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Aja, nessuna richiesta di stop ai combattimenti ma “impedire genocidio”

Pubblicato: 26/01/2024 18:16

La presidente della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, Joan Donoghue, ha recentemente fatto una dichiarazione significativa in merito al conflitto tra Israele e Palestina. Durante un’udienza, leggendo le decisioni riguardanti un ricorso presentato dal Sudafrica a fine dicembre, la Corte ha riconosciuto di avere giurisdizione sulla questione e ha richiesto a Israele di adottare tutte le misure necessarie per impedire atti di genocidio nei confronti dei palestinesi a Gaza. Inoltre, ha sollecitato misure immediate per migliorare le condizioni umanitarie nell’enclave.

Donoghue: “Impedire atti di genocidio”

Le parole lette da Joan Donoghuesono chiare: “Israele adotti tutte le misure in suo potere per impedire atti di genocidio a danno dei palestinesi di Gaza e prenda immediate ed efficaci misure per migliorare le condizioni umanitarie nell’enclave garantendo accesso agli aiuti umanitari e ad altri servizi di base”. Questo intervento, che non include il cessate il fuoco chiesto da Pretoria, mira comunque a proteggere i civili palestinesi e a consentire l’accesso a forniture di base e ad assistenza sanitaria. La Corte ha anche evidenziato la necessità di prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico al genocidio dei palestinesi.

Le misure cautelari, pur non ponendo fine alle operazioni militari, rappresentano un passo importante verso il rispetto dei diritti umani e la protezione dei civili. Israele è stato invitato a tornare a L’Aia fra un mese per dimostrare che le richieste avanzate sono state ascoltate e che sta attivamente lavorando per impedire un genocidio.

La decisione della Corte, presa in tempi straordinariamente rapidi, è stata influenzata dall’urgenza della situazione a Gaza e dalla scadenza del mandato di cinque giudici. Sebbene non si sia pronunciata sull’accusa di genocidio, la Corte ha affermato la propria giurisdizione, un elemento fondamentale nel contesto internazionale.

Il governo sudafricano ha accolto con favore l’ordinanza, definendola una “vittoria decisiva”, mentre il ministro degli Esteri palestinese, Riyadh Maliki, ha espresso apprezzamento per la decisione, sottolineando che rompe la “radicata cultura israeliana di criminalità e impunità”.

Da parte sua, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito l’impegno di Israele a difendersi nel rispetto del diritto internazionale, sostenendo di condurre una “guerra giusta come nessun’altra”.

Ultimo Aggiornamento: 26/01/2024 18:30