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Gaza, il dolore di una madre che ha perso la figlia: “Morta in auto tra i cadaveri, sotto i colpi dei tank israeliani”

Pubblicato: 10/04/2024 07:59
gaza madre figlia

Una storia terribile, una delle tante che purtroppo continuano a susseguirsi sui giornali da quando sono riesplose le violenze nell’area della Striscia di Gaza. Una testimonianza troppo dolorosa per sembrare vera, quella di Wissam Hamadah, donna palestinese che ha raccontato a Repubblica la morte della figlia Hannud, che non è riuscita a proteggere dagli orrori della guerra: “Quando me l’hanno uccisa, Hannud aveva fame. Ero al telefono con lei. Per distrarla dal sangue e dagli spari le dicevo di mangiare i biscotti di sesamo, gliene avevo messi cinque in una borsetta rossa. Le piaceva tanto quella borsetta, la usava per giocare a fare la mamma. Ma Hannud era incastrata sotto al sedile posteriore della macchina e tra lei e la borsetta c’era il cadavere di sua cugina”.

Gaza, il dolore di una madre che ha perso la figlia

Hannud aveva cinque anni e mezzo, ne avrebbe fatti sei a maggio, come poteva sollevare quel peso? I carri armati si avvicinavano e il sole tramontava. I soldati israeliani hanno colpito la macchina. A bordo sei cadaveri e mia figlia che mi supplicava, mamma perché non vieni a prendermi, mamma ho paura, mamma mi fa male il braccio… È morta a stomaco vuoto, la mia Hannud. Non sono riuscita nemmeno a darle i biscotti”. La donna ha poi aggiunto: “Hannud aveva fame perché prima di partire con la famiglia di mio fratello Bashar non aveva pranzato. Era il giorno stabilito per l’evacuazione, ma l’esercito bombardava lo stesso. Non c’era tempo, faceva freddo e pioveva. Vivevamo a Tal al-Hawa, quartiere ovest di Gaza City, era troppo pericoloso rimanere lì”.

“Volevamo spostarci all’ospedale battista – ha concluso Wissam Hamadah – La notte prima esplodevano i missili e Hannud è venuta a dormire con me. Mamma non mi lasciare mai, promettimelo… Voleva essere abbracciata. Saremmo dovute andare insieme. La mattina il bombardamento si è intensificato e nel caos lei è salita sulla macchina di Bashar. Sulla Kia erano in sette: due adulti, cinque bambini, tra cui Hannud e sua cugina Layan, che aveva 15 anni. Nel frattempo sparavano contro casa, mi sono nascosta al secondo piano con mio figlio Yahd, ferito alla testa da una scheggia. Dal balcone ho visto la Kia partire lungo una strada secondaria. Si è dovuta fermare quasi subito, vicino al distributore di benzina. C’erano i carri armati. E la macchina è stata colpita da un mezzo militare israeliano”.

Wissam ha chiamato più volte il fratello al telefono. A un certo punto ha risposto la figlia Hannud: “Singhiozzava, mi ha detto che il viso di Layan era sporco di sangue. Tutti morti tranne lei. Le ho spiegato che i cugini e gli zii si erano solo assopiti. Hannud era incastrata tra i corpi. Stai nascosta Hannud, non ti far vedere… Non riuscivo a calmarla, piangeva troppo. Mamma, i carri armati si avvicinavano… Pregavo Allah che la proteggesse. Abbiamo recitato il Corano insieme. Recitavo i primi versi, lei li ripeteva. Mamma, però dopo la preghiera vieni a prendermi perché è buio… mi ricordo le sue parole. Chiudi gli occhi, Hannud, così il buio si trasforma in un bel sogno… I nervi mi hanno ceduto. Impazzisco se penso a cosa ha dovuto provare”.

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Ultimo Aggiornamento: 10/04/2024 08:45