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Andrea morto a 14 anni mentre si allena in canoa: “Errori nei soccorsi”

Pubblicato: 24/03/2024 15:53

Sono undici gli indagati per la morte del giovane Andrea Demattei, il 14enne rimasto incastrato con la canoa sotto un ponte del fiume Entella, a Chiavari, mentre si allenava insieme ad altri tre compagni e deceduto quattro giorni dopo per le conseguenze dell’ipotermia all’ospedale Gaslini di Genova. A oltre un anno dalla tragedia il sostituto procuratore Francesco Cardona ha chiuso le indagini.

L’inchiesta della Procura

Fra gli accusati di omicidio colposo, ci sono i due istruttori che erano con Andrea quel gelido pomeriggio di gennaio e decisero di far risalire agli allievi della Shock Waves Sport di Sestri levante la foce del fiume Entella, nonostante la forte corrente e la presenza di un grosso tronco sotto una delle campate. Uno degli istruttori aveva anche mostrato al 14enne come manovrare in sicurezza per evitare il tronco, ma il giovanissimo canoista ha probabilmente compiuto un errore ed è rimasto incastrato. Uno di loro è rimasto oltre mezz’ora accanto al ragazzo per evitare che finisse sott’acqua. Ma ad essere sotto accusa è soprattutto la catena dei soccorsi che, secondo la Procura, come avevano denunciato fin dall’inizio i famigliari del ragazzo, non ha funzionato.

“Intervento in ritardo”

«Intervento in ritardo» e «manovre di salvataggio scorrette» scrive il pm Cardona. Per la Procura nessuna fase di quell’intervento è stata gestita correttamente. A ricevere l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sono stati ben nove vigili del fuoco. Sotto accusa due vigili del fuoco della centrale operativa di Genova, quattro di Chiavari tra cui il caposquadra, due sommozzatori e anche un caposquadra del nucleo Saf, il soccorso speleofluviale.

Gli errori dei vigili del fuoco

Tra gli errori imputati, quello di non aver adeguatamente considerato le indicazioni dell’istruttore che era rimasto a lungo in acqua a cercare di tenere sollevata la testa del 14enne, «circa la posizione di incastro della canoa e l’opportunità di tentare una trazione con funi della stessa». Avrebbero potuto utilizzare l’autoscala, scrive il pm «che sarebbe potuta servire per facilitare grazie alle funi l’estrazione del ragazzo dalla canoa». Autoscala che verrà utilizzata invece per sollevare l’istruttore, che già era stato fatto uscire dall’acqua e «non era in immediato pericolo di vita», perdendo così tempo prezioso mentre Andrea Demattei aveva cominciato a vomitare a causa dell’ipotermia, prima di perdere i sensi per essere rimasto nell’acqua gelida per oltre un’ora. (Continua a leggere dopo la foto)

I sommozzatori genovesi sono invece sotto accusa per le manovre sbagliate compiute per cercare di tirar fuori il ragazzo dalla canoa «traendolo verso l’alto ed in senso contrario a quello di ingresso nel pozzetto della canoa, senza adottare le tecniche, pur codificate nel manuale operativo dei sommozzatori dei VV.FF. (come il salvamento con soccorritore con doppia sagola – tirolese, ovvero soccorritore vincolato posteriormente allo sgancio rapido con due funi tenute da due assistenti posti sulle due sponde) – scrive la procura – che avrebbero agevolato il disincagliamento della canoa con l’ausilio del personale di terra li disponibile e presente, al quale avrebbero dovuto fornire indicazioni operative, coordinandone gli interventi».

Tutti gli indagati ora hanno 20 giorni per presentare memorie difensive o spontanee dichiarazioni o per chiedere di essere interrogati dal pm. Appresa la notizia il Comando dei vigili del fuoco in una nota rinnova «il sentimento di vicinanza alla famiglia del giovane Andrea Demattei, colpita dal grave lutto nel gennaio 2023» ed «esprime fiducia incondizionata nell’operato della magistratura per l’accertamento di eventuali responsabilità dei soccorritori». «Nel contempo – conclude la nota – i vigili del fuoco continueranno a garantire la complessa e incessante opera di soccorso tecnico per la salvaguardia della popolazione genovese, dando il massimo come hanno sempre fatto».