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Paula Onofrei morta dopo aver atteso per quasi 3 ore un’ambulanza, la famiglia: “Si poteva salvare”

Pubblicato: 25/01/2024 18:07

Va in ospedale con fortissimi dolori di stomaco, viene rimandata a casa con degli antidolorifici e due giorni dopo muore nel letto di casa sua, uccisa da uno choc settico causato da un’ulcera duodenale perforante e da una peritonite. Muore così Paula, una bellissima ragazza di 29 anni, di Roma. A raccontare l’epilogo della triste vicenda è la sorella, Rebecca.

“È passato un anno e mezzo e io sono ancora bloccata a quel giorno, non è cambiato nulla”. Rebecca ripercorre quel terribile pomeriggio del 23 luglio 2022: “Non sento più mani e piedi” le dice Paula, così lei chiama i soccorsi. In totale Rebecca effettua quattro telefonate, chiedendo aiuto in modo sempre più disperato mentre le condizioni di Paula peggiorano. I sanitari arrivano a casa della famiglia Onofrei, nel quartiere Casalotti alla periferia di Roma, quando ormai non c’è più nulla da fare.

Il decesso di Paula viene dichiarato alle 17.14. La prima telefonata della sorella risale alle 13.03.  “Nessuno ha detto a Rebecca che non c’erano ambulanze disponibili – continua a ripetere l’avvocato della famiglia Onofrei Aurelio Padovani – anzi al contrario, durante ogni telefonata, l’operatore ripeteva stiamo arrivando. La ragazza, ricordiamo di appena 18 anni e senza patente, si è fidata”.
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Ora la Procura chiede l’archiviazione

A un anno e mezzo dalla morte di Paula, il pm Attilio Pisani ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale, “escludendo la sussistenza di condotte professionali censurabili, che possano essere considerate causalmente efficienti nel determinismo del decesso”. La famiglia Onofrei ha contestato questa decisione, sostenendo che non è possibile stabilire con certezza che Paula non si sarebbe potuta salvare con un intervento tempestivo.

Come fanno a stabilire con certezza che lei non si sarebbe salvata con un’intervento tempestivo? – ripete Artemiza, la mamma di Paula – ci sono tre ospedali a solo 10-15 km di distanza da casa nostra. Lei sarebbe potuta arrivare in ospedale nel giro di neanche mezz’ora, quando ancora le sue condizioni non erano così gravi. Perché chi indaga vuole archiviare tutto?”.

La famiglia ha presentato un’opposizione alla richiesta d’archiviazione, sottolineando tre punti fondamentali: la mancanza di comunicazione a Rebecca sulla disponibilità delle ambulanze, la domanda su dove si trovassero i mezzi di soccorso quel giorno e l’assenza di esempi o precedenti clinici che supportino la tesi dei consulenti della procura. Le indagini sono ancora in corso.
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