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La Basilicata rappresenta il dramma di oggi: l’assenza della politica dalla politica

Pubblicato: 18/03/2024 16:08
conte schlein

Cosa vuoi più dalla vita? Un Lucano, si potrebbe dire, anche se ormai il centrosinistra li ha contattati quasi tutti per candidarli. La Basilicata, piccola Regione italiana, può essere l’archetipo per sostanzializzare l’assenza di politica che oggi c’è in Italia. La Regione è piccola, si va coast to coast in poco più di un’ora, è abbastanza omogenea, dovrebbe essere il territorio perfetto per immaginare un laboratorio politico di sperimentazione. Invece nulla, si va avanti con uno schema bipolare, senza civismo, che pur si era affacciato alla porta delle elezioni. Da un lato PD e 5stelle che hanno giocato ad eliminarsi i candidati, per questo stupido schema in cui si deve capire chi comanda in quel fronte, nel duello Schlein/Conte, per ipotetiche dimensioni nazionali. Quando arriveranno quelle consultazioni probabilmente non ci sarà più nessuno dei due, continuando così.

Dall’altro, dopo la sconfitta in Sardegna, si riproduce il mantra squadra che vince non si cambia, anche Se Bardi finora non ha fatto granché. C’era con la candidatura di Chiorazzo, che nei sondaggi con il suo movimento aveva il 15%, la possibilità di insinuare un terzo polo, un’altra visione della realtà, rispetto alle stantìe, e spesso sterili, visioni centralistiche romane. Ma alla fine sia Renzi, che fin da subito non voleva andare con la coppia perdente, che Calenda si sono accodati a Bardi – anche se tentando di distinguersi dal centrodestra. Perché?

Poca politica: si punta all’orticello

Perché politica non se ne fa più: i dirigenti locali dei partiti non hanno una visione politica, se non quella di vincere, a qualunque costo, per prendersi un pezzettino di potere regionale. Un assessorato, un ospedale. Poteva Pittella stare fuori per la seconda volta da una giunta, dopo essere stato presidente della Regione in quota PD? No, a meno di perdere tutti gli amici in politica. Il problema è quello: non cosa fare, ma come garantire gli amici se si è fuori dal gioco del potere. Nessuno rischia più di fare opposizione per le proprie idee, tranne Schlein e Conte che sembrano, seppur spesso divisi, di trovarsi di lusso all’opposizione a tavolino, se no perché dovevano rifiutare la candidatura di uno che di suo gli portava il 15% dell’elettorato? Stare all’opposizione senza nemmeno una visione comune di alternativa è la scelta della coppia regina, ma andare con Bardi non è una grande idea nemmeno per Renzi e Calenda. Ma se fai delle scelte alla Soru, che comunque è una scelta politica, che vuole tempo per esprimersi, non trovi nemmeno più i candidati alle elezioni. Nessuno vuole più fare testimonianza, si preferisce l’enalotto del carro del vincitore, anche se poi non si conta una mazza lo stesso, e avanti un altro. Tutto questo è l’immagine plastica dell’assenza della politica, del coraggio di fare scelte controcorrente, anche in una piccola Regione, che nulla sposta sul dato nazionale, se non nel senso di sperimentazione. Addio politica, senza Speranza. In tutti i sensi.