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Sessismo e body shaming all’Accademia militare di Modena: indagato un ufficiale

Pubblicato: 25/01/2024 09:31

La procura di Modena ha indagato un ufficiale dell’Accademia militare per violenza privata, molestie e abuso di autorità. Secondo l’accusa avrebbe sottoposto alcuni palafrenieri delle scuderie, sia donne che uomini, ad atti punitivi e umilianti.

I fatti risalgono a due anni fa e la magistratura ordinaria si è attivata su segnalazione di quella militare di Verona, che procede in parallelo. L’ufficiale avrebbe anche usato frasi sessiste e sarebbe stato protagonista di episodi di body shaming: è ancora operativo, ma è stato trasferito ad altra mansione.

Le frasi sessiste e il body shaming

“Devi dimagrire… ti faccio dimagrire io… se non monti a cavallo non dimagrirai mai». «Se voglio una persona la faccio impazzire fino al congedo, se voglio la distruggo attaccandomi al collo senza dargli respiro, sarei capace di inventarmi qualsiasi cosa sul suo conto, anche personale, pur di distruggere lui e la sua famiglia…». Il colonnello ne aveva per tutti, soldati e soldatesse. Fino al malcapitato caporal maggiore che durante un’adunata di graduati e sottufficiali se l’è trovato di fronte urlante: «Tu mi stai sul c…». Questo il tenore delle vessazioni cui l’ufficiale avrebbe sottoposto soldati e soldatesse. Ma c’era una preferita, V.: «Ti tengo al maneggio per rifarmi gli occhi… mi sto sentendo con una delle tue parti, ma voi giù siete calde vero? Mamma mia come siete calde!… Come scopi bene con quella scopa». La più denigrata era D.: «Sei grassa, goffa e incapace». Un sergente non ne poteva più: «Quando chiedo di uscire all’orario di fine lavoro lui mi dice che gli ho rotto i c… perché sono un sindacalista. Una volta, siccome stavo troppo in laboratorio di mascalcia mi ha detto che mi trasferiva a Grosseto”». Trasferimento che dice di aver temuto anche una soldatessa, con la quale si infuriava spesso: «Che c… ti ho messo a fare lì? Una c… di cosa dovevi fare e non sai fare neanche quella».

Le accuse al comandante del Centro ippico militare

Abuso di autorità con minacce e ingiurie, violenza privata, stalking sono le accuse nei confronti del comandante del Centro ippico militare (Cim) dell’Accademia di Modena, Giampaolo Cati, 45 anni, ufficiale senza macchia e pluridecorato. Undici i militari che l’hanno denunciato: quattro donne e sette uomini, fra soldati semplici, sergenti e caporali, tutti naturalmente suoi sottoposti, tutti in servizio al Cim. Maniscalchi, piantoni, palafrenieri, l’infermiera dei cavalli.
Nel dicembre del 2021 hanno deciso di raccontare la vita difficile nel Centro al comandante dell’Accademia, il generale Davide Scalabrin. Il quale ha girato le testimonianze ai magistrati della Procura ordinaria di Modena e della Procura militare di Verona. La Procura, adesso, ha chiuso l’indagine depositando l’avviso di conclusione, nel quale vengono riportati gli atteggiamenti aggressivi, le umiliazioni, le battute sessiste, le molestie e le minacce denunciate dai militari. «Molestava continuamente il personale femminile con battute a sfondo sessuale, commenti sull’aspetto fisico – riporta il Corriere – Le vessava ordinando spesso di lavare i genitali dei cavalli come atto punitivo…». L’elenco del pm Francesca Graziano è lungo: «Li costringeva a orari superiori agli obblighi, negava i permessi, non concedeva riposi… ripicche, minacce di ostacolare la carriera abbassando le note caratteristiche… Urlava, tirava pugni, calci contro porte e arredi».

L’ufficiale respinge le accuse

Il tenente colonnello Cati, rimasto in Accademia ma in altro ruolo, respinge le accuse: «Non ho abusato del mio potere». Lo difende l’avvocato Guido Sola: «Il mio cliente si è sempre speso per i suoi soldati, ha un profondo rispetto per l’Istituzione e ha dato vita con il centro ippico a importantissimi service territoriali in favore di associazioni di volontariato».

Ultimo Aggiornamento: 25/01/2024 09:33