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Armiamoci, si parte: perché l’Italia si sta dotando di nuovi carri armati

Pubblicato: 22/02/2024 13:49

Armiamoci, si parte. Non c’è spazio per l’ironia di fronte al voto della Commissione Difesa della Camera dei deputati, che ieri l’altro ha approvato l’acquisto di 272 carri armati tedeschi Leopard, per una spesa complessiva di 8 miliardi e 246 milioni di euro. Il programma per avere i Leopard 2A8, questo il modello scelto che costa 30 milioni di euro chiavi in mano, si articolerà in 14 anni (fino al 2037). In un primo step (2024-2026) si procederà con la preparazione e nella seconda (2027-2037) si passerà all’acquisizione di 132 tank con la bandierina italiana. Andranno a formare due reggimenti carri, oltre ad altri 140 per piattaforme corazzate (obiettivo massimo) da destinare alle unità delle brigate pesanti, medie e leggere, ai reggimenti del Genio, quelli logistici dell’Esercito e agli istituti di formazione.
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“Si tratta di un voto molto importante – ha detto il presidente della Commissione difesa, il leghista siciliano Nino Minardo – perché consentirà l’avvio di un programma pluriennale di rinnovamento della componente corazzata dell’Esercito, necessario per l’obsolescenza cui stanno andando incontro i sistemi ora in linea e i nuovi requisiti della Nato, visti i recenti sviluppi dello scenario internazionale”. Insomma, le guerre in corso (Ucraina e Medio oriente, ma non solo) e il futuro della Nato dopo le “sparate” di Trump, candidato alla presidenza Usa, spingono la corsa al riarmo soprattutto nei Paesi europei.

Minardo sottolinea poi che “non è trascurabile l’impatto positivo che l’operazione potrebbe avere sulle imprese italiane, creando un indotto legato alla crescita tecnologica e alle competenze che consentirebbe una delocalizzazione della produzione di parti e sottosistemi, utile ad alimentare richieste di manodopera”. Tutti i 272 mezzi corazzati, inclusi i 140 carri recupero, getta-ponte e per il Genio, verranno prodotti negli stabilimenti Leonardo di La Spezia (ex Oto Melara) adottando sistemi elettronici di produzione nazionale. Alcune componenti tecniche sono frutto dell’esperienza italiana negli armamenti, come i sistemi di puntamento.
Considerazioni che non hanno ammorbidito le opposizioni in parlamento, tanto più che nello stesso giorno il Senato ha approvato nuove norme sul controllo dell’import-export e transito di materiali di armamento. Come ha scritto Alessia Guerriero su Avvenire, Pd, M5S e Avs puntano il dito sulla mancanza di trasparenza e controlli. “Si introducono elementi di opacità per cui le banche potranno evitare di essere trasparenti”, ha detto il senatore dem Graziano Delrio. La replica (“Una pace disarmata non esiste”) è arrivata da Forza Italia con Pierantonio Zanettin. Per Nicola Fratoianni di Sinistra italiana è una “decisione immorale spendere 8 miliardi così e poi mancano i fondi in sanità, col governo che proroga di due anni la sostituizione di tremila apparecchi di diagnosi sanitaria”. Di “vergogna nazionale” ha parlato Angelo Bonelli di Europa Verde.

Il tank sviluppato in Germania da Krauss Maffei Wegnman e Rheinmetall, andrà a sostituire nell’esercito italiano gli ormai superati carri Ariete C2, con i primi nati negli anni ’80 ed entrati in servizio tra il 1995 e il 2002. Come rilevano di esteri di armamenti, c’è una forte criticità per lo stato di abbandono dei reparti corazzati. In Italia i mezzi pesanti oggi disponibili sarebbero 150, di cui circa 50 pienamente operativi. Urgenza che spinge il governo Meloni ad accelerare sull’ammodernamento. Ma i programmi per le forze armate hanno bisogno di forti, ingenti investimenti. L’Italia ha poi fissato l’impegno – euroatlantista – di raggiungere il 2% del Pil da destinare alla Difesa. Il voto della commissione della Camera sui carri armati si indirizza verso questo obiettivo, considerati i nuovi scenari aperti da 24 mesi a questa parte.
La guerra in Ucraina può spingere i Paesi della Nato a riconsiderare la loro vulnerabilità di fronte alle minacce di Putin. Senza equivoco appaiono le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella recente audizione alla Camera: “La situazione dell’Ucraina ha cambiato le nostre strategie mettendoci di fronte alla necessità di avere forze armate diverse da quelle che pensavamo di avere. Questo obbliga la Difesa ad avviare un processo di rinnovamento e trasformazione che comporterà scelte che richiedono un sostegno politico e finanziario”. Va ricordato che per Trump chi, tra le nazioni Nato, non arriverà a spendere il 2% del Pil, fissato come spesa minima tra i membri, “non merita di essere difeso in caso di attacco, magari dalla Russia”. Anche altri Paesi europei come Repubblica Ceca, Lituania, Ungheria e Norvegia hanno ordinato i nuovi Leopard.

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Ultimo Aggiornamento: 22/02/2024 16:11