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Smart working, da oggi cambia tutto. Ecco le nuove regole

Pubblicato: 01/04/2024 17:29

E’ stata la novità positiva, forse l’unica, introdotta con la pandemia da Covid 19. Da ieri, o meglio da oggi visto il 1° aprile di Pasquetta, lo smart working per milioni di italiani diventa un (piacevole?) ricordo. Secondo l’Osservatorio sulla materia del Politecnico di Milano nel 2023 sono stati oltre 3,5 milioni i lavoratori da remoto in Italia, in crescita rispetto al 2022 e in aumento del 541% rispetto alla fase pre-Covid. Un incremento registrato soprattutto nelle grandi aziende, dove quasi un lavoratore su due lavora “agilmente” almeno un giorno alla settimana.

Da ieri sono quindi finite le proroghe che regolavano il lavoro agile nel nostro Paese, secondo il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 che faceva fronte all’emergenza da Covid prevedendo il diritto allo smart working per alcune categorie. Le deroghe introdotte durante il Covid, che riguardavano soggetti fragili e genitori con figli sotto i 14 anni (a carico), cessano di essere valide. Sul lavoro da remoto, magari anche dalla propria seconda casa al mare o in montagna, valgono da oggi soltanto gli accordi aziendali. Lo smart working potrà essere effettuato se sussisterà un accordo individuale tra singolo lavoratore e azienda. Al lavoro remoto avevano detto addio da tempo i dipendenti pubblici, la cui procedura agevolata era stata cassata lo scorso 31 dicembre.

A oggi dal governo non è prevista una misura per regolamentare questa modalità. La materia torna a essere soggetta all’articolo 19 della legge n. 81/2017 che rimanda per l’appunto a un “accordo aziendale su durata, modalità e luoghi adatti per lo svolgimento del lavoro non in azienda”. In presenza di questo accordo le imprese del settore privato dovranno comunicare al ministero del Lavoro l’inizio del periodo di smart working. Ci sono alcune categorie a cui la legge 81/2017 assegna priorità per gestire le richieste: lavoratori con figli fino a 12 anni; con figli in condizioni di disabilità; lavoratori over-65. Una novità introdotta poche settimane fa con il cosiddetto “Decreto anziani”.

La fine del lavoro in modalità smart, secondo alcuni, potrebbe rappresentare un trauma per milioni di italiani, costretti a tornare tutti insieme in ufficio o in fabbrica. Non è un caso che sulla novità sia stato interpellato David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. “Io credo che non si deve generalizzare sull’uso dello smart working: ci sarà chi subirà questa decisione e altri invece che vivranno meglio il ritorno totale in presenza. Il tema non deve essere liquidato come un tema di emergenza, ma dovrebbe far parte di una riorganizzazione complessiva, tenendo conto delle esigenze di lavoratori e imprese. Diciamo che l’optimum è una forma mista, in presenza e in remoto”.

Per gli psicologi, “da quello che abbiamo potuto osservare, mantenere un certo livello di presenza all’interno dei contesti lavorativi è un fatto importante. Ma non c’è una risposta netta alla domanda ‘meglio smart working o tutti in ufficio?’. Si dovrebbe tener conto – aggiunge Lazzari – che oggi il lavoro da remoto deve essere una opzione offerta al lavoratore. Si può pensare a metà giorni in presenza e l’altra meta a casa”. 

Ma intanto sul tema presenza al lavoro spunta un argomento correlato: il riconoscimento facciale non può essere utilizzato per controllare la presenza sul posto di lavoro. Perché è illegale. Lo dice il Garante della privacy (Garante privacy – newsletter), che ha multato cinque società per 70mila, 20mila, 6mila, 5mila e 2mila euro, per aver raccolto e trattato illecitamente i dati biometrici dei propri lavoratori. Ma sul tema, molto delicato, non esistono leggi o regolamenti e l’Autorità lo ha ribadito. Il Garante era intervenuto per i reclami presentati da diversi dipendenti di cinque società impegnate, a vario titolo, nello stesso sito di smaltimento dei rifiuti.

Dopo gli accertamenti dell’Authority e della Guardia di finanza è stato stabilito che non si può rendere obbligatorio, per l’accesso al sito di lavoro, l’uso di un rilevatore biometrico (rilevamento facciale). Lo stesso sistema era stato installato in altre nove sedi dove era operativa la società capogruppo con l’obiettivo di rilevare le presenze. “Le aziende, ad avviso del Garante, avrebbero dovuto più opportunamente utilizzare sistemi meno invasivi per controllare la presenza dei propri dipendenti e collaboratori sul luogo di lavoro (come ad esempio il badge). Oltre al pagamento delle sanzioni il Garante ha ordinato la cancellazione dei dati raccolti illecitamente”.

Ultimo Aggiornamento: 01/04/2024 17:58