mire politiche e l’hanno indotto a ritirare una sua possibile seconda candidatura.

Si legge nel comunicato diramato ieri: “Il Consiglio nazionale del Psd’Az, dopo ampio e approfondito dibattito, ribadito il valore della continuità rispetto al buon governo espresso nell’ultimo quinquennio a guida sardista della Regione”. Si legge poi: “Valutato il preminente interesse dei sardi e della Sardegna a vedere completati i percorsi di riforma e i programmi avviati; preso atto, con la generosità di un partito che da oltre un secolo non insegue prebende per sé ma la costruzione della felicità del popolo sardo, che il segretario regionale, presidente della Regione, Christian Solinas, al fine di favorire l’unità e la continuità della formula politica di governo del centrodestra civico e sardista, ha ritirato la propria ricandidatura alla guida della Regione; delibera di confermare, sulla base dei punti programmatici già concordati e da attuare nella prossima legislatura, in continuità con le azioni avviate nella presente, l’accordo programmatico con il centrodestra civico e sardista”.

Una scelta, secondo il politico sardo, fatta col cuore e con “senso di responsabilità”. Lo raggiungiamo telefonicamente, la voce è calma e rassegnata, quasi quella di chi già sapeva a cosa stesse andando incontro. Una “tragedia annunciata” quella di Solinas.

Nell’intervista al Tg1 è stato chiaro. Ha parlato di “tempismo” negli sviluppi dell’indagine. Lei crede quindi che questa situazione sia stata creata ah hoc per allontanarla da un incarico bis?

“Si tratta di un’indagine avviata diversi anni fa e se guardiamo la richiesta di sequestro cautelare è stata sottoscritta dal pubblico ministero il 24 novembre del 2023. Qui il procuratore capo l’ha approvata il 1 dicembre ed è stata trasmessa lo stesso giorno al Gip per l’emissione del decreto. Se ci fosse stata un’urgenza tale, non sarebbe passato così tanto tempo. E sarà una casualità che tutto è successo proprio il giorno in cui io mi trovavo a Roma a discutere con la premier della mia candidatura con la coalizione di centrodestra. Quindi la notizia giornalistica è uscita proprio mentre eravamo 5 giorni prima rispetto al termine di scadenza sulla presentazione delle liste. Non c’era da parte mia nessuna attività volta a distrarre i beni, non c’erano operazioni particolari sui miei conti, quindi se la notifica fosse arrivata a 40 giorni dopo le elezioni si sarebbero potute svolgere più serenamente e i cittadini avrebbero potuto democraticamente scegliere il candidato da votare”.

Quanto pensa che possa pesare una situazione del genere sul suo futuro politico?

“Guardi, certamente nell’immediato causa il fatto di perdere l’opportunità di portare a termine tutti i progetti che abbiamo realizzato in questi anni. Per la prima volta abbiamo fatto uscire la regione dal disavanzo: il bilancio è il solito sano, a tal punto che Fitch, una delle maggiori aziende di certificazione della salute dei bilanci degli stati, ha certificato per due anni consecutivi i conti della regione, a Sardegna con un rating superiore a quello dello Stato italiano. Non è una cosa banale”.

Continua: “L’Istituto Tagliacarne ha pubblicato qualche settimana fa lo studio sull’andamento del reddito medio pro capite nelle regioni nei 5 anni di mio governo la Sardegna ha avuto un incremento del 10,4% più della Lombardia, più del Lazio. Il terzo miglior risultato in assoluto in Italia. Abbiamo incrementato le entrate, abbiamo messo in campo misure come mai sulle opere di interesse regionale. Quando io sono arrivato la legge finanziaria regionale valeva 8 miliardi. Lascio una regione che ha una finanziaria da 10 miliardi e 200 milioni”.

Era quindi propenso a un secondo mandato. Quali erano i progetti in cantiere per una seconda esperienza alla Presidenza della Regione Sardegna?

“La mia prima intenzione era quella di portare a compimento tutte le riforme e attività iniziate nel primo mandato. Ad esempio il sistema dei trasporti, che spesso non riesce a supportare le potenzialità di sviluppo dell’isola. Lavorare sul diritto di una vera e propria coesione territoriale. Avevo cominciato ad avviare un confronto con l’Unione Europea in tal proposito. Altro punto su cui avrei voluto lavorare è la salute del cittadino, concentrarmi sulla rete ospedaliera. Era già stata stanziata la cifra di 1 miliardo di euro per la realizzazione di 4 nuovi ospedali sul suolo sardo.

Ora ha ritirato la sua candidatura: quali sono i suoi progetti?

La mia è stata una scelta fatta principalmente per correttezza e per senso di responsabilità e che mi hanno indotto a fare un passo indietro e non candidarmi, anche se c’erano tutta una serie di indicatori che mi avevano dato concrete chance di riconferma. Non volevo assolutamente rappresentare un limite per il mio partito, ho messo in secondo piano la mia persona rispetto al progetto polito”.

Infine: “Adesso cercherò di dimostrare in tutte le sedi la mia totale estraneità ai fatti e la mia assoluta specchiata condotta e recupererò del tempo per dedicarmi al partito”.

Una strada decisamente in salita e che lo vede protagonista di accuse davvero schiaccianti: è indagato con l’accusa di concorso in corruzione e concorso in riciclaggio.

Ultimo Aggiornamento: 20/01/2024 17:01