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Morte Dora Lagreca, ipotesi suicidio scartata: “Caduta in verticale, senza slancio”

Pubblicato: 04/04/2024 18:21

Dora Lagreca, la 30enne di Montesano sulla Marcellana (in provincia di Salerno) morta il 9 ottobre del 2021 a Potenza dopo essere precipitata dalla mansarda della casa in cui viveva col fidanzato, non si sarebbe suicidata. A sostenerlo sono i legali della famiglia Lagreca, che si erano opposti all’archiviazione del caso avanzata dalla Procura. Opposizione che ha avuto effetto: il Gip del Tribunale di Potenza ha disposto infatti due settimane fa indagini integrative respingendo l’archiviazione dell’inchiesta.

Antonio Capasso, fidanzato della vittima ha parlato di un litigio in seguito al quale la donna si sarebbe lanciata dal quarto piano dell’abitazione di via Di Giuria. Il fidanzato è finito indagato con l’accusa di istigazione al suicidio. Ma continua a esserci qualcosa che non torna, in particolare per quanto riguarda la posizione della donna durante la caduta.
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Tutti i dubbi sulla morte di Dora

Secondo la tesi della famiglia Lagreca la ragazza sarebbe caduta dal balcone della mansarda “a candela”, ovvero dritta, col corpo in posizione verticale. Circostanza che attesterebbe come la 30enne Dora non sai sarebbe data slancio nella caduta, dunque escludendo così l’ipotesi del suicidio. “Il gip ha disposto due consulenze, una fisico balistica e una medico legale – spiega l’avvocato Revivaldo Lagreca al Corriere del Mezzogiorno– noi speriamo che il pm le svolga in incidente probatorio in modo da consentire ai nostri consulenti e a quelli dell’indagato di essere presenti. Soprattutto perché ci sono questi ulteriori elementi importanti da tener conto”.

“I rilievi scientifici della polizia e dei carabinieri hanno confermato che è avvenuta in modalità a candela – aggiunge l’avvocato – significa che non c’è stato slancio, non c’è stato distacco dal fabbricato ma è caduta in maniera dritta”. Un altro elemento che non convince è stato rilevato dai Ris, i quali si sono resi conto che la caduta è avvenuta con il viso rivolto al palazzo, in contrasto dunque con quanto sostiene la polizia. 

Sono tanti gli elementi che fanno traballare la posizione di Antonio Capasso, il fidanzato della vittima. A quelli già messi in evidenza si aggiunge anche la presenza di alcuni segni sul corpo della donna non riconducibili alla caduta. “L’unica persona che può chiarire tutto ed è testimone di quei momenti è l’indagato – conclude l’avvocato Lagreca -. I familiari, invece, hanno diritto di sapere cosa è successo. Ora confidiamo in questa fase ulteriore dell’inchiesta. Le indagini sono state fatte finora, ma si è partiti con l’idea che fosse suicidio. E anche l’imputazione provvisoria dell’indagato di istigazione al suicidio non la condividiamo”.
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