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Finisce in carcere per un anno e mezzo, ma era un errore: scambiato per suo fratello

Pubblicato: 25/01/2024 12:51

Ivan Petrelli, un 45enne di Carmiano, in provincia di Lecce, dopo aver trascorso un anno e mezzo tra carcere e arresti domiciliari per un crimine che non ha commesso, ora chiede allo Stato un sostanzioso risarcimento. La sua vicenda, un errore giudiziario che ha profondamente sconvolto la sua vita e quella della sua famiglia, potrebbe concludersi con un risarcimento di 300mila euro.

La storia di Petrelli è emblematica: una sera del settembre 2018, due uomini furono brutalmente aggrediti nelle campagne di Carmiano. Il gruppo di sei persone, responsabile del pestaggio, agì per vendicare un furto in casa di uno di loro, esigendo poi 8mila euro come “risarcimento”. Tra i sospettati e destinatari delle ordinanze di custodia cautelare c’era Ivan Petrelli, confuso ingiustamente con suo fratello Mimmo, che invece aveva partecipato all’aggressione.

La condanna di Petrelli si basò inizialmente sulle dichiarazioni di una delle vittime. Nonostante il suo silenzio iniziale, quando si dichiarò innocente sei mesi dopo, la sua affermazione fu considerata inattendibile. Tuttavia, le perizie sui gps della sua auto e del suo cellulare dimostrarono che non era presente sul luogo del pestaggio il giorno dell’accaduto. In seguito, si aggiunsero all’indagine l’autodenuncia del fratello Mimmo, le dichiarazioni degli altri indagati e la testimonianza della moglie di una delle vittime, che negò la presenza di Petrelli tra gli aggressori.

Nonostante il Tribunale del Riesame avesse restituito la libertà a Petrelli nel gennaio 2020, solo un mese dopo arrivò una sentenza di condanna a 11 anni dalla Corte d’Assise. Fortunatamente, questa sentenza fu poi ribaltata in Appello, restituendo a Petrelli la sua innocenza.

La richiesta di risarcimento presentata da Ivan Petrelli è una risposta alla sofferenza e al tempo perduto a causa di un errore giudiziario. Il caso solleva importanti questioni sulla giustizia e sull’impatto degli errori giudiziari sulle vite delle persone. Mentre un risarcimento in denaro non può restituire il tempo perduto, rappresenta un riconoscimento formale dell’ingiustizia subita e un passo verso la riparazione del danno.